Killing Eve

Phoebe Waller-Bridge è un’attrice, scrittrice e regista britannica che a soli 32 anni ha già dimostrato di possedere un grandissimo talento, grazie a due ottime dramedy come Crashing e quel mezzo capolavoro di Fleabag. È quindi con grande piacere che oggi vi presentiamo Killing Eve, la sua nuova serie scritta e prodotta per BBC America e tratta dal romanzo Codename Villanelle di Luke Jennings.

Killing Eve nel suo nucleo è una spy story che ha come protagoniste due donne: Eve Polastri (Sandra Oh), agente dell’intelligence britannica, e Villanelle, un tempo Oksana Astankova, (Jodie Comer) serial killer di professione. Eve è una dipendente dell’MI5 di medio livello con il sogno di diventare una spia. Per una serie di eventi viene catapultata in una task force segreta, capitanata dalla misteriosa e intrigante Carolyn Martens (Fiona Shaw), responsabile della sezione russa. La task force ha il compito di trovare Villanelle e smantellare l’organizzazione a cui fa capo. Partirà così una caccia alla donna tra Russia ed Europa, che spingerà le due protagoniste in una spirale di ossessione reciproca sempre più pericolosa. La tensione, che diventerà col tempo anche di natura sessuale, tra killer e vittima è costante e ci accompagna durante l’arco di tutte e otto le puntate che compongono questa prima stagione.

La Waller-Bridge ha sempre portato sul piccolo schermo dei personaggi femminili estremante complicati, dalle tante sfaccettature, talmente fuori dagli schemi e dalla comune morale da arrivare a volte ad essere respingenti. Non fa eccezione Killing Eve, nella quale l’autrice ribalta gli schemi della spy story e riscrive il ruolo della spia e della donna assassina, regalandoci due protagoniste di rara intensità, caratterizzate dal coraggio di esporsi senza filtri. L’intreccio è solido e ricco di colpi di scena, accompagnato da quell’umorismo intelligent proprio dell’autrice londinese.

Eve è tutto il contrario del prototipo della spia a cui siamo abituati, ha una spiccata verve comica, è maldestra (classic Waller-Bridge), con una vita privata banale e lineare, un marito amorevole e nessun dramma da elaborare. È però estremamente intuitiva, caparbia e con un grande senso del dovere, e ciò compensa la sua inesperienza. Il suo nuovo ruolo la rinvigorisce a tal punto da farle mettere in secondo piano la sua vita privata ed i suoi affetti pur di essere quello che ha sempre desiderato, spingendola oltre il limite consentito. Per Sandra Oh, che ha accettato con entusiasmo questo ruolo dopo anni di inattività seguiti al ritiro da Grey’s Anatomy, la Waller-Bridge ha scritto un alter-ego come non se ne vedevano da un pezzo sul piccolo schermo.

Villanelle è un personaggio che non ci stancheremo mai di apprezzare ed indagare. È brillante, senza paura, divertente e, indubbiamente, psicopatica. Dopo aver portato a termine gli omicidi che le vengono assegnati, si ferma a sufficienza per guardare la vita sparire dagli occhi delle sue vittime. È carismatica in un modo allarmante, incline ai coup de théâtre, senza nessun legame affettivo se non con Konstantin Vasiliev (Kim Bodnia) il suo tutor e tramite con l’organizzazione. E’ una donna sanguinaria, ma allo stesso tempo una bambina giocosa ed irresistibile, per la quale è impossibile non finire a fare il tifo. Ma dietro il suo infantilismo provocatorio fa capolino ogni tanto un barlume di umanità.

Villanelle usa la sua femminilità come un’arma a suo esclusivo beneficio, ama comprarsi cose di valore e travestirsi, flirta con chiunque quando può esserle utile, usa la tenerezza e la vulnerabilità come strumenti del suo lavoro al pari delle armi. Si capisce che il suo passato in Russia non è stato facile, tanto che parla solo in inglese e rifiuta totalmente la sua lingua natale. E non c’è una morale dietro le sue azioni, così come non c’è redenzione. Villanelle è un personaggio categoricamente trasgressivo ed è anche qui che risiede la potenza di questa adorabile, folle stronza.

Un piccolo inciso per quanto riguarda i costumi, affidati alla straordinaria Phoebe de Gaye, che ha creato degli outift che sono già storia. Gli abiti rivestono una certa importanza perché, oltre ad essere ovviamente bellissimi, sono parte integrante della personalità di Villanelle: uno su tutti l’abito rosa Molly Goddard che la killer indossa durante un incontro formale con un pezzo grosso dell’Organizzazione.

La seconda stagione è già stata confermata per il 2019 e non vediamo l’ora di proseguire questa fantastica avventura, visto che il cliffhanger finale ci ha lasciati a bocca aperta. Tornate presto, psicopatiche.

VOTO: 7,5


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