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Santa Clarita Diet – Stagione 2

Santa Clarita Diet – Stagione 2

Da qualche giorno Netflix ha rilasciato la seconda stagione di Santa Clarita Diet e tornare nella cittadina californiana (che a tasso di mortalità ormai se la gioca con Derry) è stato uno spasso.
Dopo una prima stagione andata in archivio con un buon consenso di critica e pubblico (stagione che aveva portato sullo schermo le creature soprannaturali più in voga del momento aka zombi con la variante del dolce faccino di Drew Barrymore al posto di cadaveri putrefatti ciondolanti) il rischio di svaccare nella seconda era altissimo. Victor Fresco è invece riuscito a fare di meglio, superando la Season 1.

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Riprendiamo il racconto da dove eravamo rimasti: gli Hammond si barcamenano tra la ricerca di una cura definitiva per la non morta Sheila – che riesce a non perdere i pezzi solo grazie al siero creato dal fedele vicino Eric – e il tentativo di tenere a bada il temperamento sempre più irruento della zombie più figa della storia, facendola nutrire senza finire tutti in prigione per omicidio plurimo.

Ai personaggi che ormai conosciamo si aggiungono nuovi arrivi e un graditissimo ritorno che vi farà perdere letteralmente la testa. Al centro di tutto rimangono comunque gli Hammond, il loro tentativo di condurre una vita normale nonostante tutto è tanto ammirevole quanto impossibile ed è Joel (Timothy Olyphant) che ne soffre più di tutti. Joel, il cui unico sogno è costruire una libreria, simbolo di una quotidianità che non potrà mai più avere. Un progetto però che non vedrà mai la luce perché le storiacce legate alla moglie finiscono con il prendere sempre il sopravvento. Viene sviluppato in un modo molto intelligente anche il rapporto di amicizia tra Abby e Eric, che costituiscono una delle poche coppie di adolescenti del piccolo schermo che non prenderesti a sberle. Entrambi sono costretti a maturare prima del tempo ma rimangono comunque dei simpatici adolescenti con il loro carico di scelte avventate.

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Amo questa famiglia: non è adorabile che rimangano così uniti nonostante la dolce mammina sogni di fare addobbi con le budella delle sue vittime e nel giro di un nano secondo riduca la cucina peggio di una macelleria turca?

La storia prosegue in un modo interessante e con colpi di scena ben dosati, una scrittura frizzante e le sempre ottime interpretazioni degli attori. Le scene gore molto teatrali che irrompono a spezzare i momenti di vita quotidiana sono ironiche e divertenti, con il sangue sempre pronto a scorrere a fiumi. Siamo continuamente al confine tra horror e commedia grottesca: nel menù troviamo della bile serba, delle aragoste e dei nazisti, perfette vittime sacrificali (non esiste d’altronde al mondo qualcosa di più odioso dei nazisti, soprattutto quelli dell’Illinois).
Ah, scopriamo poi finalmente l’origine del contagio!

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Il finale è letteralmente col botto e ti ritrovi a pensare “no dai, non possono averlo fatto, è troppo” e invece l’hanno fatto. Sbragano completamente e va bene così perché hey, siamo a Santa Clarita.

Per concludere, non siamo davanti ad un prodotto che sconvolgerà il panorama della serialità televisiva ma è sicuramente un ottimo guilty pleasure, e non vediamo l’ora di tuffarci nella terza stagione per sporcarci di nuovo di sangue assieme a Sheila.

VOTO: 7


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