Concorto Film Festival 2018 – day 2

La domenica è sempre una giornata particolare perchè, beh, è domenica. E la domenica è stata creata dal nostro Signore per il riposo, il chè non sarebbe stato poi male visto l’inizio scoppiettante di Concorto Film Festival che ha regalato molte emozioni ma ha anche messo a dura prova il mio fisico (fegato) da trentenne ammaccato. Invece il riposo è durato giusto il tempo di un piatto di chicche al gorgonzola (ottima scelta con 36° – percepiti 85 – ad agosto), perchè la domenica concortiana aveva in serbo tanti appuntamenti stuzzicanti ed imperdibili.

Alle 18 a Palazzo Ghizzoni Nasalli (festival center di Concorto) è stata inaugurata Anima Mundi, mostra a cura di DEM, uno degli artisti italiani contemporanei più fighi e innovativi in circolazione e punto di riferimento per chi ama street-art e derivati. Oltre alle opere di DEM, fino al 25 agosto si potranno ammirare anche i lavori di altri due artisti interessanti e molto particolari come Silvia Idili (autrice della locandina di Concorto di quest’anno) e Hitnes. Il tema che lega tutte le opere è quello della natura, della sua vitalità, e non c’è luogo migliore per celebrare questo tema se non nel giardino di Ghizzoni, tra coniglietti e il gatto Tir (del quale presto vi mostrerò uno scatto esclusivo). L’ingresso è gratuito, vi consiglio di non perdervela.

“Visionaria”, Silvia Idili

Dopo il vernissage si vola (come l’asino) a Pontenure per la seconda serata di spettacolo a Parco Raggio, che ieri sera ha regalato vibre particolarmente tropicali e calienti, con il documentario PICO protagonista assoluto. Ma sul filmone (fuori concorso) firmato da Invernomuto e Jim C. Nedd torneremo più avanti, adesso parliamo dei film in gara, che ieri sera erano “solo” 4, ma di grande intensità.

Concorso. Nel 2016 Francesca Scalisi e Mark Olexa portarono a Concorto Moriom, film stupendo e lacerante su una ragazza del Bangladesh vittima di uno stupro di gruppo. Mi sono portato dietro per parecchio tempo lo sguardo della protagonista di quel film. Non posso dire lo stesso del nuovo lavoro dei registi svizzeri in gara quest’anno, Ligne Noire (voto: 6+), sorta di quadro vivente che ritrae una donna (indiana?) che si trascina stanca e implacabile nel letto di un fiume, pescando con una rete. Terzomondismi, fotografie mozzafiato, colori intensi e un senso di decadimento avvolgono il percorso della protagonista, senza però toccare i tasti emotivi giusti. Babies (6) di Yuval Shapira (il bomber israeliano che vi abbiamo presentato ieri, ospite a Concorto) è un film enigmatico e difficile. Io sono notoriamente stupido e ammetto di aver fatto particolarmente fatica ad entrare dentro questo film, che parte con una madre che lascia il figlio neonato piangente a casa per avventurarsi in un viaggio notturno che può sembrare senza meta, ma che in realtà assume un significato simbolico preciso (la donna farà visita alla propria madre alla fine). Babies è un film suggestivo, ma finisce per essere più una cartolina notturna dagli angoli nascosti di una città israeliana che un’intensa riflessione sul ruolo di madre. Ma io sono stupido. Câm Lang (7) mi è invece piaciuto molto. Film vietnamita su una ragazza che la notte prima di sposarsi cerca di fare i conti con i propri fantasmi interiori. L’inquadratura fissa sull’esterno di una discoteca è una piccola gemma. Un film molto più disperato e forte di quanto possa sembrare alla prima visione (che non è comunque il fest dell’allegria). Davvero bello. Il film più curioso della serata arriva invece dalla Polonia ed è un film sui canini (yeeeeee!). Euphoria (7) di Natalia Pietsch ci mostra con lo stile del documentario due tizie borderline fissate con i propri cagnolini e con le mostre canine. Assistiamo a scene di degrado totale tipiche di un certo immaginario dell’est alternate a momenti buffi, con i barboncini di una delle protagoniste “torturati” tra una toeletta e un bigodino. E’ un film che si presenta con leggerezza e che sfrutta la goffaggine delle protagoniste per creare momenti comici, ma in conclusione è un film di una malinconia unica che mostra come sarò io tra una ventina d’anni. Cagnolini e solitudine.

“Euphoria”, dir. Natalia Pietsch

Ma parliamo dell’evento clou della serata, ovvero la proiezione di Pico: un parlante de Africa in America, doc del collettivo Invernomuto con la collaborazione di Jim C. Nedd. E’ un film che prosegue un percorso iniziato dagli autori nel 2016 in Giamaica, a Kingston, alla scoperta della musica locale nascosta, quella dei quartieri più poveri e popolari, quella che si fa in strada. In Pico siamo a Barranquilla, costa nord della Colombia. In questa città, e in tutta l’area della costa atlantica colombiana, dagli anni ’60 è cresciuta fino ad esplodere la mania dei picos. Cosa sono i picos? Sono dei soundsystem tamarrissimi e coloratissimi che animano le feste in strada sparando musica a tutto volume. Per farvi un’idea.

El Gran Lobo, Julio Cesar

El Mayor Turbo Digital, Jesus Betancour

Pico El Rojo ” La Cobra de Barranquilla”, 1988. Foto di Julio Pereira

E io che pensavo di essere un figo con un pc, un controller e due casse di merda. Questi agglomerati coloratissimi che assomigliano a dei Transformers sono diventati col passare degli anni parte integrante della cultura del luogo, vera ragione di vita di un numero impressionante di dj, artisti e pittori (coloro che personalizzano i vari soundsystem con disegni dai colori sgargianti). Il film, attraverso testimonianze dirette di chi anima le feste e di chi è cresciuto passando da una verbena (la festa popolare con i picos) all’altra, ci racconta non solo la storia delle feste come luogo di aggregazione, ma anche l’evoluzione musicale avvenuta dagli anni ’60 ad oggi in quel contesto. E’ infatti la musica africana ad aver dato origine a tutto. E la cultura picotera nasce proprio dall’incontro dei suoni africani, tribali, con quelli tipici della musica colombiana. Pico oltre ad essere un documento interessantissimo è un film che stimola continuamente lo spettatore, che non può restare indifferente di fronte al fascino tropical della fiesta de Barranquilla (giuro che ieri sera dopo la proiezione mi sarei precipitato nel primo locale di musica sudamericana disponibile per ballare tutta la notte).

Restando in tema Africa, sono iniziate ieri le proiezioni in Serra del Focus dedicato al Continente Nero, quest’anno denominato Visa Pour l’Afrique, preceduto dai primi film di un’altra sezione parallela fuori concorso, quella legata alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi, Ubik. Ospite della serata la turbo-turco-finlandese Sevgi Eker, che ha presentato il suo film 99 steps left from the square, cortometraggio enigmatico che esplora il subconscio attraverso una soggettiva notturna (cita Lacan all’inizio quindi dovrebbe essere una cosa così, però è veramente più che enigmatico). Questa volta nessun furto delle cuffie wireless, quindi bene così.

Nell’area ristoro si festeggia poi il ritorno del grande chef Basilio che ieri sera mi ha letteralmente fatto commuovere con delle tartine cipolla-formaggio che non avete idea. Poi dopo mi ha ammazzato con l’aglio, però sempre tanto amore per lui e per i suoi piatti (gratuiti!).

Stasera si replica. Parco Raggio, ore 21. Concorto Film Festival, day 3.

“99 steps left from the square”, Sevgi Eker


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