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American Horror Story: 1984

American Horror Story: 1984

E’ finita da poco la nona stagione di American Horror Story ed appare sempre più chiaro come la serie di Ryan Murphy lasci poco spazio alle vie di mezzo: o la si ama o la si odia. Io sono arrivato al punto che la guardo col pilota automatico inserito, per principio, perché se da un lato so già cosa mi aspetta, dall’altro è tanta la curiosità verso una serie che trova sempre il modo di stupire. AHS ha perso da tempo la sua anima originale di “serie di paura” per diventare con gli anni qualcos’altro, una sorta di meta-serie sempre più american e sempre meno horror. Dopo l’isteria collettiva trumpiana di Cult che preannunciava (?) l’Apocalypse dell’ottava stagione, AHS per il suo nono capitolo ci riporta indietro di tre decadi, precisamente nel 1984 (come da titolo).

Oh no, un’altra serie nostalgica degli 80’s… E’ facile cadere nel tranello orchestrato da Murphy and co., anche perchè tutta la prima parte di 1984 guarda effettivamente ai classici di quel periodo, dai quali la serie attinge a piene mani: Halloween, Venerdì 13 e Sleepaway Camp su tutti. American Horror Story, a differenza di altre serie e film di stampo netflixiano, non si limita però all’omaggio citazionista fine a sé stesso, ma gioca con gli elementi tipici di quel cinema fino all’estremo, in una sorta di parodia post-moderna che sfocia spesso nella farsa.

1984 inizia come uno slasher basic: giovinastri piacenti vanno a lavorare d’estate in un campeggio sul lago, dove anni prima avvenne un terribile massacro per mano di un killer. Ovviamente il killer tornerà a farsi vedere e ovviamente scorrerà un sacco di sangue. Il giochino regge per qualche puntata, poi (come già è accaduto in altre stagioni di AHS, vedi Roanoke) tutto cambia e il canovaccio horror va a gambe all’aria, lasciando spazio ad una pungente e brillante satira sugli anni ’80 e sull’eredità che quel decennio ci ha lasciato (cinematograficamente e non). La storyline horror è sempre lì, certo, ma frammentata e caotica, quando non addirittura ridondante. Questo è anche probabilmente uno dei motivi che hanno spinto molti spettatori ad abbandonare nel corso degli anni la serie, sempre meno legata al genere horror con il passare delle stagioni. AHS oggi di fatto è un giocattolino in mano a Murphy e Falchuk, i quali se ne sbattono altamente di fare qualcosa che possa andare incontro ai gusti dei fan di mostri e fantasmi, preferendo dare sfogo alla loro passione per il genere, realizzando un prodotto arguto e sarcastico con un significato ed un messaggio che vanno oltre le coltellate e gli sbudellamenti.

A me questo approccio piace, anche perché le serie horror stanno nascendo come funghi (questa settimana ad esempio esce Servant di Shyamalan) e se AHS si limitasse a raccontare favolette dell’orrore stagione dopo stagione si perderebbe nell’oceano delle proposte televisive contemporanee. Restando a metà tra l’horror e la commedia grottesca invece AHS riesce ancora dopo nove anni ad avere il suo ruolo da protagonista, anche con una stagione come quest’ultima che si presentava senza le star più amate dai fan: per la prima volta in AHS mancavano contemporaneamente Sarah Paulson e Evan Peters (oltre a Jessica Lange, ormai assente da un po’).

1984 non è certo una delle migliori stagioni di American Horror Story, ma riesce a non annoiare nemmeno per un minuto. Le nove puntate scorrono che è un piacere, con una quantità di sangue nettamente superiore alle stagioni passate e un ritmo sempre elevato. Certo, bisogna calarsi nella realtà di ciò che la serie è oggi per accettare certe trovate sconclusionate o alcuni colpi di scena al limite del comico, ma alla fine il bello di AHS sta proprio nel riuscire a far sorridere lo spettatore tra uno squartamento e l’altro, senza scadere mai nella comicità spicciola. 1984 è un buon antipasto in attesa della decima stagione, per la quale si parla già di una grande reunion di tutto il cast originale (a proposito, in 1984 si rivede Dylan McDermott con un super baffo). Ryan Murphy promette un gran finale. Noi aspettiamo, fedeli come sempre.

VOTO: 6+


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