The Lighthouse

Parlare del nuovo film di Robert Eggers è semplice e complicato allo stesso tempo. Semplice perchè il regista di The Witch realizza un altro film minimale, complicato perché lo farcisce di significati e rimandi che possono portare molti spettatori impreparati a cercare su google “the lighthouse ending explained” appena conclusa la visione. Ci ha messo quattro anni Eggers per fare uscire il suo secondo lavoro, anni che sono serviti soprattutto per capire l’importanza e l’impatto che ha avuto sul cinema horror il suo esordio, con decine di storie folk e simil-witch spuntate come funghi qua e là. Normale, quindi, che le aspettative per il suo ritorno fossero alte. The Lighthousepresentato a Cannes e ancora privo di una distribuzione degna di questo nome, è un film che alza il livello autoriale di Eggers di una tacca ma che allo stesso tempo non riesce ad essere quel masterpiece che (disperatamente) vorrebbe essere. Siamo in ogni caso di fronte ad uno dei film più interessanti dell’anno.

La trama di The Lighthouse si spiega in due righe: un uomo trova lavoro come aiutante del guardiano di un faro che sorge su un isolotto deserto in mezzo al mare. Il rapporto tra i due precipita quando l’uomo cerca di scoprire qualcosa sul passato del guardiano e sulla realtà di quel faro.

Non ho ancora citato i due protagonisti, ma è evidente che il grosso del merito per la riuscita di The Lighthouse va a Robert Pattinson e, soprattutto, Willem Dafoe. All’interno dell’impostazione quasi teatrale data al film da Eggers (la fattoria e il bosco di The Witch sono qui sostituiti dal faro e dal mare), è il rapporto stretto tra i due attori il cuore del film: le loro sfuriate, i loro dialoghi serrati tra lo shakespeariano e il surreale, le lotte fisiche. Se The Witch era un film etereo, dai confini labili, che angosciava lentamente lo spettatore usando la benedetta e santa arma dell’atmosfera, The Lighthouse al contrario attacca frontalmente e senza sosta, partendo da un bianco e nero che ricorda più quello di Béla Tarr che quello degli espressionisti. Eggers vuole prenderci e sbatterci in mezzo al fango assieme al povero Pattinson, schiavizzato da un Dafoe nel ruolo della vita (nomination subito, please), vuole farci percepire la spigolosità e la durezza della vita su quella roccia fuori dal tempo, facendone passare di tutti i colori all’ex bello di Twilight. E’ la cosa meglio riuscita del film e che rende la prima ora di visione quasi folgorante. Questo nichilismo dilagante lascia spazio col passare dei minuti all’atteso lato fantastico, che sposta un po’ la direzione di un film che ha poche, pochissime sbavature.

La cura maniacale delle immagini da parte di Eggers lo porta a creare alcuni quadri di una bellezza unica (vedi il ritrovamento della ****** sugli scogli o la posa plastica finale ispirata a questo dipinto di Sascha Schneider), ma questa ricerca frenetica del sublime toglie un po’ di forza ad un film che risulta alla fine un po’ freddo nella sua perfezione stilistica. Ed è una cosa che ad un film horror/fantastico non dovrebbe capitare. La sequenza finale di pochi secondi (la più bella del film), è una composizione spietata che gela il sangue nelle vene, ma quando partono i titoli di coda resta un senso di incompiutezza. Eggers con The Lighthouse si conferma come uno degli autori più interessanti in circolazione, ma allo stesso tempo sembra trovarsi a metà strada, incerto su quale direzione far prendere al suo cinema (cosa chiarissima invece ad uno come Ari Aster che procede dritto come un treno travolgendo tutto col suo horror-manierismo estremo), ovvero se restare ancorato al genere o se spostarsi verso un cinema d’autore più arty e solamente “sporcato” da inserti fantastici (senza i quali, tra l’altro, The Lighthouse avrebbe funzionato lo stesso benissimo).

Chi dopo The Witch si aspettava un’altra fiaba dell’orrore classica rimarrà un po’ spiazzato di fronte ad un film che prende  ispirazione da mitologia greca (ciao Prometeo), ballate romantiche dell’800, romanzi gotici e un pizzico di Shakespeare (ma sì, perché no). Ma The Lighthouse è un film da vedere, con due delle migliori performance attoriali dell’anno. E poi, bellezza a parte, quando vi ricapita di vedere dei gabbiani che cagano addosso a Robert Pattinson?

VOTO: 7


  1. Francesco

    13 Febbraio

    Si, avete ragione. Un gran bel film e Dafoe avrebbe potuto (forse dovuto) strappare l’Oscar a Joaquin Phoenix, non fosse altro per avere un discorso di accettazione più decente. A me sembra che il quadro finale in realtà getti molta luce su tutto il resto: vedo questo film un po’ come “Mother!”, solo con il mito di Prometeo al posto dei riferimenti cristologici. La tensione di Ephraim per accedere alla lampada del faro come la brama di Prometeo per mettere le mani sul fuoco. Il tutto chiaramente più ricco e articolato: in questo senso la morte di Dafoe sarebbe la morte di Dio. Mica pizza e fichi.

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