Concorto Film Festival – day 3

Lunedì è sinonimo da sempre di nuovo inizio, per chi lavora è sinonimo di fatica e dolore, ma per Concorto è semplicemente un nuovo giorno di festa. Al terzo giorno di festival Concorto apre le porte di Palazzo Ghizzoni Nasalli al pubblico già dal pomeriggio per le prime proiezioni alla luce del Sole. E’ il Focus Russia il protagonista, che va in scena nella piccola Serra appena dopo la conclusione del primo meeting “Industry days”, dedicato a chi lavora nel campo del cinema e in quello dei festival in particolare. La sera al Parco Raggio di Pontenure come sempre spazio al concorso ufficiale, che ieri ha presentato al pubblico ben otto pellicole. Ospiti della serata membri del Short Waves Festival di Poznan (sempre nei nostri cuori) e Anna Feistel da Amburgo, in rappresentanza di Kurzfilm Festival Hamburg. Poi tanta pasta, uova di struzzo e danze ignoranti. Ma veniamo ai film, che sono ciò che ci interessa.

Greenhouse al Festival Center

TAKE ME PLEASE di Olivér Hegyi, Ungheria (2018): Un ragazzo rompe con la sua fidanzata, la incontra tempo dopo con un nuovo uomo e cade in depressione. La soluzione è farsi caricare in macchina da due francesi incontrati per caso in un parcheggio e partire in viaggio a casaccio, lontano dal dolore dell’amore finito, in cerca di pace e probabilmente di sé stesso. Un’animazione bella e surreale che tocca tutti i punti giusti e che riesce a costruire quadretti tanto weird quanto visivamente interessanti. Il finale è di una poesia unica. La cosa più bella della serata. VOTO: 8,5

I SIGNED THE PETITION di Mahdi Fleifel, Svizzera (2018): Quando la semplicità sale al potere. L’autore registra una telefonata fatta ad un suo amico mentre discutono di una petizione per convincere i Radiohead a non suonare in Israele. Entrambi hanno origini palestinesi, ma il ragionamento va ben oltre il tifo da stadio per una fazione. Sullo schermo passano immagini di una stanza, quella dell’autore, e immagini di repertorio. La prima volta che lo vidi mi lasciò perplesso, la seconda mi ha convinto, la terza mi ha conquistato. VOTO: 7

LA BETE di Filippo Meneghetti, Francia (2018): C’è un mostro nel bosco. O meglio, c’è un mostro in una buca profonda nel bosco…la buca del Diavolo! (Folk)horroretto tutto tensione ed atmosfera che si gioca bene la carta della location di montagna ma che pecca un po’ di faciloneria.  Visto nel parco rende un po’ di più. VOTO: 5,5

TINA di Dubravka Turic, Croazia (2019): E’ la fine dell’anno, ma Tina non ha nulla da festeggiare. Torna nella città natale, nella sua vecchia casa, per seppellire la madre appena morta. Ricordi, silenzi, momenti piccoli che sembrano interminabili. Il film della Turic si gioca l’Asino Triste 2019 assieme al georgiano che vedremo nei prossimi giorni. Ma come spesso accade, depressione è sinonimo di bellezza. VOTO: 6,5

Take Me Please

SELFIES di Claudius Gentinetta, Svizzera (2018): Siamo tutti consapevoli che i telefoni cellulari e i social ci hanno fottuto il cervello. Una vita vista e vissuta attraverso i selfie quella che si vede nell’animazione dello svizzero Gentinetta, che in maniera sarcastica ma per nulla rassicurante mette in scena un semplice gesto quotidiano che ormai ci è sfuggito del tutto di mano. Sisisi. VOTO: 7+

TODO SE CALMA (EVERYTHING CALMS DOWN) di Virginia Scaro, Argentina (2018): Questa è la storia di una donna che non vuole uscire di casa. Ha paura del contatto fisico, ha paura delle persone. Si fa portare la spesa a casa, vive nella penombra, evita tutti. FINCHE’ NON GLI ESPLODE UN TUBO DELL’ACQUA DELLA LAVATRICE E ALLORA AHAH ORA DEVI CHIAMARE L’IDRAULICO SENNO’ AFFOGHI. In realtà non c’è niente da ridere, è un film drammatico. Umorismo black nel finale, ma drammatico. Comunque un bel film. VOTO: 6+

QUELLE BRUTTE COSE di Loris Giuseppe Nese, Italia (2018): Io al film di Nese ho dato più di una possibilità, perchè il concept è interessante, lo stile pure e quando gli italiani osano io son contento. Però c’è qualcosa che non mi torna in questa ricostruzione semi-sperimentale di una situazione famigliare intricata, raccontata in prima persona (o forse no) dalla protagonista. Memoria frammentata in piccoli pezzi che come tante diapositive scorrono in video. Poteva essere qualcosa di più. VOTO: 6

TRACING ADDAI di Esther Niemeier, Germania (2018): Dopo Brotherhood, l’Isis torna a far capolino a Concorto (hey ciao Isis!). Questa volta è un film a metà tra l’animazione e il documentario a raccontare la storia di un giovane ragazzo che fugge dalla Germania per andare incontro al folle sogno sponsorizzato dal Califfato. L’epilogo è ovviamente poco felice. Testimonianze drammatiche per una vicenda drammatica per un film drammatico che convince più per lo stile e la messa in scena che per il suo impatto emotivo. VOTO: 6+

Tracing Addai

Non ho visto i focus alla Serra di Parco Raggio perchè c’era la musica dance italiana in zona boschetto e ho dovuto ricucire un incidente diplomatico con la comunità polacca, ma domani non mancherò per le proiezioni di Mezzanotte. Ci sono gli horror. Ed è pane per i nostri denti.


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