READING

Mowgli – Il Figlio della Giungla

Mowgli – Il Figlio della Giungla

E’ appena uscito su Netflix il nuovo film tratto dalle storie di Rudyard Kipling su Mowgli e i suoi amici animali. Un altro Libro della Giungla? Sì, un altro Libro della Giungla, che questa volta prende il titolo di Mowgli: Il figlio della giungla ed è prodotto dalla Warner Bros anzichè dalla cara vecchia Disney. Ovviamente non se ne sentiva assolutamente il bisogno, ma questo non ha fermato la nostra sete di lupi, liane, orsi, tigri, elefanti e bimbi zozzi che saltano da un ramo all’altro. Questo di Mowgli è un progetto in piedi dal 2012 che la WB ha cercato in maniera isterica di piazzare un po’ a tutti (anche a Iñárritu e a Ron Howard) e che alla fine ha trovato casa tra le braccia di Andy Serkis, al quale non è sembrato vero di aver la possibilità di lavorare con un materiale simile. Al progetto poi si sono unite varie star di Hollywood per dare la propria voce agli animali (tra gli altri Benedict Cumberbatch, Christian Bale e Cate Blanchett).

Dopo anni e anni di lavorazione e uno slittamento dell’uscita (per non accavallarsi al film Disney del 2016), finalmente Mowgli ha visto la luce e…ci è piaciuto un sacco!

So che non è facile convincervi a guardare un film che racconta una storia che tutti ormai sappiamo a memoria, ma il lavoro che ha fatto Serkis è qualcosa di diverso e affascinante. Dimenticatevi le canzoncine, dimenticatevi il paradiso terrestre disneyano, dimenticatevi la spensieratezza e gli animali che vivono allegri e in armonia: la giungla che vedrete in questo film è una CAZZO DI GIUNGLA.

Non c’è un solo momento all’interno del film nel quale non ci arrivi attraverso le immagini l’umidità, la puzza di animali selvatici, il sudore di Mowgli (sempre sporco e unto da far schifo), la pesantezza e la pericolosità della vita selvaggia. Gli animali non sono dei pupazzi rassicuranti, sono pieni di graffi e cicatrici e acciacchi. Baloo è mezzo sfigurato, la tigre Shere Khan è zoppa e si trascina pesante, Bagheera è affaticata da troppi anni di preoccupazioni, Akela è un vecchio lupo spelacchiato e tutti gli animali pensano solo ad una cosa: sopravvivere. Non siamo di fronte ad una fiaba per bambini, siamo di fronte ad un romanzo di formazione con animali parlanti. Ah, e c’è un sacco di sangue. Ma tanto.

Avrete insomma capito che non si tratta di un film per bambini (Andy Serkis ci ha tenuto a ricordarlo praticamente in ogni intervista rilasciata negli ultimi due anni). A differenza del film Disney che ricalca pari pari il cartone animato classico del 1967, Mowgli mescola un po’ le carte, portando il ragazzo-lupo a sperimentare la vita “civile” nel villaggio degli uomini, all’interno del quale si troverà a suo agio, fino ad una scoperta shock che lo spingerà a tornare nella giungla per mettersi a capo del suo branco (shock che non vi spoilero ma che credo tormenterà le mie notti per tutta la vita).

Ma voglio parlare ora della cosa che mi è piaciuta di più in questo Mowgli, oltre al realismo e al sangue: le scimmie.

C’è un momento nel film in cui Mowgli viene rapito dalle scimmie e trascinato nella loro tana. Qui Andy Serkis fa il suo capolavoro (anche perchè con le scimmie Andy gioca in casa) e ci regala un paio di minuti quasi da film horror, con il ragazzino sballottato di qua e di là come fosse un bambolotto (prende addirittura una craniata su un masso che gli fa perdere conoscenza) da delle scimmie che assumono l’aspetto di creature oscure, esseri totalmente fuori controllo, in preda ad una sorta di isteria di massa. E’ una sequenza pazzesca, una vera e propria discesa agli inferi per Mowgli, che viene salvato in extremis dall’intervento di Bagheera e Baloo. Un film si guarda anche per momenti come questo, pochi minuti che ti fanno restare a bocca aperta. E chissenefrega se poi non tutto il film è su un livello così alto e se cerca di rientrare di tanto in tanto sul binario del coming of age per ragazzi. A me bastano le scimmie pazze.

Questo Mowgli è un film a cui sento di voler bene, perchè è palpabile la passione che ci ha messo dentro Serkis, con una cura dei dettagli quasi maniacale e un lavoro di animazione davvero ottimo. Manca un po’ di leggerezza, è vero, ma ci si emoziona nei momenti giusti e si empatizza col bimbo selvaggio che tra una botta in testa e un volo di dieci metri impara lezioni su lezioni, scoprendo la sua vera natura e diventando un leader.

Fidatevi e date una chance a questo film. E’ piaciuto anche al mio cane.

VOTO: 7


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.