Favolacce

Tra le tante vittime cinematografiche del lockdown, Favolacce è senza dubbio una delle più illustri. Il film dei gemelli del gol Fabio e Damiano D’Innocenzo, dopo aver vinto l’Orso d’argento alla Berlinale per la miglior sceneggiatura, sarebbe dovuto uscire il 16 aprile al cinema. E invece niente, si è dovuto arrendere alla chiusura delle sale e ha debuttato lunedì 11 maggio in VOD sulle maggiori piattaforme streaming italiane. Peccato, perchè un film così bello ed importante per il nostro cinema avrebbe meritato il grande schermo, ma meglio per noi che abbiamo potuto goderci questo gioiellino senza dover aspettare la riapertura delle sale.

I D’Innocenzo tornano a raccontare una Roma periferica e sull’orlo di una crisi di nervi, ma se nel loro debutto le vicende narrate erano ancora legate ad un filone cinematografico che in Italia negli ultimi anni è andato per la maggiore e ha anche un po’ stancato (giovani delle classi popolari che si danno alla criminalità per cercare una via d’uscita) in Favolacce cambia tutto. Per prima cosa, Roma è assente. La città non c’è, è un punto di riferimento ma è lontana, i personaggi si muovono all’interno di una località di campagna fatta di villette a schiera e di costruzioni prefabbricate, un luogo schematico sospeso al di fuori di tutto, quasi una Dogville colorata e in 3D. Secondo: il neo-neorealismo de La terra dell’abbastanza lascia spazio ad una narrazione che tende quasi al fantastico (come da titolo) con quel suo incedere nero e grottesco che ci porta all’interno delle vite di famiglie piccolo borghesi (wannabe) lacerate dall’incomunicabilità e dalle paranoie tipiche del nostro tempo. Le famiglie Placido e Rosa (guidate da degli straordinari Elio Germano e Max Malatesta) vivono di superficialità e dietro ad un’amicizia di facciata fanno a gara a chi riesce ad apparire di più: i 10 sulle pagelline dei figli e una piscina gonfiabile diventano fonte di (finto) orgoglio per chi li mette in mostra e di frustrazione per chi osserva. Tutti vogliono essere meglio degli altri, ma sempre ben attenti ad essere come gli altri. C’è una terza famiglia, quella dei Guerrini (Gabriel Montesi in versione redneck laziale e il piccolo Justin Korovkin), che vive in una casupola fatiscente in mezzo al bosco. Sono i più poveri, i più ignoranti, quelli più ai margini, eppure finiranno per essere i più genuini, i meno corrotti. E si salveranno (forse).

Nel piccolo quartiere c’è però qualcuno che non accetta più di vivere una vita di cartone, psicosi e colori pastello in stile video di Black Hole Sun. Quel qualcuno sono i bambini (o meglio, i regazzini).

Faranno crollare tutto.

Favolacce fa qualcosa che in pochi nel cinema italiano degli ultimi anni hanno fatto: costruisce un percorso per i propri personaggi nel quale va tutto male, malissimo. Sì, ok, abbiamo avuto Lazzaro Felice e pure i già citati film post-Gomorra e post-Suburra, ma mai nessuno ha mostrato tanta crudezza e piacere nello sbattere in faccia allo spettatore le sventure e le tragedie umane dei protagonisti. E’ impossibile non notare l’influenza del cinema di Todd Solondz, vero faro per il film dei D’Innocenzo (restando in Italia viene in mente anche il Reality di Garrone). Il cinismo degli eventi narrati va di pari passo con una fotografia ed un’immagine che in più di un caso strizzano l’occhio al videoclip e ad un certo cinema indie americano (si intravede Sean Baker qua e là, soprattutto quando vengono riprese le scorribande estive dei bambini). C’è anche spazio per il momento cult/drama con canzoncina pop in sottofondo: protagonista è la sboccata e splendidamente burina Ileana D’Ambra, che nel finale si lascia andare ad un pianto isterico mentre intona Sara di Paolo Meneguzzi. E’ il momento più forte e umanamente tragico di tutto il film, il momento nel quale per un istante uno dei personaggi esce dal suo ruolo e si guarda dall’alto, rendendosi conto della miseria in cui ha vissuto fino a quel momento. Grazie fratelli D’Innocenzo per averci fatto piangere su Meneguzzi, ce ne ricorderemo.

I’m not okay with this vita ‘nfame

Ho speso poche parole sui bambini per evitare spoiler, ma se il film funziona è anche merito delle loro ottime interpretazioni e dei loro personaggi, minori ritratti finalmente come persone reali con una psicologia complessa e sfaccettata e non come macchiette standard (il regazzino ricco sensibile e ingenuo, il guappo di strada cattivo, il piccolo guaglione delinquente dal cuore d’oro and so on). Questa è una delle tante barriere che gli autori hanno abbattuto con Favolacce, realizzando un film molto poco italiano e molto internazionale (azzardiamo: se questo film fosse uscito per la A24 negli USA in questo momento staremmo vivendo la Favolacce-mania). Un film che lancia definitivamente i D’Innocenzo tra i migliori registi emergenti europei e che permette al nostro cinema di bullarsi un po’ coi colleghi stranieri. Adesso i gemelli sono attesi dalla prova più difficile, quella americana. Daje regà, spaccate tutto.

VOTO: 7,5


  1. Alessandra

    18 Maggio

    Dobbiamo effettivamente ringraziare Gomorra e Suburra per questa “svolta” che il nostro cinema ha iniziato ad avere dopo di loro. Non vedo l’ora di guardare questo film, anche perché ne sto leggendo solo bene o benissimo all’unanimità assoluta.

    • Steiner

      18 Maggio

      Recuperalo al più presto! 🙂 Lo trovi on demand a pochi euri su tutte le maggiori piattaforme streaming italiane. Credo comunque che all’apertura dei cinema sarà uno dei primi film che le sale proietteranno. Se vuoi aspettare…

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