Il Miracolo

Si è appena conclusa la prima stagione de Il Miracolo, ormai nota a tutti come “la serie tv di Niccolò Ammaniti”. Avendo ben presente lo stile dello scrittore romano e delle sue opere ci siamo approcciati alla visione di queste 8 puntate (andate in onda su Sky Atlantic) con grandissima curiosità.

Ammaniti a parte, le firme dietro questo, diciamolo subito, grande prodotto televisivo sono molteplici. Alla sceneggiatura (un lavoro enorme durato un anno e mezzo) hanno collaborato Giacomo Durzi (già autore di In Treatment), Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises. Alla regia invece, ad affiancare il debuttante scrittore, troviamo due ottimi nomi come Francesco Munzi (Anime Nere) e Lucio Pellegrini (Ora o mai più, Figli delle Stelle).

Fin dai secondi iniziali della prima puntata Il Miracolo ci sbatte in faccia quello che è il protagonista principale della storia: il sangue. Litri e litri di sangue. In questa marea rossa è letteralmente immerso Molocco, boss della ’ndrangheta, al momento della sua cattura con un blitz della polizia. Da dove viene tutto questo sangue? Da qualcosa che va ben oltre la nostra immaginazione (opening credits: parte a bomba Jimmy Fontana con Il Mondo e ci è subito chiaro che stiamo per assistere a qualcosa di veramente potente).

Il sangue proviene da una statuetta della Madonna che, sì, come da tradizione piange lacrime rosse senza sosta. Il ritrovamento viene tenuto segreto. La statua viene portata a Roma e sistemata in una piscina abbandonata, con a guardia alcuni ufficiali dell’esercito. Viene quindi formata una sorta di task force, capitanata dal Generale Votta (Sergio Albelli), per indagare sul fenomeno, affiancata da alcuni scienziati, tra i quali assume un ruolo principale la biologa Sandra Roversi (Alba Rohrwacher). Il Primo Ministro italiano (un barbuto e ingessato Guido Caprino) viene informato dell’incredibile scoperta e comincia ad interessarsi alla questione, mentre si divide tra una moglie sull’orlo di una crisi di nervi (Elena Lietti) e un referendum che potrebbe segnare la fine della sua carriera politica.

Le analisi a cui la statua viene sottoposta non fanno che aumentare il mistero: il sangue che sgorga dagli occhi della Madonnina è umano. Siamo di fronte a qualcosa di inspiegabile che va oltre ogni comprensione. Siamo di fronte, appunto, ad un miracolo.

La serie si svolge nell’arco dei sette giorni successivi al ritrovamento della statuetta e ci mostra come la vita delle persone che hanno assistito al miracolo venga irrimediabilmente stravolta. Tra questi ci sono anche Padre Marcello (un lurido e fantastico Tommaso Ragno), prete senza più fede ormai perduto nella depravazione, e il suo amore d’infanzia Clelia (Lorenza Indovina). Una parte importante ha anche la famiglia del Primo Ministro, in particolare la moglie Sole, laica e selvaggia, intollerante ai doveri di first lady e con un rapporto difficilissimo con i figli Alma e Carlo, affidati alle cure della cattolicissima e un po’ inquietante Olga (Irena Goloubeva).

In parallelo vediamo ciò che accadde in Calabria nel paese natale del boss Molocco prima del ritrovamento della statuetta. Le vicende tipiche da paesino meridionale portano ad un intreccio drammatico tra la vita del boss e della sua cerchia con quella di Salvo, giovane padre di famiglia con un figlio, Nicolino, che con la sua fragilità avrà un ruolo centrale nel mistero.

Il tocco di Niccolò Ammaniti è palpabile: lo si sente sia per quell’alone grottesco tipico delle sue opere che per la centralità del ruolo della famiglia (e, in particolare, dei bambini). Più che ai suoi best seller però, Il Miracolo fa pensare ai racconti della raccolta Fango.

Quella che lo scrittore ha portato sullo schermo è una storia che parla di persone, molto diverse tra loro, che vengono in contatto con un avvenimento talmente grande e potente da poter cambiare il mondo come lo conosciamo. Immaginatevi di svegliarvi e di scoprire che esiste una prova tangibile dell’esistenza di Dio. Nulla sarebbe più come prima. Tutti i personaggi vengono segnati nel profondo dal contatto con questo evento unico e reagiscono in modi differenti, spesso diametralmente opposte, compiendo scelte che li porteranno dove mai avrebbero potuto prevedere, ma esattamente dove sarebbero dovuti arrivare. La statuetta insanguinata sarà un richiamo costante ed irresistibile per i protagonisti, catarsi per le loro ossessioni e le loro colpe.

Se siete amanti degli spiegoni e dei misteri svelati questa serie non fa per voi, perché Il Miracolo non ci consegna  risposte definitive o una lettura univoca. Non è questo lo scopo del viaggio. Ammaniti porta in scena il mistero più grande della storia dell’umanità e il punto centrale non sta nel capire: ciò che ci viene chiesto, in fondo, è un atto di fede.

Inutile dire che la sceneggiatura è perfetta: l’intreccio è un oliato meccanismo costruito in modo da lasciarci a bocca aperta puntata dopo puntata. Difficile è anche inserire Il Miracolo dentro ad un genere ben definito: se un’aura surreale avvolge tutto il racconto (portandoci spesso quasi ai confini con un The Leftovers nostrano), il mistery si mescola con il thriller, con un immancabile tocco di classica italianità quando sullo schermo scorrono le vicende calabresi.

Due parole merita anche la colonna sonora, firmata dal compositore messicano Murcof. Le scelte musicali sono originali e variegate, sempre improntate a creare contrasti e spaccatura con le immagini, ma nonostante questo in grado di esaltarle all’ennesima potenza (citiamo a casaccio questo pezzone dei dEUS e Lunacy degli Swans). Una vera sorpresa.

L’unica nota stonata è il sogno di Marcello, con l’apparizione della Bellucci nei panni della Madonna: tutto piuttosto trash, evitabile e fuori contesto. Ma per il resto, Il Miracolo è davvero un piccolo miracolo.

VOTO: 8


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