Russian Doll

Parliamo di Russian Doll, black comedy nuova di zecca che si può definire senza troppi problemi come la serie Netflix del momento. Si tratta di uno show tutto al femminile dal punto di vista creativo: è infatti ideato da Natasha Lyonne (la Nicky di OITNB), Amy Poehler e Leslye Headland, che rivestono anche il ruolo di produttrici esecutive.

Russian Doll parla di una donna, Nadia Vulvokov (interpretata dalla stessa Lyonne), che muore di continuo, tornando ogni volta ad un punto della sua vita ben preciso, ovvero il suo party di compleanno, che si svolge a casa di due amiche. Quando Nadia muore, apre gli occhi e si ritrova nel bagno delle sue amiche Maxine e Lizzy, nello stesso preciso istante in cui l’abbiamo incontrata la prima volta. Ricomincia quindi tutto da capo: esce dal bagno, sente la stessa canzone in sottofondo, incontra le stesse persone, rivive gli stessi identici momenti e, nonostante tutti i tentativi messi in atto per evitare pericoli, muore di nuovo. Ancora e ancora e ancora, nei modi più disparati (e alcuni parecchio divertenti), per ritrovarsi sempre nel bagno di Maxine e Lizzy. Insomma, un bel cazzo di incubo. La nostra protagonista scoprirà di non essere la sola a vivere questa situazione quando incontrerà in ascensore un uomo, Alan (Charlie Barnett), prima di morire (ancora). I destini dei due si incroceranno e gli spoiler finiscono qui.

Il concetto di loop temporale è già stato sfruttato abbondantemente al cinema (Ricomincio da capo e Auguri per la tua morte sono gli esempi più illustri), ma nonostante l’idea base non sia proprio freschissima (anche se resta una delle cose più catchy di sempre) Russian Doll riesce a costruirsi una propria personalità e a smarcarsi leggermente dal passato. Al centro di tutto ci sono una protagonista scoppiata e una New York bella e decadente come piace a noi, tra droga, sesso, alcol, feste, barboni e confusione.

È però nel personaggio della protagonista che si trova il punto di forza dello show. Nadia è una donna dai capelli rosso fuoco e dai modi ruvidi, programmatrice di videogiochi, autodistruttiva e con una spiccata passione per le droghe. È intelligente, sarcastica, cinica e logorroica e ha un carisma che conquista in pochi secondi. E’ un personaggio, quello di Nadia, che rispecchia la biografia dell’attrice: la Lyonne, lanciata ancora adolescente da Woody Allen in Tutti dicono I love you, ha avuto una vita travagliata con problemi di dipendenze varie, che hanno influito non poco sulla sua carriera. Probabilmente è anche per questo che risulta così credibile nei panni di un personaggio del genere (a dire il vero quasi tutti i ruoli che la Lyonne ha interpretato seguono questo canone, da Nicky Nichols alla sconvolta di Antibirth).

Mettendo la protagonista al centro della scena in maniera così netta Russian Doll si dimentica però di dare un minimo di caratterizzazione ai personaggi secondari, che diventano poco più di ingranaggi e marionette che si muovono all’interno dell’infinito loop (da segnalare però una grande comparsata di Chloë Sevigny).

Poco importa comunque perché, complice una scrittura brillante più attenta alle sfumature dei rapporti umani nei Mid-30s che al lato fantastico, Russian Doll riesce a spiccare nell’oceano di comedy Netflix uscite negli ultimi tempi. E’ una serie che diverte, certo, ma che ci ricorda in maniera amara che siamo condannati a rivivere sempre gli stessi errori finché non riusciamo a trovare, dopo infinite sofferenze, la nostra strada. E che ci mostra quanto si può essere soli anche in una città immensa come New York.

“Fun is for suckers. Staring down the barrel of my own morality always beats fun.”

VOTO: 6,5


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