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I Think We’re Alone Now

I Think We’re Alone Now

I Think We’re Alone Now è un film di fantascienza presentato a gennaio al Sundance, scritto da Mike Makowsky e diretto da Reed Morano (che si è aggiudicato l’U.S. Dramatic Special Jury Award for Excellence in Filmmaking, qualunque cosa voglia dire), ma possiamo più facilmente descriverlo come “il film post-apocalittico con Elle Fanning e quello di Game of Thrones“.

Il plot è semplice e classico: per una causa non ben precisata, un’apocalisse globale ha sterminato l’umanità. Del (Peter Dinklage, finalmente con un ruolo da protagonista) crede di essere l’ultimo uomo sulla terra e ha deciso di condurre un’esistenza pacifica rimanendo nel suo luogo natale. Vive nella biblioteca dove lavorava, continua a tenere in ordine e a catalogare i libri, passa le giornate a ripulire le case della gente che ormai non c’è più e a seppellire i loro cadaveri.

Una notte Del viene svegliato dal rumore di alcuni fuochi d’artificio in lontananza: non è quindi così solo come pensava. Troverà Grace (Elle Fanning), ragazza un po’ sbandata che cerca di convincerlo a farla restare con lui, per non rimanere di nuovo sola. Del non ci pensa nemmeno ad avere tra le scatole una che non sta zitta un attimo e cerca di allontanarla. Quando la giovane donna però decide di andarsene, Del cambia idea, proponendole di rimanere con lui per un periodo “di prova”. Grace è una presenza rumorosa, che interrompe il silenzio e la solitudine a cui Del era abituato fin da prima della catastrofe. È completamente diversa da lui, ma piano piano l’uomo si abitua ad averla intorno, le insegna tutto ciò che ha imparato per sopravvivere, e diventa la sua aiutante per liberare le case dai morti.

La particolarità di I Think We’re Alone Now è che la storia che ci viene mostrata non è il classico racconto adrenalinico tipico di questo genere, dove gli esseri umani sopravvissuti si danno alla totale anarchia in terre selvagge dove vige solo la legge del più forte, ma esamina i limiti della solitudine e il conforto della routine quando tutto il resto è perduto. È un film che affronta la complessità di ciò di cui una persona ha bisogno per vivere e non solo per sopravvivere. Basta pensare che i primi 15 minuti del film sono senza dialoghi, con lo spettatore che osserva semplicemente le abitudini quotidiane del bibliotecario mentre entra nelle case, rovista nei cassetti in cerca di batterie, lavora in biblioteca, cena con un bicchiere di vino tutte le sere. È solo l’arrivo dell’uragano Grace a mettere fine a questa routine solitaria, che sarebbe potuta proseguire all’infinito.

I due protagonisti formano una coppia sconclusionata ma convincente e l’evolversi del loro rapporto è raccontato in modo mai banale. È interessante vedere come le due personalità riescano ad incastrarsi l’una con l’altra arrivando a creare una routine di coppia oliata e appagante per entrambi.
Insomma, siamo di fronte ad uno di quei film indipendenti che inizia davvero bene e con una bellissima esecuzione, malinconico, introspettivo, freddo e triste, con un’atmosfera e una fotografia assolutamente fantastici. Tutto veramente bello e fatto a modino, fino al terzo atto.

E qui, aimè, va tutto in vacca.

La parte finale del film si concentra sulla storia di Grace tra l’apocalisse e l’arrivo nella cittadina di Del e sulle ripercussioni che il passato della ragazza ha sul ménage tra i due protagonisti. Un twist che è stato spinto a forza dentro il film per creare qualcosa di pazzesco che desse una svolta al racconto (dopo un’ora di ritmi blandi dove l’unico evento degno di nota è un cagnolino che scappa e si perde, qualcosa andava pur inventato per far alzare il sopracciglio allo spettatore). La trovata di Makowsky è però un espediente completamente slegato dal clima del film, uno shock che resta appena abbozzato (e anche mal realizzato), che quindi risulta completamente inutile. L’unica nota positiva di questo finale è la piacevolissima presenza (a caso) di Charlotte Gainsbourg e Paul Giamatti.

Un vero peccato. Sarebbe stato bello un intero film con Peter Dinklage ed Elle Fanning che sopravvivono in un mondo post-apocalittico senza fare assolutamente nulla. A volte le cose semplici sono anche le migliori.

VOTO: 6


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