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Na Na Napule: due parole su “Capri Rendez-Vous” di LIBERATO/Lettieri

Pochi minuti prima della fine del “suo” nove maggio, LIBERATO lancia l’uscita del suo primo omonimo album con “Capri Rendez-vous” un cortometraggio ad episodi scritto e diretto da Francesco Lettieri.

Non c’è dubbio, i videoclip diretti dal regista hanno contribuito non poco alla creazione del mito di LIBERATO. Nei video di Lettieri abbiamo cercato indizi sull’identità misteriosa del rapper/trapper/cantautore napoletano, seguito la trama sentimentale raccontata dai primi cinque singoli, o semplicemente ci siamo persi nell’immaginario “intostreet” su cui la musica stessa si basa.

Ora, confesso: sarebbe troppo semplice parlare di LIBERATO come un fenomeno pop di qualità discutibile, o anche come un genio della musica contemporanea. Mi piace pensare che LIBERATO (perché è in un bel CAPS LOCK di MYSSKETIANA memoria che dobbiamo parlarne) sia entrambe le cose: un intelligente prodotto (di marketing) che è stato capace di coniugare cultura POP, creatività linguistica, trash e un immaginario napoletano che va oltre le sparatorie à la Gomorra.

Tornando a Capri Rendez-vous, se LIBERATO completa la tracklist del suo primo album con cinque pezzi che non aggiungono nulla ai precedenti, Lettieri fa qualcosa di diverso. Capri Rendez-vous di per sé è un oggetto di difficile definizione: si tratta di cinque videoclip di cinque canzoni, di cortometraggio di venti minuti o di una miniserie musicale? Sicuramente, di un sincero, per quanto ingenuo, omaggio a Capri, al cinema e al passato di entrambi. Non siamo di fronte ad un capolavoro destinato a cambiare la storia del videoclip, ma ad un sano intrattenimento esteticamente gradevole, che finirà per accompagnare almeno una hit dell’estate.

Il post 9 maggio è il racconto nostalgico della storia d’amore tra il “guagliò” Carmine e la bella attrice francese Marì. Tutto inizia nel 1966, quando Carmine è un aiuto sul set di un film girato davanti ai faraglioni di Capri da un ipotetico Dino Linetti, Dino come Risi e Linetti come la brillantina. Il bianco e nero dei primi due episodi, GUAGLIÒ e OI MARÌ, ci riporta indietro a quella stagione felice del cinema italiano, ricreando un’estetica che strizza l’occhio allo spot Light Blue di Dolce e Gabbana. Ovviamente dall’incontro fortunato tra un marinaio e un’attrice non poteva nascere nulla, se non un dramma: lei farà carriera, ma resterà vittima del successo, e lui diventerà carabiniere. L’episodio 3 ci riporta agli anni ’70 momento dell’incontro mai realizzato tra i due (il titolo del pezzo è NUNN’A VOGLIO ‘NCUNTRÀ), mentre nell’episodio 4 lei lo fa ASCÌ PAZZ‘: carabiniere sposato e con figlio cede alle lusinghe dell’amore perduto dell’ex-bella, e ora ubriacona, Marì. E arriviamo così all’epilogo, nella Capri turistica del 2019, resa attraverso un montaggio di immagini fotografiche. Marì, che per qualche misteriosa ragione da anziana si è trasformata nell’alter ego di Patti Smith, è tornata a Capri per salutare affettuosamente il suo passato (SPOILER: ovviamente qualcuno è morto). L’impatto con la città ricorda le strane isole di Caro Diario di Nanni Moretti, il cui nome compare insieme a quello di Hitchcock, Scorsese, Jean-Luc Godard (sic!) nei ringraziamenti finali.

Mi soffermo su questi ringraziamenti perché, a mio parere, condensano il senso di tutta l’operazione: Capri Rendez-vous è proprio un omaggio spudorato, tamarro, commerciale, ma allo stesso tempo sincero, a tutto ciò che di classico (e allo stesso tempo banale) potrebbe esistere nel cinema. Forse mi ero divertita di più guardando il video di GAIOLA PORTAFORTUNA, ma sta di fatto che già non riesco a smettere di canticchiare OI MARÌ.


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