You

Parliamo di You, show che ha debuttato a settembre negli Stati Uniti su Lifetime ed è stato distribuito da Netflix dallo scorso dicembre. Ideato da Greg Barlanti (uno che è dietro a decine di serie pop cult, una su tutte Dawson’s Creek) e Sera Gamble partendo dall’omonimo romanzo best-seller del 2014 di Caroline Kepnes, You porta sullo schermo una storia d’amore tipica del 21° secolo, tempo in cui i panni sporchi escono dalle case e si lavano sui social e la privacy è ormai un’utopia.

“Cosa faresti per amore?”, questo è il leitmotiv che dà inizio al racconto. Joe (Penn Badgley, il Dan di Gossip Girl) è il responsabile di una libreria di New York specializzata in volumi antichi. Un giorno entra in negozio Beck (Elizabeth Lail), aspirante scrittrice, ed è amore a prima vista (“Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, quel giorno più non vi leggemmo avante”). Non siamo però davanti ad una tipica love story, l’infatuazione di Joe diventa subito ossessione e si passa da un sano stalkeraggio sui social a uno stalkeraggio vero e proprio. Diventa quindi subito chiaro che Joe non ci sta tanto con la testa e che per amore è disposto a fare praticamente di tutto.

Sembra una storia interessante, e avrebbe potuto esserlo, ma la serie non funziona principalmente per la mancanza di credibilità, che trasforma in parodia quello che, con un piccolo sforzo di scrittura, poteva diventare uno show su cui riflettere per il target a cui fa riferimento, i tardo-adolescenti di oggi.
La New York di You è una città dove delle giovani sprovvedute (come la protagonista) vivono liberamente in una casa al piano terra con enormi vetrate (senza tende) ed espongono al primo che passa per strada le loro avventure sessuali, una città nella quale lo stalker di turno può tranquillamente masturbarsi pensando a voi su un marciapiede dell’Upper East Side. Lo psycho fidanzato vi segue ovunque, a cinque centimetri di distanza, senza che ve ne rendiate conto, entra ed esce dalle case come se nulla fosse, ruba e rimette a posto. D’altronde basta un cappellino calato in testa e sei magicamente invisibile.

Le persone attorno a Joe spariscono in un battito di ciglia e nessuno si pone il problema. Insomma, che il simpatico libraio possa essere un killer matto non viene proprio in mente a nessuno e al nostro simpatico stalker basta saper maneggiare cellulari e social per riuscire a confondere le acque. Non credo di aver mai sospirato, alzato gli occhi al cielo e gridato “Ma perché?” come guardando You.

I personaggi sono tutti estremamente noiosi mentre cercano disperatamente di essere interessanti. Beck è una scrittrice dall’infanzia tormentata, dovrebbe essere l’intellettuale che spicca nel gruppo di amiche sceme (quella intelligente insomma) ma alla fine non è altro che la più fragile, una ragazza superficiale, bisognosa, disonesta, incapace di rendersi conto di cosa le accade intorno. Ogni volta che mostra una crescita, torna irrimediabilmente indietro (insomma, cretina è e cretina rimane fino alla fine). Sulle amiche non mi soffermo nemmeno, sono tutte veramente pessime e ti ritrovi a fare il tifo per il serial killer pur di togliertele dalla vista.
Joe ci viene fatto conoscere attraverso una narrazione in prima persona e con alcuni flashback che servono a definire meglio questo surrogato di Dexter. Infanzia disagiata anche lui, traumi su traumi che l’hanno portato a essere lo psicopatico che vediamo. Joe allo stesso tempo ha però sviluppato un senso di grande protezione verso i bambini, che ci viene mostrato attraverso il rapporto con il suo piccolo vicino di casa, Paco. Paco è alle prese con una madre vittima di un patrigno violento, e le interazioni tra i due sono la cosa più bella della serie. Insomma, è sempre colpa dei genitori, ma questo lo sapevamo già.

Per concludere, siamo di fronte ad un connubio mal fatto tra Gossip Girl e American Psycho. Evidentemente però gli autori non sono Bret Easton Ellis, e nonostante il tentativo non sono riusciti nemmeno lontanamente a raccontare in maniera brillante cosa passa nella mente di un serial killer. Ci può essere, volendo essere generosi, uno sfizioso tentativo di raccontare l’ossessione amorosa ai tempi della tecnologia e dei social, una sorta di prolungamento del classico discorso blackmirroriano trasportato in un contesto quasi da soap opera, e un leggero abboccamento dalle parti della letteratura e dell’impatto che ha sui giovani americani bidimensionali perennemente online di oggi, ma insomma…è un po’ pochino. Comunque non è stato tutto tempo sprecato, la serie ci lascia con due grossi insegnamenti: primo, compratevi delle tende e secondo, quando qualcuno si intromette tra voi e il vostro amore, basta un martello e il gioco è fatto.

VOTO: 4,5


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