Assassination Nation

Assassination Nation è il nuovo film di Sam Levinson, alla sua seconda regia dopo la dramedy Another Happy Day del 2011. Presentato per la prima volta al Sundance, il film ha girato vari festival (tra cui Toronto) facendo subito abbastanza “rumore”.

E’ la storia di quattro adolescenti all’ultimo anno di liceo, Lily (una bellissima Odessa Young, protagonista e voce narrante fuori campo), Bex (Hari Nef, transgender nel film e nella vita), Sarah (Suki Whaterhouse) e Em (la cantante Abra). Le ragazze vivono in una cittadina di provincia chiamata Salem (…) e conducono una vita fatta di social, feste, sesso e droga. A Salem tutti hanno vizi e segreti ben nascosti nei loro cellulari, fino a quando un misterioso hacker comincia a rendere pubblici i contenuti degli smartphone di mezza città. Foto, messaggi, cronologie delle ricerche: in un nano secondo la vita delle persone viene esposta pubblicamente. Si parte dal Sindaco, ultra conservatore e fervente oppositore dei diritti LGBT, le cui foto che lo ritraggono in intimo femminile vengono pubblicate ovunque, sconvolgendo e indignando il suo elettorato. Si passa poi al preside del liceo, nella cui gallery vengono trovate delle immagini della figlioletta nuda, venendo subito accusato di essere un pedofilo. Si arriva poi alla stessa Lily, che intrattiene una relazione virtuale con un uomo sposato, e a Bex, che nasconde una tresca con un membro della squadra di football del liceo. Le ragazze diventano il capro espiatorio della rabbia della ggente, con la folla che, resa cieca dall’odio, perde completamente la testa. La violenza, prima incanalata solo sui social, sfonda gli argini e si riversa nelle strade.

Quello che Levinson mostra in Assassination Nation è a tutti gli effetti un processo alle streghe 2.0. I cittadini sono giudici/boia e mettono in piedi processi sommari sull’onda di un crescendo di isteria e follia collettiva. Passare da un burn the witch ad un hang the bitch è un attimo. La sequenza in cui le amiche guardano Female Prisoner #701 di Shunya Ito, uno dei più celebri film appartenenti al genere Pinky Violence, funge da spartiacque e nella seconda parte del film ci ritroviamo catapultati in un distopico, violento e sanguinolento revenge movie. Lily, Bex, Sarah e Em si trasformano in guerriere cazzutissime che combattono per la loro vita e per la libertà di essere quello che sono.

Il film si può definire figlio di Spring Breakers e The Purge (da cui attinge a mani basse), ma il meccanismo che muove tutta la trama nasce da serie come Pretty Little Liars e Tredici. Nonostante il citazionismo sfrenato (addirittura Shining in apertura) Levinson cerca di dare un’anima propria al suo film, qualcosa di suo da dire oltre all’omaggio, riuscendoci a corrente alternata. Dietro l’iper estetizzazione delle immagini al neon e la patina pop, Assassination Nation offre una riflessione sulla società contemporanea e affronta le questioni sociali e morali in maniera diretta, sfacciata, lasciando da parte il puritanesimo tipico della società americana. La bandiera a stelle e strisce, che compare in numerose scene a fare da sfondo o a coprire i visi, viene calpestata e passata sotto uno schiacciasassi da Levinson, che dimostra un notevole coraggio nel parlare di certi temi, e nel servirci una critica feroce e spietata della natura umana e di un mondo ormai schiavo del web.

Levinson mostra sprazzi di talento (anche se spesso non riesce a mettere al meglio in scena alcune idee anche ottime), raggiungendo l’apice con il piano sequenza dell’home invasion. Azzeccata inoltre la scelta del giovane cast nel quale sono presenti anche Bella Thorne, nel ruolo della cheerleader Regan, e Bill Skarsgård nel ruolo di Mark, fidanzato ufficiale di Lily.

Assassination Nation è un film divertente e pieno di azione, che mostra qualche crepa solo in alcuni dialoghi davvero troppo didascalici e non all’altezza di altri passaggi caratterizzati da un accattivante e brillante nichilismo. È comunque un film da vedere e siamo certi che non resterete delusi dalle ragazze di Salem.

Assassination Nation, 2018, Sam Levinson


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