Terrifier

Ci sono cose che non stancano mai. Una di queste sono i pagliacci assassini. Fosse per me farei solo film horror su dei clown matti che ammazzano la gente. Basta commedie, basta blockbuster hollywoodiani, basta la New York mumblecore: solo gente mascherata che va in giro a squartare persone innocenti. Il cinema ne gioverebbe senz’altro. Per fortuna non sono il solo al mondo a pensarla così, perchè dall’altra parte dell’oceano c’è Damien Leone, giovane regista esperto di effetti speciali che ha deciso di dedicare gli ultimi dieci anni della sua vita a realizzare le avventure di Art il Clown.

Chi è Art? Eccolo:

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Dieci anni, abbiamo detto. Art compare la prima volta in The 9th Circle, cortometraggio del 2008, per poi tornare nel 2011 in Terrifier (il corto da cui è tratto il film di cui vi parliamo oggi) e nel 2013 in un primo lungometraggio a episodi, All Hallows’ Eve. Insomma, a Damien Leone il suo personaggio sta decisamente a cuore. E così, dopo una piccola parentesi ipertrash, nel 2017 arriva IL FILM dedicato interamente ad Art the Clown, un film che fa parlare molto di sé ai festival ma che non trova distribuzione, finchè quei benefattori di Dread Central non decidono di puntarci forte e di regalarlo a tutti noi. Risultato: Terrifier è un piacevole incubo pieno di torture, sangue, smembramenti e violenza estrema.

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Raccontare la trama del film non ha alcun senso, perchè di base una trama non esiste. Volendo potremmo riassumere con “ragazze che fanno le splendide la notte di Halloween vengono inseguite e brutalizzate da un killer vestito da pagliaccio“. A Terrifier di raccontarci una storia non interessa, vuole solo farci vedere Art il Clown che ammazza e sgozza e spaventa a morte le persone. E ci riesce non bene ma benissimo.

Il film si presenta con un vestito da Grindhouse anni ’80: fotografia satura e patinata, attricette da b-movie che dicono battute idiote e un cattivo stilizzato e bidimensionale del quale non si sa niente se non che è truccato e vestito da clown e che ammazza le persone. Ed è proprio questa mancanza di pretese a rendere Terrifier un film vincente. Perchè perdere tempo a spiegare il background dei personaggi quando puoi impiegare quei minuti mostrando una donna legata a testa in giù che viene segata a metà?

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All’interno di un panorama horror che si concentra sempre di più sulla psicologia e sul tocco autoriale, Damien Leone va esattamente dalla parte opposta, puntando sul sangue e sulla violenza gratuita, elementi che vengono sempre più lasciati in disparte dai registi horror ma che mai come adesso risultano freschi e d’impatto, soprattutto se inseriti in un contesto accattivante. Il clown pazzo che gioca al gatto col topo con delle malcapitate (tra l’altro non c’è nessuna final girl, altro cliché ribaltato a coltellate) vale già da solo il prezzo del biglietto. Se aggiungiamo il fatto che le scene splatter sono fatte da dio (e qui la mano dell’autore si fa sentire eccome), ecco che ci troviamo di fronte ad uno degli horror (o b-horror, fate voi) più riusciti degli ultimi mesi.

Quasi un’ora emmezza di un pagliaccio che tortura le sue vittime nei modi più crudeli, facendo faccette buffe e mostrando qua e là segni piuttosto evidenti di squilibri mentali che vanno oltre la furia omicida. Terrifier è tutto questo. Dimenticate Pennywise e il clown dark di Jon Watts, qui l’ignoranza regna sovrana e Art è il pazzo truccato che stavamo aspettando.

VOTO: 7


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