Caniba

Siamo tutti d’accordo che i migliori documentari degli anni 2010 sono stati The Act of Killing di Joshua Oppenheimer e Leviathan di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel. Proprio i due registi/artisti/antropologi che nel 2012 s’inventarono l’Apocalisse su un peschereccio sono gli autori dell’outsider di questa settimana.

Dopo Leviathan il duo ha deciso di fare un documentario su nientepopòdimeno che Issei Sagawa. Chi è Issei Sagawa? Issei Sagawa è il protagonista del caso di cronaca nera più famoso di Francia. A Parigi, nel 1981, lo studente giapponese Sagawa invitava a casa sua Renée Hartevelt, studentessa olandese della Sorbona, e la mangiava dopo averla fatta a pezzi. Sagawa veniva arrestato il giorno seguente mentre cercava di liberarsi dei rimasugli del corpo a Bois de Boulogne. Dichiarato malato mentale dall’ospedale psichiatrico di Villejuif, il cannibale rimase per un anno al centro del rimpallo di responsabilità tra Francia e Giappone su chi dovesse occuparsi del suo caso psichiatrico, per poi essere caricato su un aereo e spedito a Tokyo. Qui venne di fatto abbandonato a se stesso, vivendo di stenti nella periferia della città. Durante gli anni ’90, per sbancare il lunario Sagawa si è fatto coinvolgere in progetti porno hardcore e borderline, diventando una figura mid-cult per gli appassionati del turpe e dell’orrore.

Come fare un documentario su un personaggio di questo tipo, soprattutto senza scadere nel facile sfruttamento del macabro? Castaing-Taylor e Verena Paravel sono andati a Tokyo, dove Sagawa vive con il fratello (personaggio possibilmente ancora più disturbante), e, applicando in parte la celebre tecnica antropologica dell’osservazione partecipante, hanno piantato una telecamera a un palmo dalla faccia del cannibale, lasciandolo parlare a ruota libera. Se all’inizio l’effetto è un po’ disorientante e spiazzante (..e forse un po’ noioso), con il passare dei minuti la vicinanza fisica estrema all’orrore e alla follia diventa insostenibile. E tutto il feticismo underground che circonda il personaggio  Sagawa scompare, lasciando spazio solamente alla follia, alla pazzia, allo schifo umano, forse mai visti così – letteralmente – da vicino.

Perla shock: nel film si vede il manga disegnato da Sagawa stesso negli anni ’90, nel quale ripercorre minuto per minuto tutto quello che fece alla povera ragazza olandese. Una roba vomitevole, una porcheria, un mix di sesso e cannibalismo post mortem che farebbe ricoverare in codice giallo il più estremo dei registi Guinea Pig. Bleah.

Caniba ha vinto il premio speciale della giuria Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2017.

Caniba, 2017, Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel


  1. Lea

    23 Giugno

    mi era quasi venuta un po’ di curiosità vederlo ma alla frase del “vomitevole” e “porcheria” mi é passata la voglia. Passo.

  2. Enola Creutz

    23 Giugno

    Passa a Tim

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