The Outsider

Fermatevi un attimo a pensare a quale potrebbe essere il film meno attraente per voi in assoluto. Quello che scartereste di colpo, senza dargli nemmeno una possibilità. Pensate alla storia meno interessante, all’attore più insopportabile, al concept più inutile. Non so: commedia romantica brasiliana con risvolti mistery? Il fantastico percorso di formazione di un giovane ragazzo birmano avviato alla vita monastica che stringe una forte amicizia con un cucciolo di pangolino? Un biopic su uno storico terzino destro dello Sparta Praga? Beh, io personalmente un film con un cucciolo di pangolino e soprattutto con un terzino spaccarotule cecoslovacco me lo guarderei di brutto. Sapete invece cosa non mi sarei mai immaginato di poter guardare? Un film con Jared Leto nel Giappone degli anni ’50 che combatte con la Yakuza.

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Netflix ci è ricadut* (è uomo o donna Netflix? boh). The Outsider è l’ennesima produzione originale del 2018 (ne contiamo altre 3/4 al momento, da The Open House a Mute) che possiamo etichettare come “film di merda”. Quello di Martin Zandvliet, regista candidato all’Oscar per Land of Mine (il film coi bimbetti che saltavano in aria sulla spiaggia), oltre ad essere un lavoro che parte da un’idea sbagliata e suicida è un film arrogante e inutilmente violento.

L’arroganza di The Outsider nasce nel momento in cui Zandvliet si mette in testa di prendere tre modelli di cinema da niente come quelli di Refn, Kitano e Miike e di usarli a piacimento per raccontare una storia banale (ascesa del fuorilegge in terra straniera, tormentato da passato e amore). Nulla di male a fare un film derivativo e citazionista, ci mancherebbe, è che queste cose bisogna saperle fare. L’autore danese rimane invece schiacciato dal peso delle sue stesse ambizioni, finendo per non riuscire a dare un minimo di incisività a ciò che mette sullo schermo.

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La storia è quella di Nick, soldato americano rinchiuso in un carcere giapponese, che nel dopoguerra salva in galera la vita ad un membro della yakuza. Il giappo è uomo d’onore e quando esce si organizza per tirare fuori anche l’amico americano, che viene lentamente inserito nel giro della malavita (diventa uno scagnozzo pista e mena). Nell’arco di poco tempo Nick si troverà al centro di una guerra tra potenti famiglie mafiose e dovrà anche cercare di proteggere il suo nuovo amore (la sorella del giappo che ha salvato in carcere).

Una storia così lineare e classica poteva essere raccontata in molti modi, ma Zandvliet sceglie una via suicida, prendendo come riferimento costante Only God Forgives del connazionale Refn e modellando il personaggio di Jared Leto (inespressivo e vuoto) su quello di Ryan Gosling. Il risultato è un protagonista silenzioso che gira per Osaka spaccando facce e assistendo a squartamenti vari con indifferenza, un personaggio che semplicemente non funziona, perchè se nel film di Refn Julian è solo contro tutti immerso in un altro mondo (un vero Outsider maledetto e quasi poetico nella sua ferocia), qui Nick è solo un muso bianco (la polemica relativa al whitewashing non ci interessa, poco sarebbe cambiato) a servizio di una famiglia mafiosa.

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Se si parte con un protagonista così mediocre, non si può pretendere che il resto del film sia di alto livello. La cosa peggiore è che The Outsider sbaglia anche dove è impossibile sbagliare, ovvero nella violenza. Crani sfondati, gole tagliate, sangue che schizza di qua e di là: se queste cose sono il sale dei gangster movies giapponesi, qui sono semplici accessori dei quali si sarebbe potuto fare a meno, perchè in un film come questo, approcciato con piglio fighetto da Zandvliet, l’ultraviolenza risulta stucchevole e fuori posto. Potremmo poi parlare di una delle storie d’amore più deboli viste negli ultimi anni o dello spreco di situazioni potenzialmente esplosive (il faccia a faccia alla fabbrica abbandonata, con le due gang schierate in stile Crows Zero; ma anche il finale, freddo, senza epicità). Resta una discreta immagine di un Giappone sconfitto dalla guerra ma vivo nell’orgoglio e qualche bel paesaggio qua e là. Ma per questo ci sono le cartoline (o Google Earth).

The Outsider è un film nato morto, un tentativo a vuoto di Netflix di fare cinema di genere di qualità, partendo però da premesse totalmente sbagliate. Se siete delle fan del cantante dei 30 Seconds To Mars però qui potrete trovare il vostro amato a petto nudo pieno di bei tatuaggioni giapponesi tipo draghi, carpe e robe così. Ma se volete vedere un bel film dirigetevi su altri lidi (vedi alla voce Alex Garland).

VOTO: 5


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