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Bird Box (o l’imprevedibile virtù del copia-...

Bird Box (o l’imprevedibile virtù del copia-incolla)

A quanto pare in America gli adolescenti hanno iniziato a lanciarsi in mezzo alla strada bendati rischiando di venire arrotati dalle macchine. Una nuova versione del Blue Whale? No, si tratta di emulazione di Bird Box, il film Netflix con Sandra Bullock. Il fenomeno si è diffuso così velocemente da costringere Netflix a fare un post su Twitter in cui chiedeva di smetterla.  Questa pagliacciata collettiva a stelle e strisce mi ha portato a googolare “Birdbox” e scoprire che la regista del film è Susanne Bier, tamarra danese con un piede nel cinema d’autore e uno nel cinema finto d’autore. Non solo, lo sceneggiatore è Eric Heisserer, uno che ha scritto una cosina come Arrival. Insomma, tutte queste informazioni messe insieme mi hanno convinto a dedicare due ore a Bird Box.

Siamo negli Stati Uniti con Sandra Bullock incinta quando un flagello micidiale su abbatte sull’intero pianeta: la gente inizia a suicidarsi in massa. Prendendo a testate il muro, lanciandosi dalle finestre, pugnalandosi alla gola con un paio di forbici…le persone si tolgono la vita da un momento all’altro. Il bisogno di morte si trasmette apparentemente attraverso il contatto visivo con delle “creature”. Il mondo sprofonda nel caos in quattro e quattr’otto. L’unico modo per sopravvivere pare essere quello di non guardare gli esseri e chiudersi in casa al buio. Così fa Sandra Bullock, che si rifugia in una villa con altri sopravvissuti (e con John Malkovich!). Seguiranno eventi tragici etc.

Bird Box

Dunque Bird Box è una copia di tre  film horror recenti.

  1. E venne il giorno, M. Night Shyamalan, 2008. Uno dei cult del periodo “buio” del regista de Il Sesto Senso e Split. Sinossi: da un momento all’altro la gente comincia a suicidarsi. Come? lanciandosi dalle finestre, buttandosi in mezzo alla strada, spezzandosi l’osso del collo da sole…sounds familiar? Sì è uguale a Bird Box. Alcune scene del film di Shyamalan sono proprio prese, copiate e incollate nel film della Bier.
  2. A Quiet Place, John Krasinski, 2018. L’horror campione d’incassi dell’anno scorso. Sulla Terra arrivano gli alieni: sono ciechi ma con un udito pazzesco. Per sopravvivere è necessario smettere di parlare e chiudersi in casa. Ok, in questo caso non siamo di fronte ad un copia incolla, quanto piuttosto a una variazione minimale di un dettaglio per evitare la querela.  Stesso impianto, stessa storia, stessa invasione aliena, ma al posto dell’udito c’è la vista. Là bisognava stare zitti, qui bisogna essere ciechi.
  3.  It Comes at Night, Trey Edward Shults, 2017. Horror hipster uscito dal Sundance un paio di anni fa. La trama: una misteriosa epidemia uccide le persone in tutta America. I pochi sopravvissuti si barricano in casa  o diventano dei pazzi violenti che fanno razzie.  Bird Box attinge a questo film nella parte centrale, quando la famigliola della Bullock vive nascosta in una villetta, assediata dalle “creature” e dai matti in libera uscita. Sequenze identiche e dinamiche tra gli ospiti replicate senza il benché minimo imbarazzo. Non solo, se It Comes at Night era un metaforone dell’avvento del Trumpismo in America, Bird Box segue a ruota, riferendosi chiaramente al presidente americano in un paio di scene (John Malkovich dice: “And at the end of the world we make the world great again!”, per non parlare del fatto che l’epidemia/invasione aliena nasce in Russia e poi arriva in America…..)

 

Ora, dopo una prima mezz’ora in cui il mio unico pensiero era “ma fare un film in questo modo è legale?”, devo dire che ho smesso di interrogarmi sul concetto di plagio, omaggio e citazione e ho guardato il film senza lamentarmi troppo. Bisogna anche aggiungere che la tecnica di copia-incolla adottata da Bier-Heisserer è rispettabile per la sua natura inataccabile: Bird Box inizia copiando un film, quando si avvicina troppo alla zona querela, comincia subito a copiarne un altro, e via così per circa 2 ore, come una scimmia che passa da una liana all’altra. Uno stratagemma che non riesco a non definire virtuoso.

E il film? Alla fine la Bier il film lo porta a casa. Siamo di fronte al male assoluto in termini di creatività artistica e autoriale, certo, e il film scompare dalla memoria alla velocità di un sparaflash di Man in Black; ma in fondo, who cares? E’ quello che si chiede a Netflix, no?

VOTO: 6 – – – – –


  1. Simo

    4 Gennaio

    Sei stato anche troppo buono, io avrei usato ben altri aggettivi per descrivere questo film che a mio papere trova l’unica scintilla di speranza nella presenza del buon vecchio John. Particolare accanimento l’avrei dedicato alla cicciabomba che fortunatamente si lancia dalla finestra evitandoci maggiori sofferenze.

    • Colpa dell’editor. Prendiamo due lire da Netflix per non stroncare troppo i film. A Bird Box volevo mettere 4 ma l’editor me l’ha alzato a 6 – – – – – .
      La vita è una merda ma dura poco.

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