Ancora auguri per la tua morte

Quando uscì Happy Death Day (aka Auguri per la tua morte) fu piuttosto semplice bollarlo come uno slasher per millennials, tanto scontato quanto furbo nel giocare con meccanismi ben oliati (il giorno rivissuto in eterno in stile Groundhog day) e con un cast di teens più o meno simpatici (al cui centro si ergeva la biondissima final girl Jessica Rothe). Il film era divertente ma non andava oltre il giochino alla base della trama, facendo davvero il minimo indispensabile per farsi accettare dal grande pubblico. Un anno emmezzo dopo arriva il sequel, sempre diretto da Christopher Landon che questa volta si occupa anche della sceneggiatura, facendo prendere alla storia della giovane Tree Gelbman una direzione inaspettata. Ecco che Ancora auguri per la tua morte abbandona quasi del tutto l’horror per andare verso la commedia scifi e il film d’avventura per ragazzi.

Bayfield teen squad

E’ martedì 19 settembre, il giorno dopo quel maledetto lunedì 18 del primo film: Ryan (che avevamo già conosciuto come l’amico un po’ nerd del figo Carter) si sveglia in macchina e cammina intontito dall’hangover verso la camera del suo migliore amico: lo trova con Tree, che finalmente si è svegliata nel giorno giusto uscendo dall’incubo. Ryan quindi va nel laboratorio della scuola, dove sta costruendo con Samar e Dre il suo progetto di laurea, ovvero un aggeggio sferico, un mini reattore quantico che dovrebbe fare non so cosa ma che finirà per fare del gran casino. Poco dopo, Ryan viene sorpreso alle spalle dal killer Babyface (lo stesso che dava la caccia a Tree) e ucciso. Si risveglia in auto e rivive la stessa giornata. Fin qui ci siamo, è la copia del primo film, solo con un protagonista diverso. Ma la paura che AAPLTM sia una stanca riproposizione dell’originale passa subito, quando Tree si riprende il centro della scena spiegando a Ryan cosa sta succedendo e quando, finalmente, capiamo la causa di questi loop nei quali cadono i ragazzi: il reattore costruito da Ryan. In pratica questo oggettino che succhia più energia di un condizionatore degli anni ’70 ha incasinato lo spazio/tempo andando in funzione, creando non solo dei loop infiniti ma anche una porta per una dimensione parallela nella quale i ragazzi vivono la stessa vita ma con dinamiche totalmente diverse.

Tree, Ryan, Carter e gli altri ragazzi cercheranno di far tornare tutto alla normalità, ma dovranno passare attraverso diverse prove, diverse dimensioni e diverse…morti.

Succedono tantissime cose in questo Ancora auguri per la tua morte ed è davvero difficile riassumerle tutte. Ciò che conta è comunque la nuova realtà nella quale Landon ha calato il suo film, un film che non vive più solo sullo scontro Tree-Babyface ma che ha al suo interno tante piccole facce diverse (anche grazie al maggiore spazio dato agli altri personaggi) che rendono il film più solido e convincente. I canoni dello slasher anni ’90 vengono abbandonati in favore della fantascienza d’avventura, con Ritorno al Futuro che diventa il logico punto di riferimento (film non solo omaggiato con un poster in bella vista sul muro della cameretta di Carter ma citato dagli stessi personaggi per tentare di dare un ordine a ciò che sta loro capitando), anche se AAPLTM sembra più essere figlio di Detention di Joseph Kahn, ovvero un crossover di generi fresco e cool (senza dimenticare l’influenza di una cosetta come Timecrimes di Nacho Vigalondo, ormai film d’ispirazione per decine di pellicole).

Landon però fa qualcosa in più in questo sequel: costruisce una storia emozionalmente forte attorno a Tree, non più solo ragazza isterica e determinata, ma donna piena di conflitti interiori riguardanti l’amore per Carter e soprattutto quello per la madre, che Tree ritrova viva in un’altra dimensione. Questo lato emo della storia è in certi momenti forse un po’ troppo esasperato, ma si incastra bene con le precipitose avventure in laboratorio di Ryan e compagni, che fra gag e battute stupide cercano di salvare il mondo.

Ancora auguri per la tua morte azzecca davvero quasi tutte le mosse e il suo riposizionarsi all’interno di un genere diverso apre al franchise possibilità infinite. Era da tanto tempo che non vedevamo su grande schermo un giovane cast così bene assortito e affiatato: la Blumhouse coi ragazzi protagonisti di questo film ha tra le mani il suo team di teenagers eroi da sfruttare, un gruppo di personaggi da lanciare in potenziali mille avventure per giovani. E’ un po’ di tempo che si parla di una Blumhouse attratta dalla possibilità di creare un proprio universo (un po’ come fatto da Wan con The Conjuring) e le premesse qui sembrano esserci tutte (c’è anche la scena post credits in stile Marvel, cosa volete di più).

Se cercate sangue e violenza rivolgetevi ad un altro titolo del catalogo Blumhouse. Happy Death Day ha preso un’altra strada: forse molto, molto più redditizia e soddisfacente.

VOTO: 6,5


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