Suspiria

Suspiria è uno di quei film che ha segnato la mia vita. Mi ha terrorizzato, mi ha fatto amare l’horror, il sangue, la paura, Argento, il cinema. Tutto questo non c’entra niente con il film di Luca Guadagnino, ma ci tenevo a dirlo per togliere subito di mezzo il film del 1977 e non nominarlo più.

Sono passati più di 40 anni e Suspiria torna alla ribalta grazie ad un autore che negli ultimi tempi si è preso lo scettro di re del cinema italiano contemporaneo (che vi piaccia o meno, al momento è così) e che ha azzardato un’operazione che poteva essere un disastro. Grazie a Dio (che non esiste, ndr) il risultato è grandioso: siamo di fronte ad un’opera stilisticamente perfetta, girata con un’attenzione maniacale per i particolari e con una voglia incontenibile (forse pure troppa) di stupire lo spettatore. E’ difficile rimanere indifferenti di fronte alla potenza di Suspiria. Potrete odiarlo, ridere, non capirci un cazzo (lo so che siete andati su google) o adorarlo come un pezzo d’arte dal valore inestimabile, ma vi sfido a rimanere indifferenti davanti a questo film. Il discorso è più o meno lo stesso già fatto ai tempi di Mother!, con la differenza che Guadagnino mette ordine là dove Aronofski gettava caos.

Suspiria è tante cose. E’ una storia di formazione (o coming of age, fate voi), è una storia di streghe, è storia di madri e di figlie, di uomini e donne (ma anche solo di donne, se si pensa che l’unico personaggio maschile di rilievo è interpretato da una Swinton truccatissima), è un viaggio nella Berlino del 1977, è una storia di separazioni, incontri e ricongiungimenti. E poi ci sono la psicanalisi (Jung, Lacan, Freud…Klemperer), la politica e la Storia (la Raf, la Baader-Meinhof, le difficoltà della Germania divisa, l’Olocausto!1!), il femminismo, l’amore, la Morte. Il tutto sotto una cazzo di pioggia che non si ferma mai. A Guadagnino interessa contestualizzare TUTTO e ci sommerge di informazioni (spesso attraverso le prime pagine dei giornali o con radio e tv accese, come già accadde in CMBYN) e particolari su ogni personaggio, tessendo una tela di richiami e collegamenti che può confondere ma che allo stesso tempo è una delle cose più affascinanti del film (e in ogni caso per i più duri di comprendonio ci sono ben due spiegoni: uno “nascosto” nel delirio di Patricia nel primo capitolo e uno contenuto nel pippone femminista che Susie fa al dottore nell’epilogo).

Vedi alla voce “tela”

Insomma, la visione richiede un leggerissimo sforzo ma ripaga alla grande, anche perchè quando si entra nel campo dell’orrore (che poi, in fondo, è ciò che a noi più interessa) Guadagnino picchia e fa male. La morte coreografata e spaccaossa di Olga è una delle sequenze più spaventosamente belle viste negli ultimi anni e il gran finale è un orgasmo visionario tra performance, horror arthouse e teatro danza che lascia senza fiato e ci apre una porta sull’Inferno (se tutto ciò che vi resta di quel finale sublime sono gli occhiali scuri di Markos, mi dispiace per voi).

Qualche parola anche sulle anziane streghe (polanskiane? fassbinderiane? sticazzi?), una combriccola di inquietanti comari che affrontano forse per la prima volta nella loro storia (lunga? breve? sappiamo solo che erano lì già prima della guerra) una spaccatura interna tra fedelissime della vecchia Madre (Markos!) e il nuovo che avanza (Blanc). E’ una dinamica interessante quella dei rapporti tra le varie streghe, una delle cose meglio riuscite a Guadagnino, che ogni tanto svacca (in buona fede) ma che riesce a chiudere il cerchio attraverso potenti sequenze oniriche (e qui ne approfitto per citare Walter Fasano, curatore di un montaggio a tratti incredibile) e il feeling perfetto che si crea col passare dei minuti tra Dakota Johnson e Tilda Swinton (mani e occhi). La rivisitazione del tema delle Tre Madri poi è una novità che può spiazzare, ma è del tutto coerente col percorso che Guadagnino e Kajganich hanno pensato per la protagonista. Insomma, di sbavature nello script di questo Suspiria ne troverete poche.

Ci sono poi la musica splendida di Thom Yorke (la sua colonna sonora è tra le migliori dell’anno ed è probabile che ci scappi una nomination agli Oscar), gli interni claustrofobici, curatissimi e fottutamente anni ’70 della scuola (la location è un albergo abbandonato in provincia di Varese, se vi può interessare) e, appunto, la danza, una delle cose di cui meno mi frega al mondo ma che qui incanta.

Suspiria è un film/esperienza dal quale si esce tramortiti e con mille pensieri in testa, un film di un autore, Guadagnino, che ha mostrato un coraggio incredibile nello spingersi oltre certi confini (ben lontani dalla sua comfort zone, tra l’altro) e del cui valore in Italia forse non ci siamo ancora resi pienamente conto. Ma film come questo Suspiria in giro ce ne sono davvero pochi.

Best quote: Oggi dobbiamo spaccare il naso a tutto quello che è bellissimo.

VOTO: 7,5


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