Revenge

Una villa da qualche parte nel deserto americano. Lei è Jen: una bionda che sembra uscita da un videoclip degli anni 2000, con tanto di shorts inguinali e lecca lecca. Lui è Richard: biondo, ricco palestrato e con il mento a culo. La coppia è inaspettatamente raggiunta dagli amici di lui, Stan e Dimitri: i tre si sarebbero dovuti incontrare il giorno successivo per andare a caccia. Lasciata sola con i bruti, Jen verrà stuprata da Stan e quasi uccisa dall’amorevole Richard. Caso mai qualcuno ne dubitasse, Revenge mette in scena la cruda vendetta di Jen ed il suo passaggio da preda a predatrice. Per farla corta: rape and revenge.

Prima.

Il film segue la struttura classica del suo genere: stupro/violenza, sopravvivenza, possibile metamorfosi/training di kung fu, vendetta sanguinosa nei confronti degli aguzzini. Nel caso di Revenge il momento che segna la trasformazione e la rinascita di Jen (l’italiana Matilda Lutz, della quale dovremmo andare un po’ fieri) è simboleggiato da una fenice, impressa a caldo da una lattina di birra rovente con cui la ragazza (dopo aver perso litri di sangue) cauterizza un buco nella pancia largo 4 cm e profondo 8. Un po’ didascalico ma impressive.

Dopo.

In ogni caso alla regista, la francese Coralie Fargeat, qui al suo esordio, non sembra importare molto della verosimiglianza: la trama è archetipica, i personaggi sono monodimensionali, caricature di stereotipi di genere (maschi brutti e cattivi VS ragazza attraente e sciocchina) che si muovono in un’ambientazione dai colori iper-saturi e surreale.

Ciò che dovrebbe dare una marcia in più al film è la reinterpretazione di questo sotto genere dell’exploitation dal punto di vista femminile. Nell’epoca del #MeToo, la rivalsa della ragazza assumerebbe toni politici e “femministi”. Dal mio modesto punto di vista l’obiettivo è solo parzialmente centrato: si nota l’attenzione per le descrizione dei ruoli di genere attraverso la ricostruzione degli sguardi, quelli degli uomini possessivi e penetranti, quelli della ragazza inorriditi. I corpi, soprattutto quelli maschili, siano essi belli o no, si trasformano sotto i nostri occhi (e quelli di Jen) in animali repellenti e disgustosi. L’immaginario patinato della pubblicità, del cinema e della televisione nasconde una realtà sordida e repellente. Ma va?

Insomma, nonostante il tentativo di dare spessore psicologico al genere e di descrivere in modo più accurato la prospettiva della ragazza, Revenge rimane un film eccessivamente stereotipato, basato su una scrittura troppo fragile. Se volete sangue, tensione, inseguimenti, botte e azione, quello della Fargeat può essere il film che fa per voi. Ma non diamogli più importanza di quella che merita. 6 per la simpatia e per il sangue (e per il c…orpo della Lutz, ndr).

Why do women always have to put up a fight? 

VOTO: 6


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