Shortbus

Nel 2006 John Cameron Mitchell si presentò fuori concorso a Cannes con un film nel quale nei primi minuti si vedevano scene di sesso non simulato spintissime e un tizio che si faceva un pompino da solo venendosi in bocca. Il film si chiamava Shortbus, fece parecchio scandalo ed è l’Outsider di questa settimana.

Sarebbe facile consigliarvi questo film per il suo lato estremo ed oltraggioso, ma sarebbe riduttivo (sul serio eh!). Certo, stiamo parlando di un film con orge, sesso gay e chi più ne ha più ne metta, ma è pur sempre il prodotto della mente glitterata e geniale di JCM. L’intento di Shortbus è chiaro: tentare di ricollocare il porno all’interno di un cinema leggero, fresco ed intrigante. Perchè il sesso, l’atto sessuale esplicito, dal più naturale al più estremo e fetish, è un oggetto troppo stimolante ed importante all’interno dell’arte per essere relegato al genere pornografico (parole di JCM). Il punk, John Waters, la New York hipster, il mondo queer underground: l’autore fonde tutto assieme per raccontarci la vita di due coppie, una gay e una etero, che per un motivo o per l’altro si ritrovano a passare un periodo di crisi.

C’è Sofia (Sook-Yin Lee), consulente di coppia/sessuologa, che fa sesso sfrenato con suo marito (un coglione totale) senza aver mai raggiunto l’orgasmo. Ci sono “i Jamie”, coppia gay composta da un ex baby star televisiva fallita e da un sensibile gigolò. C’è la dominatrice Severin. C’è uno stalker. E poi c’è lo Shortbus, locale senza regole nel quale ci si incontra per bere, confrontarsi, parlare d’arte, creare arte e, soprattutto, fare orge. Il sesso e la perdita di ogni inibizione diventano mezzi per capire di più su se stessi e sulla propria vita (di coppia e non). Ma John Cameron Mitchell va oltre il sesso e fotografa una New York che porta ancora addosso le ferite del post 9/11, una città nella quale vivere di giorno sembra quasi impossibile, mentre di notte tutto si trasforma e tutto splende di luce nuova (nel finale ci sarà un riferimento al black out che colpì la Grande Mela nel 2003).

Shortbus è un film più unico che raro, una sorta di porno-commedia romantica che passa da momenti esilaranti, come l’inno americano cantato durante un threesome gay (con uno dei protagonisti che letteralmente canta urlando nel culo di uno dei partner), a momenti drammatici (il tentato suicidio), ad altri più decisamente arty (il finale masturbatorio di Sofia). Sappiamo che guardate i porno e lo sa anche Dio (che infatti vi spedirà all’Inferno), quindi non fate gli schizzinosi: guardate Shortbus e innamoratevi di John Cameron Mitchell (se ancora non l’avete fatto).

p.s.: se siete fan di Sense8,  più di una cosa vi suonerà familiare.

Shortbus, 2006, John Cameron Mitchell


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