READING

I, Olga Hepnarova

I, Olga Hepnarova

L’Outsider di questa settimana è un’opera prima presentata nella sezione Panorama del Festival di Berlino nel 2016. Scritto e diretto da Tomáš Weinreb e Petr Kazda, il film racconta la vera storia di Olga Hepnarova (Michalina Olszanska), l’ultima donna condannata alla pena di morte in Cecoslovacchia.

Il titolo è I, Olga Hepnarova.

olga1

Olga vive a Praga, è una giovane lesbica cresciuta come un’estranea in una famiglia e in una società che non l’hanno mai accettata. Fin da bambina entra ed esce dagli ospedali psichiatrici, costretta a subire ricoveri che accrescono ancora di più il suo disagio, portandola a tentare il suicidio. La ragazza non riesce a trovare una relazione ed un lavoro stabile e si isola sempre di più. Riusciamo a comprendere il suo stato d’animo e i suoi pensieri attraverso le lettere che scrive, appunti che ci svelano il suo crescente odio verso il resto del mondo e la sua totale incapacità di relazionarsi con le altre persone. I rari momenti di gioia provengono da un’amicizia con un uomo più vecchio di lei, l’unico che sembra avere realmente a cuore la ragazza. Ci addentriamo sempre di più nella psiche di Olga e assistiamo al peggioramento della sua solitudine e alienazione, mentre ripercorriamo gli eventi che l’hanno portata alla decisione di compiere un atroce atto finale.

olga2

Il 10 luglio del 1973, all’età di 22 anni, Olga Hepnarova investì con un camion dei passanti alla fermata del bus, uccidendone 8 e ferendone 12. Il suo atto è preannunciato da una lettera, divenuta poi celebre, che inviò ad un quotidiano locale. La lettera terminava così: “Sono una solitaria, una donna distrutta. Una donna distrutta dalla gente. Ho una sola scelta: uccidermi o uccidere gli altri. Ho scelto di ripagare chi mi odia. Sarebbe troppo facile lasciare questo mondo come un’anonima suicida, la società è troppo indifferente. Quindi, la mia sentenza è: Io, Olga Hepnarova, vittima della vostra bestialità, vi condanno a morte”.

Olga venne subito arrestata e non tentò mai di difendersi, chiedendo lei stessa, durante il processo, che fosse sentenziata la pena di morte. Voleva che il suo gesto fosse il più eclatante possibile, che la sua vendetta verso la società, responsabile di tutti i suoi mali, lasciasse il segno. Il 12 marzo 1975 Olga venne giustiziata tramite impiccagione.

I, Olga Hepnarova affronta una storia molto difficile, in un ambiente sociale rigido come la Cecoslovacchia comunista degli anni ’70, e lo fa in una maniera molto distaccata, quasi documentaristica, senza drammatizzare mai gli eventi. Potremmo definire il film, scomodando Marquez, una cronaca di una morte annunciata. È molto forte la componente di denuncia sociale, l’accusa a chi ha lasciato Olga sola con la sua malattia, stritolata in un sistema dapprima incapace di curarla e che l’ha infine condannata a morte.

olga3

Il film è girato in un elegante bianco e nero, perfetto per rendere al meglio le atmosfere di quegli anni, e ha una regia rigorosa, fatta di inquadrature fisse e lunghi primi piani che scrutano l’anima di Olga attraverso i suoi occhi vacui. Il lavoro che Michalina Olszanska (che abbiamo già potuto apprezzare in The Lure) fa su Olga è eccezionale, regalandoci un’interpretazione di rara espressività. Fissando il suo sguardo, non si dubita nemmeno per un secondo che ci troviamo di fronte ad una ragazza capace di uccidere. Michalina regge sulle spalle l’intero film, facendo suo un personaggio davvero controverso. È un’attrice da tenere d’occhio e siamo sicuri che sentiremo spesso parlare di lei in futuro.

I, Olga Hepnarova, 2016,  Petr Kazda e Tomás Weinreb


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.