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Disincanto

Disincanto

Tra i tanti miracoli riusciti a Netflix dal giorno della sua comparsa sul pianeta Terra, uno dei più importanti è senza dubbio l’esser riuscito a regalarci una nuova serie di Matt Groening. Cioè, non è che stiamo parlando di uno a caso, stiamo parlando del king dei king dell’animazione americana, uno che ha influenzato tutto e tutti grazie alle sue opere e ai suoi personaggi, ormai icone pop immortali (Bart Simpson è il Mickey Mouse della nostra generazione, no doubt). Sono passati 5 anni dall’ultima puntata di Futurama (serie a mio avviso sottovalutatissima che meriterebbe molto, molto più credito) ed ecco arrivare Disincanto, con nuovi personaggi, nuovi scenari e nuovi mondi da conoscere.

Ecco qui i nostri nuovi eroi. Da sinistra: Elfo l’elfo, la Principessa Tiabeanie detta Bean e il piccolo demone Luci. I tre si muovono all’interno di Dreamland, sorta di regno fantastico/medievale che ricorda vagamente (ma neanche troppo) King’s Landing di Game of Thrones. La loro storia? Elfo è stanco della vita serena, felice e zuccherina del suo villaggio di elfi: infrangendo ogni regola esce nel mondo esterno in cerca di avventura. Bean è una principessa ribelle che preferisce bere nelle bettole e giocare d’azzardo anzichè indossare bei vestiti da damigella. Infine Luci è un demone che…beh, è il demone personale di Bean e fa ciò che un demone deve fare: dare cattivi consigli.

Attorno a questo trio si muovono una serie di personaggi secondari, in primis la famiglia di Bean, composta dal padre Zog (sovrano baffuto e panzone: il classico sovrano baffuto e panzone), la matrigna regina Oona (una donna-rettile dall’aspetto goth), il mago Sorcerio (personaggio esilarante nella sua totale idiozia e incompetenza) e altri cortigiani più o meno degni di nota. Sullo sfondo, una coppia di strani figuri simili a stregoni sta tramando per la distruzione di Dreamland.

Per mettere subito le cose in chiaro: Disincanto non è ai livelli di Futurama e dei Simpson. Il livello è buono ed è una serie molto divertente e piacevole da guardare, ma Matt Groening stavolta fallisce nella creazione di un nuovo immaginario coinvolgente ed originale (l’ambientazione medieval/fantasy è troppo derivativa e lascia spazio qui a poca creatività) e non riesce a toccare le corde giuste quando cerca i momenti più emo (vi ricordate i pianti fatti con Futurama? Io sì). Per quanto riguarda poi l’aspetto legato alla comicità c’è da ragionare su una questione che sta alla base dell’analisi di un prodotto come Disincanto: funziona ancora nel 2018 l’umorismo simpsoniano?

Non è facile rispondere a questa domanda: da un lato ci viene da dire che sì, quella proposta da Matt Groening è come sempre una comicità intelligente ed attuale, con sprazzi di genialità (vedere foto sotto per farsi un’idea), dall’altro non si può ignorare il fatto che l’animazione seriale negli ultimi 10 anni ha fatto passi da gigante in questo campo. Lasciando stare due serie pensate espressamente per un pubblico adulto come Archer e Bojack Horseman, basta prendere Rick & Morty o un prodotto Netflix medio come Big Mouth per capire dove siamo arrivati con le serie animate per ragazzi nel 2018.  Ecco che di fronte a questi termini di paragone una serie come Disincanto rimpicciolisce timidamente, fino a diventare quasi un prodotto romantico, d’altri tempi. O forse Matt Groening ci chiede di fare una cosa a cui non siamo più abituati, ovvero tornare bambini.

E’ forse questa la chiave di lettura per affrontare la visione delle 10 puntate di Disincanto senza restare delusi: inutile aspettarsi una carrellata infinita di gag esilaranti e surreali (che ci sono, sia chiaro eh), quella di Bean e soci è a tutti agli effetti una fiaba, o meglio una serie di avventure ambientate in un mondo dai contorni fiabeschi. E poco cambia se la protagonista è alla costante ricerca di alcol e sesso occasionale, se assistiamo ad un numero abbastanza numeroso di buffe morti e se dietro al titolo si nasconde una bella riflessione sulla natura dei singoli personaggi (analisi che potete tranquillamente far da soli), Disincanto resta una serie per bambini (o per lo meno, per bambini intelligenti) che rischia di risultare spesso noiosetta per gli adulti, ormai disabituati ad affrontare show del genere.

In ogni caso, se siete degli accaniti fan di Futurama e Simpson non farete troppa fatica ad affezionarvi a questi nuovi personaggi e alle loro scorribande attraverso improbabili regni al cospetto di streghe, giganti e cavalieri imbranati. E’ il Medioevo fantastico di Matt Groening ed è comunque bello farci un giretto.

VOTO: 6+


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