Zoe

È uscito su Amazon Prime Video Zoe, il nuovo film di Drake Doremus.

Prodotto da Ridley Scott e presentato in anteprima ad aprile al Tribeca Film Festival, Zoe è una love story sci-fi che narra il travagliato rapporto amoroso tra due colleghi che lavorano per un’azienda che ha scoperto un algoritmo in grado di determinare la probabilità di successo di una relazione. Il risultato di questo test influenza in tutto e per tutto il futuro delle persone: le coppie che vi si sottopongono, infatti, decidono in base al risultato se continuare o meno il loro rapporto. Un laboratorio di ricerca di questa compagnia futuristica si occupa inoltre di creare Intelligenze Artificiali (chiamate “sintetici”), esatte copie degli esseri umani progettate per essere la perfetta anima gemella. A capo del laboratorio c’è Cole (Ewan McGregor), ingegnere solitario con un divorzio mai superato alle spalle. A Zoe (Léa Seydoux)  è invece affidato il reparto farmaceutico, al lavoro su un medicinale (o, per meglio dire, una droga) capace di infondere nelle persone le esatte sensazioni che si provano nel momento in cui ci si innamora per la prima volta. Le loro vite si intrecceranno in maniera drammatica e romantica, tra reale e virtuale.

Questo mix di romance e fantascienza è ormai caro a Doremus: possiamo infatti considerare i suoi ultimi tre lavori come una sorta di trilogia sul rapporto uomo/tecnologia. Nel 2015 ha girato Equals, pellicola sci-fi di chiara ispirazione orwelliana con Kristen Stewart e Nicholas Hoult, storia d’amore tra due persone che vivono in una società che ha deciso di sopprimere e vietare ogni emozione, mutando geneticamente gli esseri umani. E’ del 2017 invece Newness (con ancora una volta Nicholas Hoult – grazie Doremus – e Laia Costa), storia d’amore nata e sviluppatasi ai tempi di applicazioni come Tinder, il fast food dei rapporti facili dove tutto è senza impegno e a portata di mano, creando una bulimia di sesso facile. Con Zoe ritorniamo invece nel futuro, dove le persone anziché tentare di uccidere i sentimenti cercano di renderli più semplici e meno dolorosi possibili, enfatizzando solo il lato piacevole ed eliminando tutto il resto.

Zoe non si distingue certo per originalità e freschezza del soggetto, vista l’indigestione che abbiamo fatto negli ultimi anni di  storie su relazioni irreparabilmente influenzate da una tecnologia fuori controllo. Her è l’esempio più facile, ma da Blade Runner 2049 a Ex Machina, passando per l’imprescindibile Eternal Sunshine of the Spotless Mind, il tema è stato sviscerato, discusso e analizzato di già. Anche il mondo della serialità televisiva ha dato il suo contributo (forse anche più del cinema stesso) con Black Mirror capofila (Zoe ha tantissimi punti di contatto con Hang the dj) e Westworld, ma l’elenco è lungo. E’ un argomento che fa molta presa sul pubblico, anche perchè col passare degli anni la realtà inizia ad andare a tutta velocità verso scenari del genere, spesso superandoli.

Zoe sta all’interno di questo sottogruppo in cui la fantascienza non si pone più solo come un racconto avventuroso, ma come un momento di riflessione profonda e pessimista. Le domande che l’autore vuole porci sono semplici e immediate: saremo davvero sempre più soli e deboli? Saremo davvero così bisognosi di un compagno che ci affianchi senza procurarci alcun minimo dolore, tanto da crearlo artificialmente? A voi la risposta.

Doremus mescola ancora una volta la fantascienza ad atmosfere rarefatte, guardando vagamente a Malick, con dialoghi dilatati e corpi esplorati con lentezza e dovizia di particolari, accarezzati dall’onnipresente (e un po’ invadente) musica ed inscenando un melodramma delicato ed appassionato. Il terreno su cui però si muove è molto scivoloso, perché diventa sempre più difficile creare un’opera del genere che possa avere un tratto distintivo in questo sottobosco molto popolato. Se da un lato è quindi un film certamente derivativo, con il difetto più grande di concentrare troppi avvenimenti nella prima parte sbilanciando quindi la narrazione, dall’altro ha dalla sua una coppia di star (McGregor fa il suo, mentre la Seydoux è un incanto) e una love story godibile che non chiede troppo impegno allo spettatore.

Menzione speciale all’idea del farmaco che ricrea l’emozione del momento in cui ci si innamora (datemene a chili). Curiosità: c’è anche un’ottima Christina Aguilera nei panni di Jewels, una sintetica che lavora in un bordello, mentre Matthew Gray Gubler (che per noi sarà sempre il Dott. Reid di Criminal Minds) interpreta l’amico di Cole. Presente anche Rashida Jones, la donna più bella del mondo (ma come hai fatto, Halpert?).

VOTO: 6-


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.