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Fucked be the fruit. “The Handmaid’s T...

Fucked be the fruit. “The Handmaid’s Tale” è tornato alla grande

The Handmaid’s Tale è tornato e lo ha fatto con il botto. La serie di Bruce Miller (vera rivelazione del 2017 e vincitrice di meritatissimi premi, sia ai Golden Globe che agli Emmy) è uscita con le prime due puntate della seconda stagione il 26 aprile su Tim Vision.

Ritroviamo June dove l’avevamo lasciata e d’ora in poi si entra in un terreno inesplorato, dato che il romanzo di Margaret Atwood terminava esattamente dove si era chiusa la prima stagione. La sceneggiatura sarà quindi farina del sacco di Miller e soci, riservando parecchie sorprese anche a chi ha letto il libro.

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Ma dove eravamo rimasti? June è incinta di Nick Blaine e scopre che la figlia è ancora viva. In una scena molto potente assistiamo alla ribellione delle ancelle, le quali si rifiutano di lapidare la pluri-peccatrice Janine. Una Zia Lydia incazzata nera preannuncia gravi provvedimenti. Il racconto riprende dunque da qui, mostrandoci le conseguenze di questa coraggiosa alzata di testa delle nostre ancelle, che subiscono una punizione di rara violenza psicologica.

La serie presenta nuovi flashback che ci forniscono ulteriori pillole della vita dei personaggi nei momenti che hanno portato Gilead al potere. I fari sono ovviamente puntati su June, ma Emily (Alexis Bledel) ha più spazio.

Lo sguardo si allarga anche al di fuori della città, mostrandoci finalmente le famigerate colonie (che ricordano pericolosamente i campi di concentramento nazisti) con guardiani chiaramente ispirati ai medici della peste del ‘700. Nelle colonie vengono mandate le unwomen, donne ribelli e peccatrici, reiette della società. Sono luoghi desolati, impregnati da miasmi tossici che segnano profondamente, anche nell’aspetto, le povere malcapitate.

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La regia (qui di Mike Barker) è sempre perfetta. Le ormai tipiche inquadrature dall’alto sono magistrali, così come i primi piani delle protagoniste, talmente intensi che basta guardarle negli occhi per sentire dentro di noi il loro dolore. Notevole anche la fotografia (con interi ambienti di un bianco quasi accecante, con spruzzate di rosso ad interromperne il candore), mentre Elisabeth Moss si riconferma come una delle migliori attrici della sua generazione. E come riesce ad essere badass la nostra Elisabeth, poche al mondo. Anche la prova di Alexis Bledel è veramente degna di nota, dimostrazione che l’attrice di Houston sa essere molto più di Rory Gilmore.

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Questo inizio di stagione è ancora più cupo del precedente. Non è una visone facile, sarete pervasi dal dolore, dall’ansia e si, anche dalla paura. La qualità che ha reso The Handmaid’s Tale uno dei prodotti più interessanti degli ultimi anni è confermata, e non vediamo l’ora di proseguire questo viaggio.

Una domanda forse farà capolino nelle vostre teste: l’uomo potrà mai arrivare a tanto nella realtà? La risposta potrebbe farvi venire i brividi.

Fucked be the fruit.


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