A Beautiful Day

Esiste una parola che unisce i significati di Bello e Inutile? Se qualcuno la trova è gentilmente pregato di contattarmi in pvt, così potrò usarla per recensire A Beautiful Day. Pochi film come quello di Lynne Ramsay con Joaquin Phoenix spaccatore di crani riescono a deliziare gli occhi e contemporaneamente lasciare il cuore nel freezer. Vincitore di addirittura due premi al Festival di Cannes 2017 (miglior sceneggiatura; miglior attore protagonista), A Beautiful Day è puro formalismo stitico, un trattato di iper-regia fighetta e arty che volteggia, sboroneggia, si contorce, sbuffa, spinge, spinge…ma alla fine non partorisce nulla. Uscito dalla sala ti guardi nelle palle degli occhi con la persona con cui sei andato al cinema e provi ad abbozzare un dibattito: “bé….Lynne Ramsay sa girare molto bene”; “…Eh sì, decisamente”. Poi cala il silenzio, cincischi un po’ con le chiavi nella tasca, cerchi un altro argomento di conversazione, il vuoto si manifesta: “Bé, vado a casa che domani lavoro”, “Ok”, “Ciao”, “Ciao”. Il ricordo del film resiste, forse, nel tragitto fino al parcheggio per poi cancellarsi definitivamente dalla memoria alla velocità dello sparaflash di Man in Black nel momento in cui giri sali in macchina e accendi il motore.

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La trama può essere riassunta nel già utilizzato “Joaquin Phoenix spaccatore di crani”. Alla regista-autrice inglese, d’altronde, non interessa avere una storia, un intreccio. A Lynne Ramsay interessa mettere una telecamera a un millimetro dalla faccia di Joaquin Phoenix, pompare della musica a volume fortissimo, saturare i colori e spruzzargli del sangue addosso. Tutto ciò possibilmente in slow motion. A questa bozza, va aggiunto che il protagonista vive in casa con la madre anziana, lavora come killer di pedofili, uccide con il martello. Un giorno riceve l’incarico di ritrovare la figlia di un potente politico. Pioveranno cadaveri.

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Bello e inutile, dicevamo. E aggiungiamo anche narciso. A Beautiful Day, purtroppo, è bello, inutile e narciso. Peccato. Perché dopo …E ora parliamo di Kevin (2011) le attese per il nuovo film di Lynne Ramsay erano alte. Se nel film sulla strage scolastica l’overdose formale creava un’atmosfera perturbante, con quei colori infantili, caricatissimi e naif che descrivevano paradossalmente una situazione di violenza strisciante, in A Beautiful Day, invece, tutto l’ambaradan tecnico-registico appare vacuo e pretestuoso. Prendendo spunto da Taxi Driver (di cui è praticamente un remake) e da tutto l’immaginario cinematografico possibile che ruota intorno al torbido-pulp-noir metropolitano, il film di Ramsay, tanto per dare l’idea, è un film che riesce a citare Scorsese, Psyco, La Conversazione (la carta insanguinata nel cesso) e Old Boy nei soli primi onirici 5 minuti: mani che affettano, gocce di sangue, primissimi piani di un occhio, di un sacchetto, un countdown in sottofondo….insomma, puro onanismo cinefilo. E il film è tutto così: iper-violenza suggerita e mai mostrata, ellissi, visioni, schizzi di sangue, bollitori che stridono, specchi rotti che riflettono uno strangolamento rovesciato, telecamere a circuito chiuso cucite nel montaggio per rendere la violenza ancora più astratta, impalpabile, evanescente. Tutto ciò, lo ripeto, è anche estremamente piacevole per gli occhi, ma alla fine non riesci a non chiederti: “Ok, ma a quale pro?”.

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A quale pro? Cosa voleva dire, fare, comunicare la regista con il suo film? Le possibilità sono due. O Ramsay voleva girare un UFO postmoderno tutto forma, citazioni e niente trama, della serie “l’arte per l’arte, il cinema per il cinema”, ma in questo caso A Beautiful Day finisce con l’essere sgranocchiato da Drive di Refn (il vero noir alieno del nuovo secolo); oppure, e qui la situazione si fa più pesante, il film vorrebbe essere una specie di riflessione “seria” sul disturbo da stress post-traumatico dei reduci dalla guerra (c’è un flashback buttato lì che lo suggerisce) che si riscoprono buoni e orsacchioni salvando i bambini. Prendiamo per buona la prima ipotesi, che è meglio – come diceva Quattrocchi.

VOTO: 5.5

 


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