Perfect Blue

Mind-blowing” – Ruez

Dark and voyeuristic” – The Independent 

Bomba” – Steiner

L’Outsider di questa settimana è un filmone, arriva dal Giappone ed è un’animazione. Satoshi Kon debutta nel 1997 alla regia con Perfect Blue, film tratto dall’omonimo romanzo del 1991 di Yoshikazu Takeuchi. E’ un film che ha al suo interno tantissime cose: il thriller psicologico, l’horror, il Dario Argento più slasher e un surrealismo dark che oscilla tra Lynch ed Aronofski (Black Swan da qui ha attinto a piene mani) . Ma c’è anche, ovviamente, tanto Giappone: quello del J-pop, quello dei teen idol, quello della tecnologia e dello showbiz iperpatinato.

Perfect Blue è la storia di Mima, popstar e leader delle Cham, trio tutto al femminile che fa impazzire i giovani giappi. Un giorno la ragazza decide di abbandonare la band per dedicarsi alla carriera di attrice. Qualcuno non le perdonerà la scelta, sentendosi tradito. Quel qualcuno diventerà un’ossessione per Mima: inizierà a stalkerarla e minacciarla, per poi aprire un falso diario/blog online, spacciandosi proprio per lei e raccontando pubblicamente dettagli e segreti della sua vita. Mima perderà lentamente il controllo, finendo in un vortice di follia che la porterà a non distinguere più realtà, virtuale e fantasia. Sullo sfondo, un killer uccide tutti i “responsabili” del passaggio di Mima dal pop al cinema.

Satoshi Kon con questo film realizza sia un capolavoro di genere (scritto in maniera impeccabile da Sadayuki Murai, che lavorerà con Kon anche a Millennium Actress del 2001), che un’impietosa analisi delle degenerazioni legate al mondo dello star system. Se da una parte abbiamo il fan stalker e perverso che si nutre della vita della sua cantante preferita, dall’altra abbiamo una realtà, quella delle popstar, del cinema e dello spettacolo, che mastica e inghiotte i suoi pupazzi, sfruttandoli a più non posso. Chi non ha la forza per reggere all’urto del successo finisce male. E il sentiero che conduce alla pazzia è spianato. Vengono i brividi a pensare a come Perfect Blue nel 1997 avesse già capito la direzione che stava prendendo internet e l’impatto che avrebbe avuto sulle vite delle persone e dei personaggi pubblici. Un film visionario e violento, ma che mantiene uno sguardo lucidissimo sulla società giapponese (immagine, apparenza, status symbol, ma anche un maschilismo radicato) e su una tecnologia che ci fotte sempre di più il cervello (ciao Black Mirror).

Perfect Blue, 1997, Satoshi Kon


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