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Visioni al tempo del coronavirus: riflessioni e co...

Visioni al tempo del coronavirus: riflessioni e consigli sparsi

Ciao amiche degli Sbandati, è Steiner che vi scrive. E’ un periodo difficile, particolare, potremmo, senza timore di cadere in errore, definirlo un periodo del cazzo. C’è chi è a casa senza lavoro, c’è chi lavora da casa, c’è chi un lavoro ce l’ha ma è a casa senza stipendio, c’è chi vorrebbe stare a casa ma è costretto ad andare a lavorare e c’è chi un lavoro dopo tutto questo casino non ce l’ha più.  Non lasciatevi fregare dagli hashtag e dai lenzuolini disegnati dai bambini: non andrà tutto bene, sarà una merda e lo sarà a lungo.

Ci tenevo a mettervi di buonumore prima di iniziare a parlarvi di cinema. Ve lo ricordate il cinema? Quel luogo bellissimo e semibuio dove venivano proiettati i film (alcuni belli, alcuni brutti, alcuni di Muccino) su uno schermo grande e luminoso? Luogo pieno di teenagers che ridono e parlano a voce alta e guardano i cellulari e vorresti ammazzarli tutti, ma anche luogo di magia ed emozioni, lacrime e limoni, caramelle gommose chimiche e pop corn salatissimi. Il cinema è uno dei nostri luoghi preferiti e speriamo che nel mondo post-apocalisse virus esisteranno ancora, magari più grandi, più comodi e vietati ai minori di 20 anni dopo le ore 18. Ma adesso siamo chiusi in casa e possiamo guardare film solo in tv (o sul computer se siete particolarmente poveri).

Insomma, parliamo di cinema. Parliamo di film. Cosa guardare? Cosa non guardare? Qual è il modo migliore per non buttare inutilmente via delle ore della vostra vita? Proverò a darvi qualche consiglio (ovviamente non richiesto, ma il sito è mio e decido io). Partiamo.

Guardatevi tutta la filmografia dei Fratelli Lumière. Tutta. Dal primo film del 1892 all’ultimo del 1900. Tanto durano poco e non parlano, che vi frega. No, scherzo.

Partiamo con le nuove uscite. La chiusura dei cinema ha spinto molte case di distribuzione a lanciare i film direttamente in streaming ed è, per nostra fortuna, il caso della Universal che ha fatto uscire in questi ultimi giorni due bei filmettini. Il primo è The Hunt di Craig Zobel, scritto da Lindelof e Cuse (reduci dalla serie di Watchmen), una satira intelligente e spietata sulla degenerazione del perbenismo dem negli USA (ma non è un film di destra, attenzione, ANZI) e, soprattutto, un film violentissimo e divertente. Consigliato per la classica serata sul divano con la birrozza in mano. L’altro film, più atteso e grosso, a marchio Universal è L’uomo invisibile di Leigh Whannell. Un horror che si scopre meno horror del previsto col passare dei minuti, ma carico di tensione (la lezione di A Quiet Place è preziosa a tratti) e di azione, con una Elisabeth Moss sul pezzo e Whannell che si conferma una certezza in regia. Un film che potrebbe rilanciare il Dark Universe della Universal, almeno idealmente, magari sempre sotto l’egida della Blumhouse. Restando in tema di nuove uscite non si può non citare Il Buco, disponibile da poco su Netflix e che probabilmente avrete visto già tutti perchè TUTTI stanno guardando, senza un apparente motivo, questo film spagnolo presentato a Toronto l’anno scorso. Metaforoni e allegorie a go go, ma c’è un sacco di sangue e tensione ed è una buona rilettura di The Cube. E poi fa sempre bene odiare un po’ il capitalismo. Restando in tema di sangue ma andando su cose più horror segnatevi il nome di Joe Begos. Questo capellone americano negli ultimi 12 mesi ha sfornato due bombette i-n-c-r-e-d-i-b-i-l-i. La prima si chiama Bliss ed è il film più bello sui vampiri visto da anni, il secondo è VFW, meno cult e d’impatto del precedente e tutto ambientato in un pub marcio preso d’assalto da dei tossici impazziti. Un po’ Carpenter, un po’ Demoni, un po’ tutta la roba anni ’80 che piace a noi. I film di Begos vanno accompagnati da una buona bottiglia di whisky.

Questi erano i consigli pop, adesso alziamo un pochino il livello.

Pawel Pawlikowski (#quellodiColdWar) ha messo free su Vimeo i suoi primi film, quattro documentari girati tra il 1990 e il 1993. Lavori imperdibili e davvero molto interessanti, tra i quali spicca From Moscow to Pietushki, doc dedicato allo scrittore russo Venedikt Vasil’evič Erofeev. Un viaggio nella Russia di quegli anni, tra alcolismo e poesia. Ve lo mettiamo qui sotto, almeno non fate troppa fatica.

Ho appena ricevuto una telefonata dal Bardo e anche lui vuole consigliarvi dei film, quindi passiamo la parola al nostro Sbandato di Broni, noto intellettuale.

Ciao, ecco i consigli del Bardo (tutti disponibili su Prime Video):

La sera della prima (Opening Night, 1977)
di John Cassavetes

John Cassavetes, attore, regista e sceneggiatore, ha sempre mescolato persone e elementi della sua vita nei suoi film, che hanno influenzato generazioni di cineasti americani. Con “La sera della prima” non è da meno: nella crisi esistenziale dell’attrice Myrtle Gordon (Gena Rowlands, titanica) va a toccare l’apice della riflessione su questo paradosso vita-finzione, mescolando ancora una volta il suo vero matrimonio con la rappresentazione sullo schermo, intrecciandosi con un piano teatrale e del fantastico onirico. Un capolavoro e forse film più accessibile di Cassavetes, omaggiato anche nell’inizio in “Tutto su mia madre” di Pedro Almodóvar.

La morte e la fanciulla (Death and the Maiden, 1994)
di Roman Polański

In un imprecisato paese del Sud America una donna riconosce nell’uomo che il marito porta a casa il suo aguzzino e torturatore degli anni di prigionia. Dramma da camera superlativo, tratto da un testo teatrale, ripreso come tragedia claustrofobica sul trauma e sulla vendetta. Un vero viaggio nelle tenebre dell’umanità attraverso tre attori in stato di grazia e un solo ambiente per un’ora e mezza. Roman Polanski crudele e raffinato come sottofondo di Schubert che dà il titolo al film e alla colonna sonora della tortura. Un film teso e imperdibile degli anni novanta, che è finito in parte nel dimenticatoio.

Légami! (Átame!, 1990)
di Pedro Almodóvar

L’incontro tra un uomo uscito dal matrimonio e una pornostar porta a esiti inaspettati. Spudoratamente romantico e mai così tanto erotico, Pedro Almodóvar filma la tappa intermedia del suo percorso, inaugurando gli anni novanta che sarebbero andati verso film più classici rispetto ai primi lavori. Antonio Banderas e Victoria Abril mai più così belli e sexy, storia assurda quanto terribilmente tenera.

Un sapore di ruggine e ossa (De rouille et d’os, 2012)
di Jacques Audiard

“Tutte le ossa del tuo corpo si ricostruiscono, ma quelle delle mani daranno sempre dei dolori durante la tua vita” dice Ali, il protagonista, un pugile clandestino che sa solo utilizzare il suo corpo. Nella sua vita, e in quella del piccolo figlio, entra Stephanie (Marion Cotillard), un’istruttrice di orche che rimane per sempre invalida dopo un’incidente. Audiard dopo ancora una volta ci propone dei personaggi “amorali”, al confine tra autodistruzione e rinascita. Sfaccettati come lo è lo stile frammentario del film, fatto di sensibilità fotografica tattile e organica, che fa da “ossa” rotta da ricostruire su qualcosa di più profondo. La giustificazione dell’insaziabile voglia di combattere del protagonista trova così motivazione nel momento del bisogno. Non all’altezza dei suoi precedenti film, ma da riscoprire.

E queste erano le importanti segnalazioni dall’Oltrepò Pavese. Prima di lasciarci non potevamo non darvi due dritte televisive/seriali.

Per prima cosa smettete di fare ciò che state facendo (ovvero niente) e guardatevi su Netflix Tiger King. E’ una docuserie in 7 puntate su uno dei personaggi più incredibili che abbia mai visto: Joe Exotic, un redneck romantico, cinico, paranoico e tamarrissimo che poteva essere uscito solo dal cuore degli Stati Uniti d’America. E’ una storia piena di colpi di scena e di cose senza senso (anche drammatiche) e poi ci sono un sacco di gattoni. Altra serie da guardare è Devs di Alex Garland, scifi visionario con tutte le caratteristiche proprie delle opere del suo autore: tecnologia, mistero e un po’ di schizofrenia. Se invece vi sentite nostalgici e volete recuperare cose vecchie (che poi vecchie non sono) perchè non fare una bella maratona Archer? 10 stagioni che si bevono come un Long Island d’estate, che fanno lacrimare dal ridere e che vi renderanno totalmente dipendenti da una delle serie animate più longeve e genuinamente comiche in circolazione (è su Netflix). E comunque è sempre il momento adatto (oggi più che mai) per riguardare tutta la terza stagione di Twin Peaks.

Devo finire l’articolo perchè sono di fretta quindi butto qui altri titoli a casaccio che guarderò nelle prossime ore, se mi volete bene guardateli anche voi così ci sentiremo meno lontani in questi tempi bui: doppietta di Oz (Il Mago di Oz del 1939 e, soprattutto, Ritorno ad Oz del 1972); doppietta di SPM (The Slumber Party Massacre, cult slasher del 1982 e The Slumber Party Massacre 2 del 1987); London Kills Me, unica elettrizzante prova alla regia dello scrittore e drammaturgo inglese Hanif Kureishi. Ok, può bastare. Buona visione e stay safe.


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