I Am Not Okay With This

I Am Not Okay With This è una serie Netflix uscita il 26 febbraio. I Am Not Okay With This è una serie Netflix scritta dal creatore di The End of The Fucking World Jonathan Entwistle. I Am Not Okay With This è stata presentata con un trailer che ha fatto subito pensare ad un mix tra The End of The Fucking World  e Stranger Things. Perchè? Perchè c’è una regazzina coi poteri speciali. Perchè c’è il sangue che esce dal naso. Perchè la regazzina ha i capelli corti ed è un po’ come Eleven. Perchè ci sono i regazzini borderline che giocano in mezzo alla strada. Perchè c’è una cittadina piccola che ricorda Hawkins che ricorda Derry. Derry è la cittadina di IT. La protagonista di I Am Not Okay With This è Sophia Lillis, la Beverly di IT. IT è stato scritto da Stephen King che ha scritto anche Carrie. Sapete come finisce I Am Not Okay With This? Come Carrie. Potrei andare avanti per ore, tanto piove e il decreto ministeriale ha cancellato tutti gli eventi per un mese.

Insomma, I Am Not Okay With This è una serie derivativa che non si inventa NIENTE. Ma niente, zero, non uno spunto, non un’idea anche marginale, niente, zero, il nulla più totale. E il problema è che nonostante questo è una visione piacevole. Sette puntate da 20-25 minuti che scivolano via alla grande tra triangoli amorosi, turbamenti teen e storielle liceali. La scena la ruba Sophia Lillis, qui meno cazzuta rispetto a IT ma ancora convincente, con quella sua aria un po’ imbambolata ma pronta a sorprendere quando serve. I temi sono quelli dell’elaborazione della perdita/lutto e della scoperta della sessualità. SPOILER: la protagonista è gay. Il modo in cui viene trattato questo percorso è probabilmente l’aspetto migliore della serie: finalmente un ritratto naturale, non enfatizzato e non estremizzato della presa di coscienza della propria sessualità da parte di una giovane. Il resto sono siparietti molto vicini a quelli già visti in Stranger Things, con i poteri della protagonista che esplodono di tanto in tanto creando situazioni complicate che la ragazza dovrà risolvere con l’aiuto dei giovani amici (l’amica di cui è innamorata e il vicino di casa weirdo amante dei vinili e dei wayfarer). Due ore emmezza innocue e rassicuranti per una serie che avrebbe funzionato molto meglio come un film da un’ora emmezza ma che è stato tagliuzzato per renderlo più appetibile per gli under 20 che ormai cliccano più volentieri su una serie tv che su un film. I Am Not Okay With This è quindi una serie per under 20? Sì. E allora perchè cazzo l’ho guardata? Ecco, questa è una domanda alla quale ho pensato molto in questi giorni.

Nel mondo infinito delle serie tv ci sono prodotti rivolti a teenagers ma pensati anche per gli adulti (senza voler scomodare Euphoria, possiamo prendere come esempio la stessa The End of The Fucking World con il suo carico di violenza e situazioni al limite, ma anche Tredici, che aiuta gli adulti a capire meglio alcune dinamiche giovanili) e prodotti rivolti ai teenagers e pensati esclusivamente per loro. IANOWT fa parte di quest’ultimo gruppo, anche se non lancia messaggi che non abbiano già lanciato in maniera migliore altre serie prima di lei. Serie come questa restano però una calamita per gli adulti, che anzichè impegnarsi nella visione, chennesò, di Succession Kidding, preferiscono spegnere totalmente il cervello e guardare storie banali, bidimensionali e facili. Ho guardato le puntate di IANOWT come potrei guardare un cartone animato per bambini, ma senza l’imbarazzo di dover giustificare il perché abbia passato del tempo davanti alla tv a guardare i Paw Patrol o il Trenino Thomas (show di alto livello, tra l’altro).

Credo che Netflix stia diventando sempre di più per noi over 30 una specie di Domenica Disney o Solletico del futuro, un canale sul quale sintonizzarsi per sentirsi piccoli guardando tante belle avventure divertenti. Netflix con le sue serie tv sta creando un mondo a parte, sempre più lontano dal cinema (a differenza di reti come HBO e Sky che invece cercano con insistenza di alzare il livello qualitativo dei loro prodotti per avvicinarli il più possibile al livello “cinematografico”) e più vicino ad un parco divertimenti su video. Perchè, diciamoci la verità, la qualità annoia (da piccoli preferivate giocare col Game Boy o leggere romanzi?).

Detto questo, I Am Not Okay With This resta una buona serie per ragazzi e nonostante il nulla che si porta appresso si guadagna la sufficienza. La mia speranza è che si riveli uno spin-off di Stranger Things e che si vada verso uno scontro finale violentissimo tra Eleven e Sydney in stile Dead or Alive, ma sono solo i miei sogni di ultratrentenne cresciuto male.

VOTO: 6


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