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The Nightingale

The Nightingale

A distanza di un anno e due mesi dal suo debutto veneziano, The Nightingale è finalmente diventato disponibile per noi comuni mortali. Aspettavo con ansia di vedere cosa aveva combinato Jennifer Kent con il suo secondo film. Un film che, ricordiamolo, è balzato alle cronache per due motivi: gli insulti rivolti alla Kent in sala a Venezia da un povero idiota e la violenza cruda ed estrema di alcune sequenze. Il film avrebbe anche vinto due premi a Venezia (tra cui il Premio Speciale della Giuria), ma alla gggente pare non interessi. Insomma, The Nightingale si era beccato l’etichetta di film scandalo, di opera amorale e impresentabile, quasi pornografica e quello doveva restare. In fin dei conti è lo stesso destino toccato a LvT per il suo Jack e, ovviamente, sia il film della Kent che quello di von Trier non si avvicinano nemmeno lontanamente alle descrizioni fatte da stampa e popolo festivaliero. Whatever, passiamo oltre e parliamo di cinema. [SPOILER presenti qua e là, occhio]

La prima cosa da fare per avvicinarsi a The Nightingale è dimenticarsi totalmente Babadook e le sue atmosfere. La Kent ci porta in Tasmania nel 1820, luogo duro e selvaggio dove gli Inglesi fanno il bello e il cattivo tempo (aka comandano e schiavizzano i nativi, sparando a vista ai neri). La protagonista è Lyanna Stark, che qui si chiama Clare ed è una piccola criminale irlandese spedita a scontare la sua pena detentiva nell’isola di Taz. Ha una famiglia (marito e neonato) e subisce quotidianamente le angherie (per angherie intendo stupri) del capitano delle guardie britanniche del luogo, che ha una passione incontrollabile per lei. Un giorno il marito di Clare si ribella, gli inglesi non glielo perdonano e la situazione precipita. Clare rimane sola. Il capitano lascia il villaggio. La ragazza prende un cavallo, un giovane aborigeno come guida e parte all’inseguimento per vendicarsi. Vuole uccidere chi le ha portato via tutto.

Il film della Kent si può dividere in due parti. La prima mezzora è difficile da digerire, l’autrice mette in scena senza filtri né freni la violenza fisica e psicologica che la famiglia della protagonista subisce dai soldati inglesi e lo fa in maniera estrema. Sono amante dell’ultraviolenza al cinema, ma qui la Kent esagera un po’. Non tanto per ciò che mostra, ma per il modo freddo e gratuito in cui lo fa. E’ comprensibile mostrare sequenze shock per avvicinare emotivamente lo spettatore alla protagonista, ma bisogna saperle mettere in scena in un certo modo. Qui la Kent sgarra e il risultato finale è che la brutalità mostrata (in particolar modo nella sequenza clou dell’uccisione della famiglia di Clare) si avvicina più a quella di un film di Uwe Boll che di un film d’autore. Per fortuna, una volta superato l’intro angosciante, inizia il cuore del film, che è un’avventura on the road nel mezzo della natura selvaggia. E’ qui che la Kent dimostra tutto il talento mostrato al suo esordio, costruendo un film “di inseguimento” pieno di tensione e momenti di grande impatto (nei quali la violenza finalmente assume un valore). The Nightingale dietro alla maschera da rape and revenge nasconde una storia di emancipazione (più che di vera formazione: non sappiamo per cosa sia stata condannata Clare), della donna ma anche del giovane nativo Billy, che ha visto il suo popolo sterminato dagli inglesi e che si trova a vivere da schiavo nella sua terra natia. E’ proprio il discorso anti-imperialista quello che la Kent riesce a sviluppare meglio, dedicando a Billy le sequenze migliori (l’apice è lo splendido finale sulla spiaggia), mentre le gesta della protagonista sono sempre contraddistinte da una freddezza di fondo, che limita la forza del messaggio femminista o anti-patriarcale o chiamatelo come vi pare.

Non si può dire che The Nightingale sia un film completamente riuscito, né che ci troviamo di fronte ad un caso cinematografico di particolare rilievo. E’ interessante però seguire il percorso di un’autrice che dopo un film curato e pieno di metafore sottili come Babadook ha deciso di dedicarsi alla violenza estrema (a tratti splatter) e ad un cinema totalmente diverso. Spogliato dal peso dei significati The Nightingale resta un film di genere piacevole e ben fatto, con sangue, suspense e personaggi ben caratterizzati (l’odioso capitano interpretato da Sam Claflin spacca tutto) e il vantaggio di essere ambientato in un posto pazzesco come la foresta tasmaniana (l’ho cercato sul vocabolario). Non sarà nella mia top 10 dell’anno, ma è un film che mi sento comunque di difendere da chi l’ha insultato senza ritegno. Forza Jennifer.

VOTO: 6


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