Cam

Su Netflix è uscito un horror sulle cam girls, si chiama CAM ed è diretto da un ragazzotto con la faccia pulita e gli occhialetti, tale Daniel Goldhaber, al suo esordio alla regia. Giovane autore, giovani attori, prodotto poco sponsorizzato ma, come spesso accade, un film che fa il suo sporco lavoro nel migliore dei modi, rispondendo alla perfezione al dogma di mamma Netflix: poco impegno, molto intrattenimento.

La storia che racconta CAM è davvero basilare e si può riassumere con poche parole: una giovane cam girl ossessionata dal lavoro un giorno scopre che un suo alter ego virtuale ha preso possesso dell’account del sexy-sito sul quale trasmette i suoi video live, rubandole l’identità. Paranoia, sclero, indagini, lotta dura contro l’internet.

Il punto dal quale parte Godlhaber è accattivante e si focalizza su temi super attuali come la dipendenza da social, la mania da esposizione e un internet sul quale ci illudiamo di avere il totale controllo. La protagonista Alice è una ragazza come tante che per fare due soldi fa spettacolini online su un sito di cam erotiche (sulla falsa riga del celebre Cam4), ma è chiaro fin da subito che quello che dovrebbe essere un sexy-gioco ben pagato è per lei quasi una malattia, che la spinge ad andare sempre oltre per ottenere tokens (i soldi virtuali usati su questo tipo di siti) e scalare posizioni nella classifica delle cam girls. Una volta tanto assistiamo ad una porno-dipendenza rovesciata: non è più il consumatore uomo, grasso e sudato che perde la testa per le donne nude di internet, ma sono le stesse donne ad essere schiave della loro immagine pubblica.

CAM rimedia ad una sceneggiatura intrigante ma povera come non mai (succede davvero poco nel film e ciò che succede di interessante lo vediamo attraverso lo schermo di un computer) con una rappresentazione precisa di un mondo virtuale ancora poco esplorato da cinema e serie tv. La riflessione sui social non è delle più originali, ma Madeline Brewer (la Janine di Handmaid’s Tale) è davvero brava e Goldhaber fa oscillare furbescamente il suo film tra una puntata di Black Mirror e un teen horror pop e innocuo. La cosa che fa sorridere è che in un film su una porno-chat di erotismo non c’è nemmeno l’ombra e tutto si perde nella freddezza dello schermo e del cyberspazio.

La battaglia tra Alice e il suo alter ego virtuale è un po’ goffa e si conclude in maniera ridicola: gli unici spunti degni di nota arrivano dalle indagini che fa la protagonista sulle altre cam girls, che porteranno ad inquietanti scoperte (no spoiler, vabbè). Cam è un film che ha il merito di prendersi un campo nel quale ancora nessuno aveva giocato e ne trae tutti i benefici possibili, pur restando, ahimè, un filmetto da Netflix & Chill e niente più.

VOTO: 6


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