The French Dispatch

Il cinema di Wes Anderson ci è sempre piaciuto ma quasi mai ci siamo strappati i capelli di fronte ad un suo film: vuoi per quel retrogusto spesso stucchevole, vuoi per l’involontario clamore hipster che ha accompagnato la sua carriera e che ha finito spesso per farci guardare a lui con un po’ di supponenza (sbagliando, tra l’altro, quasi sempre). Il suo nuovo film è uno dei più sinceri, difficili e belli che abbia mai realizzato. E’ inutile perdere tempo a parlare delle tematiche di The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun (questo il titolo per esteso), pur avendo un punto di partenza brillantemente scaltro e cinefilo: ciò che (da sempre?) ci interessa nel cinema di Wes Anderson è la messa in scena e la capacità di creare i suoi mondi a cavallo tra realtà e fantasia.

E The French Dispatch è Wes Anderson all’ennesima potenza, un concentrato folle, raffinato e a tratti isterico (prova ad essere anche romantico ma a risultati alterni) di quadri in movimento, scenette meccaniche tra il presepe vivente e lo slapstick, con una presenza fissa di cinema francese, che sia Godard o Chomet. Wes Anderson è sempre chirurgico e maniacale nella costruzione delle immagini, ma per la prima volta la sua fissa per gli ingranaggi e i dipinti perfetti sembra quasi sfuggirgli dalle mani andando verso un oscuro caos. Ed è questo che ci ha affascinato di più di TFD: meno cazzate da tumblr, meno colori fastidiosi, meno strizzate d’occhio al pubblico e più passione, più fuoco, più amore per l’arte (vedi l’episodio con Benicio del Toro).

Non esiste oggi al mondo un autore come Wes Anderson: queste cose, così bene, può farle solo lui. E ciò che rincuora è vedere che le potenzialità per il suo cinema sono ancora infinite: il nostro sogno è vederlo impazzire e trasformarsi in una sorta di Bosch del cinema, abbandonando buoni sentimenti e favolette per trascinarci all’inferno. Pensate cosa potrebbe venire fuori (e piccoli flash di questo cinema ci sono in The French Dispatch). Siccome bisogna dare un voto, noi a questo film diamo un bel DISTINTO, perdonandogli anche l’uso dell’attore più insopportabile su piazza, oscurato e umiliato dalla presenza non solo di una come sempre perfetta Francesc McDormand ma anche della giovane Lyna Khoudri, per l’occasione vestita come la Rana Pazza delle suonerie. Andate al cinema, merita.

p.s.: c’è anche Léa Seydoux nuda!!11!!


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