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El Camino

El Camino

Tra i tanti, infiniti, meriti di David Lynch c’è quello di aver mostrato al mondo che si può realizzare un sequel di un grande classico riuscendo ad eguagliarlo in qualità (se non addirittura a superarlo). La grande diffidenza verso i seguiti girati ad anni di distanza dall’originale intoccabile non è più giustificata dopo l’ultimo Twin Peaks. Questa consapevolezza ci ha illuso e fatto avvicinare a El Camino con forse un po’ troppe aspettative. D’altra parte tutto esce dalla stessa testa che ha partorito Breaking Bad: regia e sceneggiatura di Vince Gilligan. Senza contare che lo spin-off Saul è una bella bombetta. Perchè temere un flop? Perchè tanta paura? La risposta è semplice.

Si fa molta fatica a definire “film” El CaminoIn realtà non sembra nemmeno realizzato pensando ad un lungometraggio a sé stante ma come effettiva puntatona speciale dedicata a Jesse Pinkman, un personaggio amato da milioni di persone, uscito di scena in maniera quasi più sconvolgente di quella di Walter White (che ha per lo meno avuto una morte epica dalla sua). E’ ciò che probabilmente Aaron Paul aspettava da anni, tempestando di sms il povero Gilligan che, complici anche i dollaroni di Netflix, alla fine ha ceduto. Ma di ispirazione non c’è traccia. In El Camino non c’è uno straccio di idea, Gilligan riprende in mano un personaggio talmente ben caratterizzato in passato da non concedere più il minimo spazio di manovra a livello di scrittura e lo trascina stanco verso la redenzione e la salvezza.

Non posso nemmeno usare l’espressione operazione nostalgia perchè sono passati solo sei anni dall’ultima puntata di BB, potrei parlare di fan service, ma siamo proprio sicuri che i fan della serie avessero bisogno di questo film? I don’t think so.

Sono rimasto veramente sorpreso dal senso di vuoto che ho provato quando sono partiti i titoli di coda. E dire che Gilligan ha usato tutte le armi a disposizione per fare qualcosa di buono: sparatorie, tensione, cameo dei personaggi clou della serie, momento emo con Jane, momento emo con Walter e la sempre funzionale faccia sofferente di Aaron Paul, che nonostante i chili di troppo regge sempre bene il personaggio. Eppure niente, nulla, nessuna emozione pervenuta. Ironia della sorte, un film costruito a tavolino per Aaron Paul riesce nell’intento di esaltare altri due grandi attori: Jesse Plemons, che si prende totalmente la scena col suo grottesco Todd, e Robert Forster, scomparso proprio il giorno dell’uscita del film. Insomma, El Camino fallisce anche nella glorificazione del suo protagonista.

La cosa positiva è che il film scorre liscio e veloce, piatto e prevedibile come una puntata di Squadra Speciale Cobra 11 (che comunque nel suo campo fa la sua porca figura eh). E’ difficile decidere dove posizionare questo El Camino all’interno dell’universo di Breaking Bad: non può essere considerato come il vero finale perchè toglierebbe fascino ed epicità a quel puntatone di Felina, non può essere considerato come un film perchè non è cinema (El Camino è pura televisione), non può essere considerato uno spin-off perchè è parte integrante e proseguimento della storia originale. Cos’è quindi questa avventura di Jesse Pinkman?

Un film originale Netflix.

E ora, per chiudere, un dovuto tributo ad una serie pazzesca.

VOTO: 5


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