Annabelle 3

Nessuno dei film della serie legata a The Conjuring è davvero paragonabile al primo film e il motivo è piuttosto semplice: The Conjuring era totalmente organico (e azzeccava TUTTO). I vari sequel, tra alti e bassi, hanno comunque esplorato il concetto di forze del male manipolative da una diversa angolazione e ben si inserivano in un universo in cui i personaggi sono consapevoli di una presenza soprannaturale. The Conjuring 2, Annabelle e perfino The Nun non possedevano l’ “unicità” del primo film ma proiettavano abbastanza brividi da poter essere comunque riferiti a quel mondo senza troppe forzature e avevano in comune (a differenza della maggior parte delle storie dell’orrore slasher o sugli esorcismi) il fatto di non separare mai davvero il bianco dal nero, il bene dal male.

Piccoli brividi.

L’ultimo film della serie, Annabelle Comes Home, porta avanti un tono simile. Annabelle 3 ripropone la saga legata alla bambola posseduta (che abbiamo visto per la prima volta nell’efficace incipit di The Conjuring), solo che questa volta il giocattolo non dovrà fare i conti con i coniugi Warren, ma con loro figlia e un gruppo di teenagers. La maggior parte del film è materiale da storie di fantasmi di basso livello, che prendono il via quando Ed e Lorraine vanno via per un fine settimana, lasciando la piccola figlia Judy da sola con la baby-sitter Mary Ellen (Madison Iseman, Goosebumps 2). La migliore amica di Mary Ellen, Daniela (Katie Sarife, Girl Meets World), ha recentemente perso il padre e ha tentato più volte di contattarlo, quindi quando sente parlare del lavoro dei Warren insiste per rimanere a casa loro per trovare il modo di entrare in contatto con l’aldilà. Fin troppo facilmente troverà le chiavi per la stanza-archivio degli Warren (quale genitore le lascerebbe incustodite sul tavolo della scrivania, specie con una festa di compleanno alle porte?), toccherà ogni singolo cimelio e aprirà quindi i portali dell’inferno. Ben presto Annabelle si presenterà in varie parti della casa, dondolando su una sedia o sogghignando maniacalmente nel letto accanto a Judy. Ma in concreto non farà praticamente nulla se non agevolare l’apparizione degli altri spiriti.

Così le ragazze impiegano la maggior parte del film vagando per corridoi bui con varie fonti di luce che divampano nel momento sbagliato. Fortunatamente, gli attori sono abbastanza bravi da farci tifare per loro anche quando commettono innumerevoli errori da principiante (da tenere presente che il film è sia ambientato che ispirato ad un’epoca ‘innocente’, quindi i personaggi non hanno ancora imparato le lezioni della generazione post-Scream). Eppure, c’è soprattutto tanta (troppa) attesa in Annabelle 3, anche quando i violini stridono e le voci dei fantasmi sussurrano. E per tutto il tempo quell’intera stanza piena di cattiveria semplicemente giace lì, un ammasso di potenziale non sfruttato.

Ma il film di Dauberman non ha ambizioni ‘solo’ da film horror: con il personaggio della figlia degli Warren, si avventura in sul terreno della psicologia, mostrandocela vittima di bullismo a scuola o mentre si sforza di stare calma di fronte ad un grave pericolo, come i suoi genitori le hanno sempre insegnato. Non solo: negli intenti, Annabelle 3 vorrebbe anche essere il capitolo più divertente e autoironico della saga, un inno ai film horror teen anni ’70 e ’80 e forse è proprio sotto questo aspetto che mostra più il fianco. Lontano dall’essere ritmato e divertente come vorrebbe essere, quest’elemento adolescenziale finisce per risultare piuttosto fastidioso, fra bulli e feste di compleanno con torte rosa. Annabelle 3 ha sicuramente il merito di aver tentato meccaniche cinematografiche nuove e diverse, ma la fiacchezza del risultato potrebbe essere indice del fatto che, giunto al suo settimo film, il Conjuring-verse è rimasto con poche carte da giocarsi.

di GG

VOTO: 5


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