Concorto Film Festival – day 6

Siamo quasi alla fine di Concorto 2019 ed il pensiero della fine porta ondate di malinconia, l’Amazzonia sta bruciando, i ghiacciai si sciolgono e nessuno ci parla di Bibbiano. Ad ogni modo la settimana festivaliera continua e il giovedì di Concorto è stato molto importante in quanto si sono tenute le riunioni delle due giurie (internazionale e giovani) per decidere i vari premi, tra cui l’Asino d’Oro. Noi sappiamo già chi ha vinto ma non ve lo diremo mai.

Possiamo però parlarvi di un incontro improvvisato ma molto piacevole che si è tenuto ieri a Palazzo Ghizzoni Nasalli tra il sottoscritto in quanto Sbandato, un greco e una hipster che studia a Bologna in rappresentanza del blog Asino Vola, tre persone della giuria giovani, Luca Pacilio (Spietati.it e Film Tv) e Lorenzo di Birdmen. Tema del dibattito: il cortometraggio nella contemporaneità in quanto forma d’arte molto bella che è davvero tipo il cinema quello che dura di più ma forse anche più stimolante. Presto uscirà il video dell’incontro in formato integrale e ve lo proporremo, ma è sicuramente più interessante parlare di quanto successo a Parco Raggio la sera, dove ancora una volta a tenere banco è stata la sfida a ping pong tra me e Gigi Proiettile, con la new entry Brugali da Lipsia come Outsider di un certo livello. Sto pensando di dedicare la mia intera vita al gioco del ping pong, actually.

Ok, parliamo dei film in concorso ieri.

Gli Anni

GLI ANNI (THE YEARS) di Sara Fgaier, Italia (2018): Un lavoro “grosso” quello dell’italiana Fgaier, pluripremiato in giro per l’Europa. Immagini d’archivio di vita famigliare scorrono sullo schermo, mentre una voce off recita Gli Anni di Annie Ernaux. Opera concettuale dietro la quale c’è un’ottimo lavoro a livello tecnico e una splendida idea di base, ma se l’obiettivo era quello di colpire lo spettatore con un’ondata emozionale, in quel campo in parte fallisce, restando piuttosto freddo. In ogni caso, un corto di valore. VOTO: 7-

HURLEVENT di Frederic Doazan, Francia (2018): Torna a Concorto uno dei registi dell’acclamato Supervenus con un’altra bellissima animazione. Le lettere all’interno delle pagine di un libro si animano dando magicamente vita ad un nuovo mondo in movimento abitato da bizzarre creature. Non un film indimenticabile, ma sorprende. Ci piace. VOTO: 7

FEATHERS di A.V. Rockwell, Stati Uniti (2018): Un black kid deve scacciare i fantasmi del passato che lo tormentano, mentre si appresta ad entrare in un istituto per ragazzi difficili. Riflessione sul razzismo negli States e sull’impatto che può avere sulla vita dei giovani, il tutto raccontato con un taglio piuttosto personale. Tecnicamente inattaccabile, ma…ehm…un po’ noioso e banale? VOTO: 5,5

Manila is full of men named Boy

MANILA IS FULL OF MEN NAMED BOY di Andrew Stephen Lee, Filippine (2018): Un uomo torna a casa dagli Stati Uniti dopo anni per trovare parenti e amici, che si aspettano abbia messo su famiglia. Così l’uomo compra un ragazzo al mercato nero e lo spaccia per figlio suo. Film filippino brillante e fresco (ma non senza un fondo di malinconia), che riesce a far convivere alla perfezione un attacco ai pregiudizi radicati profondamente nella società filippina e un’intelligente commedia degli equivoci che viaggia al confine col grottesco. Filmone. VOTO: 8

PER TUTTA LA VITA di Roberto Catani, Francia/Italia (2018): Catani ha uno stile leggero e sognante, che sembra uscito da un’altra era. Mi prendo la responsabilità di appiccicare a questa sua nuova animazione l’aggettivo “felliniano”. Carino, but not my cup of tea. VOTO: 6+

LE CHAMP DE MAÏS (THE FIELD) di Sandhya Suri, India/Francia/Gran Bretagna (2018): Il campo di grano di un villaggio in India come centro del mondo per una donna, che di giorno lavora e di notte ha incontri clandestini con un giovane. Una storia basic viene bilanciata dalla curiosità e dalla novità per noi occidentali di vedere su schermo dinamiche di vita quotidiana (tradimento in camporella, rapporto moglie e marito – tra cui non devi mettere il dito) ambientate in un paese per noi ancora da scoprire. Insomma, il classico film “esotico” che affascina in quanto “esotico” ma che se non fosse “esotico” anche sticazzi.  VOTO: 6,5

THE PASSAGE di Kitao Sakurai e Philip Burgers, Stati Uniti (2018): Classica commedia edgy americana contemporanea scritta da uno degli autori dello show di Eric Andre. Il protagonista è Philip Burger, che scappa da una situazione scomoda all’altra, inseguito da due tizi che lo vogliono apparentemente far fuori. Produzione mega, regia sicura, si ride, l’attore è buffo. Niente di rivoluzionario, ma tutto al posto giusto. VOTO: 7

The Field

Questa sera, venerdì, ultimo appuntamento a Parco Raggio. Il cielo è grigio e la pioggia incombe ma Concorto sarà più forte anche del meteo e degli dèi. In ogni caso, l’appuntamento clou è l’ultima parte di Deep Night a Mezzanotte nella Serra del Parco. Horror, cose strane e cazzi spaziali. Let’s go.


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