IT – Capitolo Due

Mentre un clown trionfava a Venezia decretando la definitiva vittoria di Hollywood sul cinema d’autore, un pagliaccio ben più importante tornava in sala per chiudere un cerchio aperto nel 2017, quando Andy Muschietti si prese la briga di riprendere in mano un film mitologico come IT.

Capitolo Due, 2 ore e 49 minuti di durata, era da noi molto atteso, un po’ perché avevamo molto apprezzato il primo film e soprattutto perché la seconda parte della storia scritta da Stephen King è sempre stata quella più delicata da trasportare sullo schermo, a causa della sua poca linearità e della tanta carne che metteva sul fuoco (plus un finale piuttosto controverso). Muschietti ci ha dato bene o male ciò che un po’ ci aspettavamo: un film che scalda il cuore ai fan di Derry e Pennywise ma che non riesce a far convivere le tante anime che questo secondo capitolo contiene (o vorrebbe contenere). Insomma, It – Chapter Two è un grosso, amabile, pasticcio.

I Perdenti sono cresciuti, non sono più i ragazzini che vanno in bicicletta per le strade di Derry a caccia di avventure ma hanno una vita da adulti, con problemi da adulti e stress da adulti, lontano dalla loro città natale. A richiamarli all’ovile e a riunirli è Mike, l’unico rimasto a Derry e l’unico che per anni ha continuato a pensare a Pennywise, temendo un suo ritorno. Ritorno che puntualmente avviene dopo 27 anni, quando il pagliaccio si mangia Xavier Dolan dopo averlo raccolto dal letto di un fiume (really). Ricomincia così lo scontro tra il Losers’ Club e Pennywise, uno scontro che questa volta troverà la sua conclusione, cambiando radicalmente la vita dei nostri (ex)piccoli eroi.

Se col primo capitolo Muschietti aveva confezionato un prodotto al limite della perfezione, che bilanciava in maniera attenta i momenti horror col pagliaccio ai momenti nostalgici e 80s (biciclette, Stand by Me and so on), col nuovo film fa molta, ma molta fatica, perdendo completamente le redini del film con l’avvicinarsi della sequenza finale. Il punto di partenza era la buona base del primo capitolo e un cast formidabile (Bill Hader protagonista assoluto, McAvoy e la Chastain basta metterli davanti alla macchina da presa e va già bene così) e il film sta in piedi per quasi due ore buone, raccontandoci le storie personali dei Perdenti cresciuti e gestendo in maniera oculata le incursioni furiose di Pennywise. Col passare dei minuti ci si accorge però che qualcosa non torna, che il film è sempre più disomogeneo e che si riduce lentamente ad essere una raccolta di scenette (anche piacevoli e fighe, sia chiaro) singole, tenute assieme forzatamente da un plot principale che resta sempre più sullo sfondo.

Il finale poi è il punto più debole del film: una battaglia conclusiva troppo lunga, troppo sfilacciata e senza la minima emozione. Non basta il monologo emo in appendice a far riacquistare un po’ di cuore ad un film troppo impegnato nel tentativo di non voler tralasciare nulla degli aspetti fondamentali del romanzo, ma che finisce per perdere il contatto con ciò che dovrebbe dare allo spettatore. Non dobbiamo comunque dimenticarci che sempre di IT stiamo parlando, ovvero di un blockbuster horror da milioni di dollari, e tante critiche si possono muovere al film di Muschietti ma di certo non quella di essere un film noioso e non divertente. Anzi, Capitolo Due stranamente è molto, molto più commedia rispetto al film del 2017, è molto più divertente e gioca maggiormente con l’immaginario del clown da circo (la sequenza delle tre porte è emblematica, ma anche quella del ristorante, quasi burtoniana).

Siamo di fronte in definitiva ad un film che non ha fallito la sua missione, ma che lascia tanto amaro in bocca per il modo in cui non è riuscito a creare il giusto affiatamento tra i Perdenti adulti, che funzionano molto bene nelle loro avventure solitarie (tutti i loro incontri singoli con Pennywise sono in fin dei conti dei cortometraggi deliziosi) ma davvero poco quando agiscono uniti (a differenza del primo film, nel quale il team di ragazzini era il cuore di tutto). Resta il gran cuore messo da Andy Muschietti nel progetto, un lavoro davvero curato e fatto da un autore che ha messo tutto sé stesso in un’operazione rischiosa e alla quale guardavamo tutti con sospetto. Anche se la conclusione non è all’altezza dell’inizio (ma non è poi ciò che caratterizza anche l’opera di King, sbeffeggiato per questo all’interno del film con degli esilaranti inside jokes?), il nuovo IT preso nella sua totalità è un film riuscito, che ha riportato in vita un’icona dell’horror moderno aggiornandola quanto basta per farla entrare nell’immaginario contemporaneo. Muschietti non ci lascia un capolavoro, ma ha fatto guadagnare centinaia di milioni di dollari ad un film horror portando milioni di persone al cinema. Direi che possiamo ritenerci soddisfatti. Viva i Perdenti, viva Pennywise.

VOTO: 6+


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