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Concorto Film Festival 2019 – day 2

Concorto Film Festival 2019 – day 2

Partiamo subito col dire che l’Auchan di Piacenza offre dei piatti pronti pazzeschi. Riso nero alle verdure con mele grigliate per pochi spiccioli, roba da non credere. Best ristorante ever, ciao Cracco, ciao ilmioliving. In ogni caso Concorto Film Festival arriva alla sua domenica d’agosto con un bel programmino croccante (per restare in ambito culinario). Molto attesa era l’inaugurazione della mostra di Giovanna Lopalco aka Pelo di Cane, artista che quest’anno ha curato la locandina ufficiale del festival. Vernissage a Palazzo Ghizzoni Nasalli per la bella mostra dell’artista salentina, tra vino bianco frizzante, coniglietti e molti fotografi non accreditati che sono già stati segnalati alla procura di Piacenza e riceveranno una bella querela. Il giardino di Ghizzoni si conferma comunque come luogo perfetto per questo tipo di eventi, davvero un angolo di Paradiso in mezzo all’afa dell’agosto piacentino.

Particolare della mostra TT Tenero Terribile di Pelo di Cane

Afa che non c’è per fortuna di sera a Parco Raggio, dove proseguono le proiezioni dei film in concorso e dei focus tematici presentati nella ormai mitologica Serra (ieri è stato il turno di Uncanny Valley e Absolute Beginners). Una parola va spesa anche per gli allestimenti luce by GigiAlbertoSantafabbrica che rendono il parco quasi magico (con zanzare magiche). Esempio di magia:

uooo

Ma veniamo ai film in concorso.

SHADOW CUT di Lucy Suess, Nuova Zelanda (2018): Coming of age atipico nei sobborghi neozelandesi. Un ragazzo e una ragazza sognano un futuro migliore lontano dal deserto ambientale/culturale/emotivo nel quale sono nati. Non una grande novità, ma un film che non ha nulla fuori posto. VOTO: 6+

EL VERANO DEL LEÓN ELÉCTRICO (THE SUMMER OF ELECTRIC LION) di Diego Céspedes, Cile (2018): Il film cileno di Céspedes racconta la storia agghiacciante di una madre che consegna in sposa la figlioletta al capo di una pseudo-setta religiosa/new age. Megadramma raccontato attraverso il rapporto tenero e straziante tra la povera malcapitata e il fratellino minore. Bello bello. VOTO: 7,5

TELEFONUL (THE CALL) di Anca Damian, Francia/Romania (2018): Usando uno stile splendido a metà tra l’animazione 3D, la stop motion e il collage, Anca Damian mette sullo schermo i ricordi di una madre (che sono poi, inevitabilmente, i ricordi della vita intera di una donna). Un film dall’animo Švankmajeriano (sorry) che ha fatto breccia nel mio cuore. VOTO: 8

JE SORS ACHETER DES CIGARETTES (I’M GOING OUT FOR CIGARETTES) di Osman Cerfon, Francia (2018): Nonostante al primo impatto l’animazione di Cerfon per stile e contenuti sembra essere vicina a quella un po’ rozza di Beavis & Butthead, col passare dei minuti si capisce che dietro la facciata grottesca e stramba di questo “Esco a prendere le sigarette” si nasconde una malinconica riflessione sull’assenza della figura del padre. Si merita un cuore. VOTO: 7+

Je sors acheter des cigarettes

SOMETIMES I THINK ABOUT DYING di Stefanie Abel Horowitz, Stati Uniti (2018): Quello che probabilmente è il film più hipster di tutta la programmazione concortiana 2019 arriva dal Sundance e racconta la nascita di un’intricata storia d’amore tra due colleghi. Lei, la protagonista, è una paranoica incatenata dall’insicurezza e dall’ansia. Riuscirà a lasciarsi andare, senza però abbandonare i suoi pensieri neri. My cup of tea. VOTO: 7,5

OGNI COSA ROSA di Patrizia Emma Scialpi, Italia (2018): Taranto e Ilva sono due parole che ormai viaggiano costantemente a braccetto da anni, quasi inseparabili, quasi non potesse esistere l’una senza l’altra. Questo documentario parte proprio da questa consapevolezza, mostrandoci il territorio tarantino tra mare e campagna, passando per le scorribande di un gruppo di ragazzini. Sullo sfondo il fumo, le luci e la polvere invisibile che lentamente avvelena tutto. Non è facile parlare di questo tema senza cadere nella retorica televisiva. Le registe di Ogni Cosa Rosa ci sono riuscite molto bene. VOTO: 7

BROTHERHOOD di Meryam Joobeur, Canada/Qatar/Svezia/Tunisia (2018): Quello della Joobeur è senza dubbio una delle big things di questa stagione in ambito di cortometraggi. Le difficoltà di una famiglia tunisina che si trova a riaccogliere dopo mesi il figlio fuggito per andare a combattere a fianco dell’ISIS. Una riflessione forte e intensa sul perdono e sui legami di sangue. Un film quasi perfetto. Inattaccabile. VOTO: 8

GOOD INTENTIONS di Anna Mantzaris, Gran Bretagna (2018): Si può prendere pessime, pessime decisioni pur essendo buoni di cuore? Certo che sì. L’animatrice Anna Mantzaris racconta questa buffa black comedy su una donna che fugge dopo aver causato un incidente stradale. Il rimorso sarà più forte di lei, ma sarà solo causa di altre scelte sbagliate. In questi casi si usa il termine “gioiellino”, quindi ecco: un gioiellino. VOTO: 7+

Con l’inizio della nuova settimana arrivano anche le proiezioni pomeridiane: apputnamento quindi alle ore 18 a Palazzo Ghizzoni Nasalli per il primo blocco del Focus dedicato alla Russia. Ingresso: 0 rubli.


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