Amiche di Sangue

Parliamo di Thoroughbreds, film che ci ha stuzzicato fin dalla sua presentazione al Sundance 2017 e che uscirà tra pochi giorni (2 agosto) nei nostri cinema come Amiche di sangue (ah, la simpatica abitudine italica di tradurre titoli alla cazzo). Thoroughbreds è l’opera prima di Cory Finley (che ha curato anche la sceneggiatura) e ha come protagoniste due giovani attrici molto promettenti come Anya Taylor-Joy (The VVitch e Split) e Olivia Cooke (Ready Player One e Bates Motel).

La storia, a metà tra una dark comedy e un thriller, è incentrata su due ragazze del Connecticut, amiche d’infanzia che si sono perse di vista per anni. Amanda e Lily, questi i nomi delle donzelle, si rincontrano da adolescenti e rinsaldano la loro amicizia: sono entrambe ricche, viziate, annoiate e sociopatiche. Amanda è incapace di provare qualsiasi sentimento e ha fatto dell’imitare le emozioni quasi una scienza, affinata nel corso degli anni. Lily sembra essere meno pericolosa in quanto molto perfettina e ligia alle regole ma è ovviamente tutta apparenza: la ragazza infatti attraversa un periodo di grande sofferenza causato dall’oppressivo e dittatoriale patrigno Mark (il classico riccone stronzo, interpretato da Paul Sparks), per il quale ha sviluppato un odio profondo.

La maggior parte della storia si svolge all’interno della villa di Mark e questo fa sì che spesso si pensi più ad una rappresentazione teatrale che ad un film vero e proprio. E’ in questo luogo che le ragazze si incontrano, parlano e scherzano sui modi in cui potrebbero uccidere il patrigno cattivo. Finchè gli scherzi non si tramutano in qualcosa di più. Le ragazze decidono di attuare un piano per uccidere Mark, ma la tendenza a manipolarsi reciprocamente, che ha sempre definito il loro rapporto, rischia di far deragliare le loro ambizioni. Assolderanno un killer piuttosto improbabile, lo sbandato pusher Tim (Anton Yelchin, rip).

La regia di Finley, molto precisa e minimal, trasmette una delicata combinazione di eccentricità e bizzarria, con una sensazione di oscuro presagio che incombe sempre sullo spettatore, rendendo subito chiaro che la realtà non è tutta bella e patinata come sembra. I dialoghi tra le protagoniste sono sempre intrisi di una freddezza glaciale (anche quando affrontano temi caldi come l’omicidio) che ci fa ben comprendere il loro distacco patologico verso la realtà.

Finley ha il coraggio di rimanere sempre fedele ai suoi personaggi, non cedendo mai alla tentazione di farci provare empatia per quelle che sono fondamentalmente delle ricche sociopatiche viziate più che delle figure dal fascino maledetto. In nessun momento del film c’è il rischio di sentirsi emotivamente coinvolti da una delle ragazze, come se l’autore volesse far provare allo spettatore lo stesso distacco che le due protagoniste provano nei confronti del mondo in cui vivono.

Il film si svolge in quattro capitoli, con un tono che si fa col passare dei minuti più dark, raggiungendo l’apice nel finale. La casa diventa più minacciosa, lo sguardo chirurgico di Finley si acutizza all’ennesima potenza. La suspense è a livelli alti, anche grazie all’alternanza tra i silenzi e una colonna sonora potente che crea inquietudine senza mostrarci praticamente nulla.

Nonostante il filone adolescenti ribelli e psicologicamente turbati sia molto prolifico in questo periodo (fatto che rischia di portare a galla anche tanta spazzatura), Thoroughbreds riesce a proporsi come un film tanto accattivante per il pubblico più giovane quanto interessante per quello più maturo, guardando più a certi teen-thriller anni ’90 (Cruel Intentions e Heathers su tutti) che alla roba Netflix-friendly. Dategli una chance.

You cannot hesitate. The only thing worse than being incompetent, or being unkind, or being evil, is being indecisive.

VOTO: 6,5


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