The Dirt

È uscito su Netflix l’atteso, ma non attesissimo, biopic sui Mötley Crüe. Allora, da fan dell’immaginario fatto di donne nude, pantaloni di pelle, pelle umana, catene, rossetti e capelli cotonati, confesso che un po’ ci ho sperato. Ho sperato che quest’ammasso di mito, di spregiudicatezza, di “sporcizia”, di sesso, droga e rock n’ roll potesse essere raccontato in maniera almeno divertente, almeno accattivante.

Non chiedevo un sentito racconto dei drammi emotivi di questi quattro spregiudicati male assortiti, la storia della loro infanzia, i drammi della tossicodipendenza. Mi sarei accontentata di una retorica mitica e di aneddoti assurdi. Purtroppo in The Dirt non c’è niente di tutto questo. Jeff Tremaine, la mente dietro a Jackass e alla rivista skate Big Brother (alla quale tra l’altro ha pure dedicato un documentario), aveva a disposizione la biografia scritta dalla band insieme a Neil Strauss. Un racconto a più voci, autocelebrativo, pieno di boria e di cazzate: quale migliore punto di partenza per un film del genere? Tra l’altro, ci tengo a sottolineare che i Mötley sembrano essere stati presi da una smania di raccontare sé stessi: The Dirt: Confessions of the World’s Most Notorious Rock Band (sic!) arriva dopo le autobiografie di Tommy Lee, di Nikki Sixx, di Vince Neil. L’unico che si è astenuto dal regalare al mondo dell’editoria un’altra perla è Mick Mars, non a caso l’unico nel gruppo ad avere sempre avuto la testa sulla spalle. Insomma, tutto questo per dire che il materiale sulla band, sulle loro (s)fighe era veramente tanto, quindi Tremaine non ha scusanti.

Il vero problema di The Dirt è che un film anonimo, che potrebbe raccontare la storia di chiunque, di sicuro non quella dei Mötley Crüe. La narrazione procede secondo i binari triti e ritriti di questo genere di biopic: quattro sgangherati male assortiti, un batterista bamboccione, un cantante di una cover band erotomane, un adolescente problematico e un ex hippie con una malattia degenerativa dello scheletro formano una band. All’inizio sono un po’ sfigati, la gente li prende in giro, si menano, poi – inatteso colpo di scena – un manager li nota, li lancia, hanno successo, fanno un sacco di cazzate mentre sono in tour e poi diventano vecchi e nessun se li fila più. Però nel frattempo, sono diventati una famiglia, faranno di tutto per sostenersi a vicenda e vivranno felici e contenti dandosi pacche sulle spalle, nonostante le tragedie della vita. (Vorrei sapere per quale ragione, da Bohemian Rhapsody in poi, i film biografici sulle rock band siano diventati più melensi dei cartoni animati Disney).

Ad onor del vero si intuisce che nel “progetto” di Tremaine la “leggerezza” delle bravate avrebbe dovuto essere bilanciata dal dramma (e anche qui il materiale non manca): c’è la dipendenza da eroina di Nikki Sixx, ex adolescente abbandonato dal padre e psicologicamente abusato dalla madre; la figlia di Vince Neil che muore di cancro a 4 anni; la malattia degenerativa di Mick Mars, questo alieno che alla fine risulta il personaggio più simpatico, proprio perché fuori da ogni cliché. Peccato che anche queste parti siano abbastanza piatte e inutilmente melodrammatiche.

Per concludere, se una cosa si può dire dei Mötley Crüe, che – ci tengo a precisare – comunque amo molto, è che non siano proprio “Mozart”. Quindi raccontare la loro storia come quella di un’ammucchiata di geni incompresi mi sembra alla fine un po’ ridicolo (anche se hanno composto uno dei brani più fighi degli anni ’80). C’è però tutto un universo estetico anni ’80, glam metal, hair metal che dir si voglia, che poteva fornire tantissimo materiale, se non altro portare un po’ di gioia ai nostalgici facendo respirare un’aria vintage. E invece in The Dirt manca pure questo: un decennio intero scorre senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Sì, d’accordo, c’è Ozzy Osbourne che mangia le formiche e un po’ di latex qua e là, però tutto ciò non basta per portarmi indietro, in quello strano tempo in cui gli uomini rudi con capelli improbabili che si mettevano il rossetto scopavano più degli altri.

VOTO: 4


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