The Lodge

A sei anni di distanza da quel Goodnight Mommy che ci fece innamorare, torna la coppia di registi più dark d’Austria con un nuovo film horror, questa volta prodotto grazie ai paperdollari americani. Stiamo parlando di The Lodge, uscito al cinema in Italia da una settimana e un po’ snobbato da pubblico e critica. E’ un peccato, perchè il film di Veronika Franz e Severin Fiala ha tanti punti di interesse ed è un lavoro che nonostante non riesca ad esprimere a pieno il suo potenziale è senz’altro un buon esempio di come il genere horror andrebbe trattato.

Per cercare di fare avvicinare i figli alla sua nuova compagna Grace (Riley Cough), Richard porta tutti in una baita in montagna. Non una semplice baita, ma LA baita: enorme, a tre piani, a chilometri dal primo centro abitato, circondata da un bosco e con un immenso lago ghiacciato di fronte. E sommersa dalla neve, ovviamente. Un luogo perfetto per festeggiare il Natale in allegria, se non fosse che i ragazzi hanno appena perso la madre e odiano la nuova compagna del padre, che viene da un passato non semplice e un pochino travagliato: è l’unica sopravvissuta di una setta religiosa che anni prima si suicidò in massa durante un rituale. Richard deve tornare in città per un paio di giorni e lascia Grace da sola con i ragazzi. Le basi per l’inizio di un incubo ci sono tutte.

mother!

Franz e Fiala sono due ottimi autori che dimostrano ancora una volta di avere stile e padronanza del genere. Il problema, non da poco, è che a differenza dei loro precedenti film The Lodge si basa su uno script che definire leggero è un eufemismo e lo stile e le ottime atmosfere non bastano a riequilibrare il tutto. Il film a cui guardano Franz&Fiala è Hereditary (omaggiato/scopiazzato a più riprese), ma se il film di Ari Aster affianca alla riflessione sul lutto e la perdita un intreccio horror pieno di colpi di teatro azzeccati, The Lodge dopo un buon avvio (l’intro tutto dedicato ad Alicia Silverstone potrebbe essere un corto nero da togliere il sonno) si perde per strada, indeciso sul da farsi, barcollando un po’ nel buio tra sequenze oniriche forzate e il twist più telefonato di sempre, riprendendosi giusto in tempo per un convincente finale. Ciò che stupisce in negativo del film è come abbia sfruttato poco l’enorme potenziale dato dalla presenza della setta religiosa nel passato di Grace, un elemento che avrebbe potuto portare a risvolti molto interessanti (tornando ad Hereditary, guardate come Aster ha utilizzato la storia della defunta nonna per modellare la storia), mentre qui resta un puro elemento di decoro al personaggio della Cough, una presenza un po’ nascosta che torna frettolosamente solo per giustificare il finale (a proposito di sette religiose, non perdetevi Servant, serie prodotta da Shyamalan per Apple+, esempio perfetto di come si può costruire qualcosa di davvero figo attorno al tema sette religiose).

Sono forse stato un po’ troppo cattivo con un film che comunque si eleva per qualità sopra alla massa di horror costruiti attorno a jumpscares da supermarket (film ai quali però The Lodge ogni tanto guarda per cercare di arruffianarsi il pubblico medio), ma dagli autori di Goodnight Mommy mi aspettavo qualcosa di più. The Lodge resta un lavoro che si fa apprezzare per la tensione che permea ogni sequenza e per la continua sensazione di pericolo nella quale si muovono i personaggi, per i claustrofobici paesaggi innevati e per una regia mai banale. E, soprattutto, per il modo ambiguo in cui costruisce psicologicamente i personaggi mettendoli di fronte ad uno spettatore che resta per tutto il film indeciso su dove sia celato il bene e dove il male. The Lodge vale il prezzo del biglietto del cinema, ma non vale l’acquisto di un Blu-ray 4K director’s cut con contenuti speciali. Per intenderci.

VOTO: 6-


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