Homecoming

Parliamo di Homecoming, nuovo gioiellino seriale targato Amazon, che conferma ancora una volta di puntare tutte le sue carte sulla qualità dei prodotti originals più che sulla quantità (e non a torto). Homecoming è un thriller psicologico basato sull’omonimo podcast di Eli Horowitz e Micah Bloomberg, anche ideatori/sceneggiatori dello show, ed è diretto da Sam Esmail, conosciuto ormai dall’intero universo per aver dato vita a Mr. Robot. Creare una serie tv da un podcast unendo due stili comunicativi così diversi è una cosa innovativa che sta prendendo piede all’interno di un mondo seriale sempre più a corto di idee e Amazon sembra volerci puntare forte (basti pensare a Lore, serie che comunque resta ancora parecchio legata al linguaggio radiofonico).

La carta vincente di Homecoming, diciamolo subito, è l’aver affidato la regia di tutti gli episodi ad uno come Esmail, che riesce a trasformare in oro un materiale che in altre mani avrebbe corso il rischio di diventare uno dei tanti thriller patinati che ci passano davanti senza lasciare traccia.

Homecoming segue la vita di Heidi Bergman (Julia Roberts), ex dirigente del Homecoming Transitional Support Center, una struttura gestita dal Gruppo Geist (corporation tanto potente quanto misteriosa), che ha lo scopo apparente di aiutare i soldati reduci da missioni di guerra a tornare alle loro vite normali, superando i problemi legati al PTSD. Ben presto però capiamo che non è tutto così limpido come sembra e che gli obiettivi del progetto Homecoming sono diversi. Heidi stringe un rapporto molto stretto con Walter Cruz (Stephan James, protagonista dell’ultimo film di Barry Jenkins), uno dei soldati seguiti dal centro, ed è costantemente controllata tramite incessanti telefonate dal suo capo Colin (Bobby Cannavale, yeah), uomo ambizioso e maniacale. Quattro anni dopo avere lasciato la struttura per oscuri motivi, Heidi ha iniziato una nuova vita, abita con sua madre (Sissy Spacek) e lavora come cameriera. Quando Thomas Carrasco (Shea Whigham), zelante auditor del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, si presenta da lei per farle alcune domande in merito al suo passato ruolo all’Homecoming, Heidi sembra non ricordare nulla. Da qui comincia il suo percorso a ritroso per capire cosa è realmente successo nella sua vita durante gli anni passati a lavorare per la Geist.

Sam Esmail modella la storia secondo i canoni stilistici molto personali che lo hanno reso famoso, mescolando le acque e portando un genere tradizionalmente freddo come quello del corporate thriller all’interno della distopia vera e propria. I personaggi, schiavi del loro ruolo all’interno della società, lottano con la loro mente, coi loro ricordi e, più pragmaticamente, contro le oscure trame di una corporation che vede gli esseri umani come semplici pedine da usare per raggiungere i propri scopi. Insomma, la Geist è la nuova E Corp e il percorso che Julia Roberts intraprende non è poi così lontano da quello di Rami Malek in Mr. Robot. Ma Homecoming sfugge al richiamo del pop e dell’accattivante in stile Black Mirror, guardando più alla classica spy story (e l’investigatore hitchcockiano interpretato d Whigham è lì a dimostrarcelo) rivisitata però in chiave contemporanea, con tutti gli schemi e i tricks a cui Sam Esmail ci ha abituato. I suoi ormai tipici piani sequenza, a cui si aggiungono incredibili movimenti di camera, zoom prolungati e inquadrature dall’alto, vengono intrisi di un’eleganza e una classe che ricorda a tratti Tom Ford. Gli ambienti e le location old style, poi, sono curati nei minimi dettagli, con una fotografia ed un montaggio (entrambi in mano al team che ha già lavorato a Mr. Robot)  tra i migliori visti ultimamente in una serie televisiva. Esmail ha inoltre adottato un espediente visivo molto particolare, alternando il formato 16:9 ad un claustrofobico 1:1 (citando anche Mommy in una delle scene clou).

Tutta questa bellezza visiva correva il rischio di sovrastare la storia, ma finisce per creare con essa un connubio perfetto, supportata anche da una colonna sonora orchestrale che accompagna la narrazione come in un valzer. Con un cast del genere inoltre, si andava piuttosto sul sicuro, con una Roberts in gran spolvero, l’emergente James ottimo nei panni del soldato alienato e un Bobby Cannavale sempre al top.

La seconda stagione pare sia già stata confermata, anche se la presenza di Julia Roberts è ancora in dubbio. Voi nel frattempo guardatevi Homecoming, una delle più belle realtà televisive di questa seconda parte di 2018.

VOTO: 7+


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