Ibiza

E’ dal momento in cui ho saputo dell’uscita di questo film che ho deciso che ne avrei parlato su queste pagine. E’ vero che i film originali Netflix negli ultimi tempi sono merda fumante, ma non potevo lasciarmi sfuggire l’opportunità di scrivere di un film che si chiama Ibiza. Io a Ibiza non ci sono mai stato. Sono stato solo all’aereoporto quando avevo undici anni, di passaggio per Formentera (dove incontrai Paolo Bonolis e Luca Laurenti, ma questa è un’altra, bellissima, storia). Non sono nemmeno mai stato a Mykonos. Non so niente di queste vacanze sballo che fanno i giovani tra discoteche, sesso occasionale e pastiglie di droga. L’unica mia avventura estiva su un’isola è stata a Tenerife, all’insegna della birra in piscina con buzzurri inglesi, del cibo spazzatura e dei colpi di Sole.

Il film diretto da Alex Richanbach per fortuna non parla di me ma di quella figa di Gillian Jacobs, che con le sue amichette vola da New York City a Barcellona, per poi finire alle Baleari alla ricerca di un dj fustacchione che passa della EDM oscena. A proposito di musica, schiacciate play.

Solo Dio sa quanto io provi odio per questa canzone. Questo pezzo è uno dei pilastri della colonna sonora di Ibiza e ne rispecchia a pieno l’animo. Riassumiamo velocemente la vicenda: Harper (Jacobs) lavora come pr per un’azienda e viene spedita a Barcellona dalla sua capa (Michaela Watkins) per concludere un accordo con un brand di sangria. E’ un’occasione d’oro per la ragazza, finalmente a un passo dal dare una svolta alla sua carriera lavorativa. Harper però non ha fatto i conti con le sue migliori amiche, una più scema dell’altra: Sarah (Vanessa Bayer) e Leah (Phoebe Robinson). Le amiche insistono per accompagnarla e trasformare il viaggio di lavoro in una vacanza spagnola. La convincono facilmente e incomincia lo “sballo”.

Alla prima uscita in disco, Harper viene abbordata dal dj super star della serata: ROBB STARK. I due flirtano ma non concludono, un po’ perchè la ragazza è sbronza e piena di diffidenza yankee, un po’ perchè Robb Stark non è proprio Borgore e si mette a fare il cavaliere romanticone. Quando il giorno dopo Harper si rende conto che forse avrebbe dovuto osare di più, magari eseguendo una breve fellatio nel bagno del privé, decide di mandare il lavoro in vacca e volare ad Ibiza per ritrovare quel fustacchione surrogato di Tiesto e conquistare il suo c.uore.

Questa musica appesta il film per tutta la sua durata ed è in fin dei conti la cosa peggiore, molto peggio dell’umorismo da tre soldi delle tre ragazze, che recitano ovviamente dei ruoli bidimensionali e preconfezionati: Harper è la figa inquadrata che non riesce a lasciarsi andare e a godersi la vita (e sì, questo viaggio LA CAMBIERA’ NEL PROFONDO), Nikki è la versione ritardata di Fleabag e Leah è l’americana sguaiata e caciarona (e culona).

Avete visto il Ghostbusters di Paul Feig? Le battute sono su quel livello, è l’umorismo femminile che va per la maggiore adesso in USA, dalle serie tv comedy al SNL. Io lo trovo insopportabile (esclusa qualche lodevole eccezione, vedi Amy Schumer e poche altre), ma a quanto pare piace un sacco ed Ibiza fondamentalmente non è altro che una grande passerella per le tre comedians protagoniste, che si lanciano in un overacting pesantissimo per mettere in mostra tutta la loro bravura. Va da sè che Gillian Jacobs è di un altro pianeta rispetto alle colleghe e se il film ogni tanto esce dall’oceano di mediocrità nel quale affoga per prendere una boccata d’aria è grazie alla sua interpretazione (i fan di Love dovrebbero conoscerla bene).

Devo essere onesto, a costo di beccarmi insulti: Ibiza non mi ha annoiato e a tratti mi ha divertito. Il film è brutto, sia chiaro, spesso di una bruttezza che imbarazza, ma può contare su un ritmo frenetico da storia on the road che lo fa andar via liscio e tranquillo. Certo, bisogna proprio non aver nulla da fare nella vita per mettersi a guardare una roba del genere (e infatti io me lo sono visto subito), però l’estate si avvicina, siamo senza Governo e il disimpegno è sempre più protagonista della vita di noi giovani.

Ecco quindi che un film come Ibiza con la sua storia improbabile, la sua visione edulcorata e rassicurante della movida (droghe comprese) e le sue battutine da donnette del sabato sera, diventa di colpo quasi accettabile. E la sequenza dell’entrata in scena di Robb Stark aka Leo West su una versione eterea al piano di Animals di Martin Garrix è così spudoratamente tamarra da essere indimenticabile. Non guardate questo film, ma consigliatelo caldamente alle vostre amiche che si descrivono come pazze, fuori dagli schemi e che viVoNo ogNi GIorNo KoME fOSse L’ULtiMo 。◕‿◕。.

VOTO: 4,5


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