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The Strangers: Prey at Night

The Strangers: Prey at Night

Diciamoci la verità: The Strangers faceva abbastanza cagare. Passato l’entusiasmo per gli estranei mascherati e per la presenza della sempre piacente Liv Tyler, il film del 2008 diretto da Bryan Bertino si trascinava lento e senza grossi sussulti, suscitando spesso e volentieri noia e sbadigli. Per qualche motivo strano però The Strangers è diventato uno degli home invasion moderni di riferimento, nonostante negli anni seguenti siano usciti film ben più fighi (su tutti il violentissimo Kidnapped e l’immortale You’re Next). Eccoci quindi, dieci anni dopo, di fronte all’inevitabile sequel, intitolato Prey at Night.

Bertino si defila (resta alla sceneggiatura) e lascia la regia al giovane rampante Johannes Roberts, reduce da uno dei migliori film sugli squali fatti negli ultimi anni. Nel ruolo di star da mettere sulla locandina c’è Christina Hendricks.

Roberts fa subito capire che il suo sarà un film molto diverso da quello del 2008: minimalismo e atmosfere claustrofobiche vengono sostituite di sana pianta da un approccio più pop, più fresco e (cosa a cui ormai abbiamo fatto il callo) più nostalgico. Trainato da una delle campagne pubblicitarie più stilose degli ultimi anni per un horror (vedere questo video musicale a tema diretto da Mickey Keating per farsi un’idea), Prey at Night arriva in sala in maniera piuttosto arrogante e spaccona. Al posto della coppia svampita del primo film c’è una famigliola con genitori cool e figli da serie Netflix (maschio sportivo belloccio, femmina “alternativa” con tanto di maglietta dei Ramones e sigaretta sempre in mano). Saranno loro a vedersela coi tre caballeros mascherati.

Oltre ad un taglio stilistico diverso, siamo di fronte anche ad un cambio di prospettiva: luogo di scontro tra gli Strangers e le vittime non è più una semplice casa, ma è un intero trailer park, che dà di fatto a Roberts mano libera, permettendogli di gestire la vicenda un po’ come gli pare. E questo è un bene.

Il tributo da pagare al film precedente è quello che azzoppa tutta la prima parte di Prey at Night, troppo impacciata e lenta, bloccata tra una riproposizione pari pari di alcuni elementi (la lampadina, la ragazza che bussa alla porta e chiede di Tamara) e i risibili scazzi famigliari dei protagonisti. Poi però scatta la viulenza, il sangue inizia a scorrere, partono gli inseguimenti e le cose iniziano a farsi interessanti.

Prey at Night punta tutto sullo stile e sulle strizzate d’occhio ai fan, ma lo fa assumendosi i suoi rischi e vince la scommessa, spostando l’home invasion sul campo dello slasher anni ’90 e azzeccando nel finale almeno un paio di sequenze davvero clamorose (il combattimento in piscina sulle note di Total Eclipse of the Heart vale da solo il prezzo del biglietto). Purtroppo l’orgia citazionista (Christine, Non Aprite Quella Porta, Scream, It Follows) ha la meglio sul tentativo di provare qualcosa di nuovo che possa sorprendere lo spettatore (spaventare di questi tempi sembra quasi utopia), ed è un vero peccato.

Si poteva fare di più? Certo: si poteva avere un po’ di coraggio e alzare la violenza ad un livello superiore, si poteva lavorare di più sui tre assassini inserendo qualche novità rispetto al film del 2008, aprendo così nuovi scenari per il futuro. Ma forse il fascino di The Strangers sta proprio nel non avere una logica ed essere solo un’ora emmezza di svago e coltellate. In ogni caso, se l’obiettivo era quello di svecchiare il titolo e di dare nuova linfa al franchise, la missione di Johannes Roberts è ampiamente compiuta.

VOTO: 6+


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