Concorto Film Festival 2020 – day 6

Giovedì, ed è già weekend. Sì, perché Concorto ha deciso di anticipare i tempi e ieri sera a Parco Raggio ha messo in piedi una delle più belle serate dell’intera edizione 2020. I motivi sono semplici: alcuni dei più interessanti film del concorso, il bellissimo Electric Swan di Konstantina Kotzamani (presentato alla Biennale l’anno scorso) e il live acustico di Any Other. Ed è stato proprio lo show della cantautrice ad incantare il pubblico, con un set davvero emozionante (avesse fatto schifo ve l’avremmo detto, fidatevi) nel quale ha trovato spazio anche un’inaspettata cover di Lost Cause di Beck che ci ha fatto venire gli occhi (semi)lucidi.

Nota culinaria: ho provato le polpette di pane col sugo e sono buone. Nota liquida: ho bevuto un bicchiere di ogni tipo di alcolico presente al parco. Nota triste: non ho preso il gelato e non ho giocato a ping pong. 🙁

Vabbè, recensioni!

ROUTE 3 di Thanasis Neofotistos (Grecia/Bosnia): dopo l’exploit di Patision Avenue Neofotistos torna a Concorto con un film isterico e pieno di tensione. Un ragazzo sale su un bus e inizia a fissare una ragazza che mangia un’arancia. Non si capisce bene cosa stia succedendo ma il bus è affollato, il protagonista ha i nervi a fior di pelle e cerca di raggiungere lentamente la ragazza trovando continui ostacoli sulla sua strada, tra cui il fratellastro logorroico. Un film decisamente strano che non fa venir voglia di prendere i mezzi pubblici. VOTO: 6

HERE IS NOT THERE di Nelson Yeo (Singapore): storia d’amore tragica tra un giovane immigrato cinese a Singapore e un’operaia che lavora in un magazzino. I sogni degli ultimi non si realizzano mai. Di una forza e al tempo stesso una delicatezza unici. Nelson Yeo si conferma come uno dei migliori autori asiatici emergenti. Straordinario. VOTO: 9,5

DAUGHTER di Daria Kashcheeva (Repubblica Ceca): già candidata all’Oscar, l’animazione della Kashcheeva cerca di farci piangere in tutti i modi e va vicino all’obiettivo. Una figlia che non riesce a comunicare i propri sentimenti al padre porterà con sé questo rimpianto per tutta la vita. Non tenetevi dentro ciò che provate per le persone che vi sono vicine, life is short. VOTO: 7

DĺA DE LA MADRE di Ashley Brandon, Dennis Hohne (Stati Uniti): breve doc che segue dei bambinetti chicani che per la festa della mamma fanno una sorpresa alle loro madri presentandosi a casa con banda al seguito per eseguire serenate latine. Carino, dolcino, simpatichino. Però molto ino. VOTO: 6+

PLAYBACK. ENSAYO DE UNA DESPEDIDA di Agustina Comedi (Argentina): la dittatura è appena caduta e a Córdoba un gruppo di travestiti e artisti queer inaugura uno spazio dove realizzano spettacoli e serate. Sembra un sogno, ma durerà poco. Documentario che pesca immagini d’archivio e ci racconta una storia affascinante e, purtroppo, inevitabilmente triste. Ma la gloria di quel che è stato è ancora viva. Bello bello. VOTO: 7,5

CELLE QUI PORTE LA PLUIE di Marianne Métivier (Canada): un padre morente, una figlia che lotta contro fantasmi interiori. Fuori c’è tutto un mondo, ma niente conta se non quattro mura. Poi c’è un maiale gigante. Non un film facile, non un film perfetto, ma un film dalla grande forza suggestiva. VOTO: 6,5

Celle qui porte la pluie

WHITE EYE di Tomer Shushan (Israele): si parte dal furto di una bicicletta, si finisce con una riflessione tragica su immigrazione e pregiudizi. E con uno sguardo non banale su Israele. Il corto di Shushan è un crescendo di tensione ed equivoci, nel quale la giustizia assume connotati sempre più labili e finisce per dissolversi nella spietatezza delle leggi umane. Bello bello. VOTO: 7+

THE LAST CONVERSATION di Lars Vega, Isabelle Björklund  (Svezia): altro padre morente sul letto d’ospedale, ma qui gli svedesi Vega e Björklund mettono in scena una croccante (non avevo ancora usato questo aggettivo, dovevo farlo) commedia grottesca piena di ribaltamenti e dubbi innestati nella testa dello spettatore e del protagonista, figlio che va in visita al padre malato. Non un capolavoro, ma una black comedy che ha qualche freccia interessante al suo arco. VOTO: 6,5

E ora è giunto il momento…l’intervista a caso!

Sono con noi Cristina da Massa e Sam da Genova!

Cristina e Sam.

Partiamo subito dai film in concorso visti stasera. Quale vi è piaciuto di più? Quale di meno?

C: E’ molto difficile rispondere a questa domanda perché ce ne sono stati tanti che mi sono piaciuti, ma dico “Route 3″ per la semplicità ed il modo in cui è girato. E’ un film molto vero, che ti fa sentire come se fossi all’interno di quel tram, molto reale. E anche come affronta il tema della sessualità, senza parole, con quell’arancia toccata e mangiata. E poi l’ho trovato anche claustrofobico. Quello che mi è piaciuto di meno è “Dia De La Madre”, perché non mi ha detto niente, è come se non mi avesse raccontato nulla nella sua brevità.

S: I miei preferiti sono stati “White Eye” e “The Last Conversation”. Due film molto diversi, l’ultimo con la sua comicità è stato una boccata d’ossigeno dopo tanti drammi un po’ pesanti, mentre quello israeliano affronta un bel tema trattato in maniera diversa dal solito, facendo partire tutta la vicenda da un oggetto semplice come una bicicletta. Quello che mi è piaciuto di meno è “Dia De La Madre”, non dico che mi abbia fatto schifo, ma è un po’ fine a se stesso, un po’ inconcludente. 

Parlando invece del festival in generale: cosa vi è piaciuto di Concorto?

C: Mi è piaciuto tutto. Ho mangiato a tutti gli stand e mi sono presa anche il gelato. Non avevo mai preso un batarò, non sapevo cosa fosse, è buonissimo. E’ molto bello che ci siano i truck e ho notato che dietro comunque a molte cose presenti al festival ci sono realtà indipendenti che promuovono qualcosa di bello, come l’acqua ad esempio: è una cosa che mi fa sentire a mio agio. Non cambierei niente del festival, forse aggiungerei qualche stand in più, metterei più cose, ma è già bello così.

S: Anche a me è piaciuto molto, ho trovato tutto professionale, studiato. Anche le grafiche, si vede che c’è un bel lavoro dietro. Spesso con una grafica sbagliata un evento ha delle cadute di stile e si presenta male, qui invece è tutto molto curato. Mi è piaciuto molto l’allestimento con le lampade al Boschetto e poi vabbè, il fatto di poter votare i film.

Per quanto riguarda la location? Vi è piaciuto il parco?

C: In realtà appena arrivi a Pontenure ti sembra di essere un po’ in mezzo al disagio perché non c’è niente, ti chiedi anche come sia possibile che ci possa essere un parco del genere qua in mezzo, invece poi dentro è stupendo. Ecco, secondo me è un peccato che non ci sia un ostello legato al festival qui nelle vicinanze che possa dare la possibilità agli spettatori che vengono da fuori di dormire vicino al parco dopo la serata, perché qui siamo davvero in mezzo al nulla. 

Grazie ragazze. 

Stasera il clou. LA serata. Tanti film in concorso, Deep Night, SUPERNATURE, Paolo Spaccamonti e Stefano Pilia che musicano dal vivo “L’uomo con la macchina da presa” di Dziga Vertov, dj set hipster, sfide a ping pong, zanzare, gelati, Amaro del Capo.

Last call, venite a Concorto.

RISPETTO PER IL GELATAIO.


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