Concorto Film Festival 2018 – day 4

Ciao amiche degli Sbandati e di Concorto, come state? Io questa mattina sono stato svegliato dal dolce rumore di trapani e martelli che buttavano giù un muro al piano di sotto e sono di ottimo umore! Andiamo quindi subito spediti verso il racconto della quarta giornata concortiana, un martedì nel quale i film sono stati i veri protagonisti, con il programma che ha regalato al pubblico (ancora una volta numeroso nonostante ieri sera fosse forte la concorrenza di un film con Enrico Brignano su Rai 2) alcune delle opere migliori di questa edizione.

Il pomeriggio è stato all’insegna dell’Africa, con il focus Visa pour l’Afrique che ieri a Palazzo Ghizzoni Nasalli presentava tre film: due documentari, Mama Bobo e Happy Today (dell’italiano Giulio Tonincelli), e il toccante Dem! Dem! (tradotto, partire).

“Mama Bobo”, Ibrahima Seydi e Robin Andelfinger

Visto il clima di questi giorni a Piacenza, il Focus Africa è risultato particolarmente appropriato.

Dopo aver fatto la piacevole conoscenza di altri ospiti internazionali arrivati ieri (tra i quali il fenomenale artista russo Nikita Diakur e Anna Feistel del Kurz Film Agentur di Amburgo), sono salito sul sempre piacevole bus navetta dedicato a noi VIP e sono volato nella ridente Pontenure, per quella che è stata una grande, grandissima serata di spettacolo. Il merito è da attribuire alla qualità dei film in scaletta, ma soprattutto alla qualità del mio dj set post-proiezioni, una vera chicca per gli amanti della musica elettronica più ricercata che mi ha incoronato ancora una volta come il re del mondo. Ma parliamo dei film.

“32-Rbit”, Victor Orozco

Concorso. La serata è stata aperta da Yan Bian Shao Nian (voto: 6), film cinese premiato all’ultimo Festival di Cannes, che si presenta come una riflessione asciutta, frustrata e a tratti claustrofobica sulla vita di confine tra Cina e Corea. Voglia di scappare, voglia del sogno americoreano. Tanta forma, poca sostanza. Lo stesso discorso si può applicare, seppur in maniera diversa, a 32-Rbit (6+) del nostro amicone messicano Victor Orozco, che torna a Concorto dopo quattro anni con un’animazione che ci mette davanti alla triste deriva dell’uomo contemporaneo, che ha perso il contatto con realtà, valori e sentimenti, schiavizzato da una globalizzazione informatica che lo rende sempre più alienato. Un film molto personale, che rischia a volte di eccedere nella retorica anti-internet. Su Mon Amour, Mon Ami (5,5), documentario dell’italiano Adriano Valerio, ci sarebbe da fare un discorso lungo ed articolato (che non faremo per problemi di spazio). La dolcezza con cui la storia d’amicizia e amore tra una vecchia alcolizzata e un immigrato senza permesso di soggiorno ci è raccontata non basta a smarcare il film da una sorta di (inconsapevole?) feticismo nei confronti del degrado e del disagio nel quale vivono i due protagonisti. Tema delicato e discorso complesso, guardate il film e fatevi la vostra idea. Il russo The Hamsa (9) è invece un mezzo capolavoro. Il giovane regista Gadzhimurad Efendiev viene dalla scuola di cinema di Sokurov e si vede, eccome se si vede. Un uomo esce dal carcere e torna a casa, in un piccolo villaggio sperduto nel nulla delle montagne. La moglie lo lascia, la vecchia madre lo consola, il ricordo del padre e delle proprie radici gli daranno (forse) la forza per rinascere. Gli scenari desola(n)ti tolgono il fiato. Filmone. Gaze (6-) è invece un film molto più semplice che si può riassumere con una sola parola: paranoia. Siamo in Iran, una donna sventa un borseggio in autobus e si accorge che il ladruncolo, una volta sceso dal bus, inizia a seguirla in motorino. Una sorta di thriller farhadiano ben recitato e teso al punto giusto ma, insomma, abbiamo visto cose iraniane migliori. Quando penso a Prends Mon Poing (8,5) di Sarah Atassi mi eccito e mi esalto tutto come un bambinetto in un negozio di giocattoli. Dietro a questo film violento, sporco e a tratti respingente come un pugno in pancia ad una donna incinta, si nasconde una bromance raccontata in maniera particolarissima, tra risse, esplosioni, sangue e ambiguità. C’è Refn, c’è il Cianfrance di Come un tuono e fa capolino anche Takashi Miike nei combattimenti tra i due protagonisti. Una bomba di film che dietro alla violenza nasconde tante belle riflessioni. Kapitalistis (7) di Pablo Munoz Gomez è invece il modo migliore per finire la serata. Commedia su un portapizze che cerca di trovare i soldi per regalare al figlioletto lo zaino tanto desiderato come regalo di Natale (e tanto costoso). Gli equivoci e i siparietti goffi e ridicoli (ma sempre brillanti) servono all’autore per realizzare una satira intelligente sul consumismo. Un film da abbracciare, divertente e DI SINISTRA COME PIACE A NOI.

“Xamca (The Hamsa)”, Gadzhimurad Efendiev

Finite le proiezioni dei film in concorso mi sono dedicato alle mie attività preferite, ovvero l’assunzione di bevande alcoliche e la visione di film horror. Per la sezione Deep Night (giunta al secondo appuntamento, il terzo sarà questa sera) non possiamo non citare FUCKING DRAMA, film austriaco firmato da Michael Podogil che ha conquistato più di un applauso da parte del pubblico presente in Serra (altro sold out, successone per il silent cinema). Presente alla proiezione anche Henrietta Sophie Rauth, una delle attrici del film, arrivata da Vienna per l’occasione (e intervistata dal sottoscritto qui).

Stasera Concorto continua. Appuntamento a Parco Raggio alle 21. Portate l’Autan.


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