Flint Town

E’ un periodo in cui ogni volta che apro Netflix mi compaiono centocinquanta serie e film nuovi con scritto sopra a lettere cubitali GUARDAMI, SONO UNA NOVITA’ SUCCOSA, RUBERO’ ORE PREZIOSE DELLA TUA INUTILE VITA, NON PUOI SCAPPARMI! e mi sento un po’ intimorito. Come reazione a questo attacco frontale vado alla ricerca di cose nascoste nei meandri della piattaforma streaming e spesso trovo delle sorprese. La serie di cui parliamo oggi è una di queste.

Flint Town è uscita il 2 marzo tra l’indifferenza generale, senza il benchè minimo straccio di pubblicità. Produzione originale Netflix, è una docu-serie che racconta un anno di vita della città di Flint, Michigan, attraverso gli occhi dei suoi poliziotti (ma non solo). Messa giù così potrebbe sembrare la classica operazione pula-friendly a stelle e strisce ma, fidatevi, non è così. Flint Town è un interessante finestra sulla società americana contemporanea, utile per farci un’idea più precisa di certe dinamiche sociali che hanno portato all’elezione di Trump e, soprattutto, l’ennesima conferma che in America sono tutti matti.

flint2

Perchè Flint? I motivi sono tanti, ma partiamo da quello che fa più clamore: Flint è la città più povera d’America. Nata come sede della General Motors e cresciuta come cittadina industriale, ha abbandonato presto il sogno di diventare una piccola Detroit quando l’industria delle auto ha chiuso baracca e si è trasferita altrove. Rimasta senza un punto di riferimento economico, Flint è crollata sotto i colpi della disoccupazione e della criminalità, entrando nella top 10 delle città più pericolose di tutti gli Stati Uniti. Di sicuro Flint è tra le città più sfigate del mondo. Il culmine della sfiga è stato toccato nel 2014, quando la geniale amministrazione, per risparmiare sull’acqua, ha spostato la sorgente dell’acqua pubblica da un lago al fiume che dà il nome alla cittadina. Risultato: le nuove condutture idriche sono marcite subito rilasciando nell’acqua un alto contenuto di piombo. Insomma, l’acqua di Flint è avvelenata. Allegria.

In questa situazione idilliaca si muove lo scalcinato Dipartimento di Polizia di Flint, di cui conosciamo puntata dopo puntata alcuni protagonisti: c’è il novellino timido che cerca riscatto in divisa, c’è la bella bionda dal cuore d’oro che vuole fare carriera, c’è il poliziotto nero che ci crede davvero e vuole “fare la differenza” per la città e c’è il bianco nazi repubblicano. E poi c’è lui, il nuovo capo della Polizia, un falco afroamericano sessantenne dal pugno duro che usa metodi poco ortodossi per risolvere il problema del crimine (la prima cosa che fa appena entrato in carica è formare una squadra speciale per la “prevenzione del crimine”. Cos’è la prevenzione? Agenti in antisommossa che vanno nei quartieri più malfamati e aggrediscono letteralmente la gente perquisendola e arrestandola per le minime cazzate).

flinttttonw

L’approccio della serie alle vicende che riguardano Flint è molto intelligente ed equilibrato. Se i poliziotti hanno ovviamente più spazio e sono di fatto i protagonisti (entriamo nelle loro case, conosciamo le loro vicende private, empatizziamo spesso con loro), non sono mai eretti a modello unico di giustizia e verità. Uno degli aspetti più brillanti della serie, fondamentale per capire il distacco che esiste tra la popolazione e la Polizia è proprio questo: possiamo assistere a due ore di racconti dei cops e iniziare a guardare il mondo con i loro occhi, ma bastano tre minuti di interviste a gente comune per ribaltare tutto, per far cadere il castello di belle parole dei poliziotti. In ogni caso è un cane che si morde la coda: la gente si lamenta dell’inefficienza della Polizia e non si fida di lei, la Polizia ha paura della reazione della popolazione nei suoi confronti, adottando così un atteggiamento sempre più guardingo, nervoso e isterico.

C’è da notare che la popolazione di Flint è a maggioranza afroamericana e così anche la Polizia. Il discorso razziale viene affrontato in misura ridotta proprio per questo: qui non è questione di bianchi contro neri, è questione di due mondi che per propria natura non potranno mai incontrarsi (anche se, ovviamente, gli agenti neri hanno una visione delle cose molto più attaccata al reale rispetto a quella dei bianchi). E non basta il fatto che i poliziotti di Flint siano i meno pagati d’America e facciano di fatto una vita di merda (vi assicuro che alla fine della serie una delle poche certezze che avrete è che fare il poliziotto è una merda, almeno in quel luogo), non potranno mai capire chi sta dall’altra parte. Questo è uno dei pochi aspetti che il capo della Polizia capisce bene, decidendo di affrontarlo ovviamente nella peggiore maniera possibile: affiancando agli agenti in servizio dei cittadini comuni (volontari) e buttandoli in strada con tanto di pistola. Una follia, così come follia è il modo con il quale il Dipartimento cercherà di fare qualche dollaro in più: vendere le armi sequestrate (!!!!). Cioè, la Polizia sequestra centinaia di fucili e armi illegali togliendole ai criminali e pensa bene di rimetterle in strada vendendole al miglior offerente. Geni!

fuck

La serie è comunque un mix perfettamente riuscito tra reality e documentario narrativo, le storie personali degli agenti si intrecciano in maniera indissolubile con i cambiamenti politici e sociali che avvengono a Flint e nel resto della Nazione. Ciò che colpisce è il forte senso di stanchezza, quasi rassegnazione, che unisce cittadini, amministrazione e forze dell’ordine. Da questo punto di vista non possiamo dire che questa sia una visione che dà speranza.

Riflessioni politiche e sociali a parte, Flint Town è comunque una serie piena di azione e di sequenze adrenaliniche. Spesso e volentieri ci dimentichiamo di avere davanti a noi spezzoni di vita reale tanto è spettacolare il montaggio e perfetta la fotografia (di tanto in tanto sullo schermo vediamo dei quadri davvero incredibili, da cinema). Se aggiungiamo il fatto che gli americani (poliziotti poi…) sembrano sempre recitare una parte, il gioco è fatto. Ci sono gli arresti, gli inseguimenti, gli addestramenti in stile militare, le perquisizioni e scene di vita quotidiana all’interno del Dipartimento di Polizia. Sullo sfondo, gli avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi due anni di storia americana: dalla sparatoria di Dallas alle proteste legate a Black Lives Matter fino all’elezione di Trump.

flint-town-netflix-original-series

In questo caso a Netflix non si può davvero dire nulla perchè ha confezionato uno show di spessore su un tema non facile da trattare senza cadere nella retorica spicciola. Se non ci fosse il rischio di essere sparati per strada verrebbe quasi voglia di farci un salto a Flint e girare per quelle vie che fanno molto 8 Mile misto a GTA. Cazzate a parte, guardate Flint Town, vi servirà.

VOTO: 7


  1. Cristina

    28 marzo

    La inserisco subito nella mia lista, mi era completamente sfuggita.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.