Verónica

C’era un po’ di attesa per Verónica, il nuovo horror di Paco Plaza. Il regista spagnolo è infatti l’artefice, insieme a Jaume Balaguero, di REC 1,2 e 3. Insomma, un nome grosso dell’horror made in Spain, “genere” che negli ultimi 10 anni ha fatto vedere ottime cose. Passato al Sundance 2018 con qualche recensione positiva, Verónica è sbarcato da poco su Netflix e un giornalista probabilmente oligofrenico o cieco lo ha definito “l’horror più spaventoso di tutti i tempi”. Questo è bastato per creare un po’ di buzz preventivo intorno al film, che ha goduto di una stampa decisamente favorevole, soprattutto se paragonato ad un altro titolo soprannaturale netflixiano recente, The Ritual.

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Di che parla Verónica? Verónica parla di sedute spiritiche e tavolette Ouija. Siamo nel 1991, Madrid. Veronica (Escacena) è una 15enne che ha appena perso il padre. Insieme alla madre barista deve mandare avanti la casa e si prende cura di fratelli e sorelle minori facendo la baby sitter. Durante un’eclissi di sole, Vero decide di fare una seduta spiritica con due amiche, nella speranza di comunicare con il padre defunto. Pessima idea. Dalla tavoletta Ouija uscirà chiaramente qualcos’altro, uno spirito che inizierà a tormentare la ragazza e i suoi fratellini.

Che esplosione di fantasia eh? Una trama così spiazzante e originale non si sentiva da anni…Alt! In difesa di Verónica dobbiamo dire che il soggetto banalissimo ha un’origine “vera”, nel senso che sì, quello che viene raccontato sarebbe successo realmente a Madrid nel 1991. La sceneggiatura prende spunto dal rapporto del vero ispettore di polizia che entrò nella casa di Veronica quella sera e che vide cose abbastanza creepy..

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Ora, può darsi che il rapporto che lo sbirro spagnolo scrisse fosse davvero sconvolgente, ma il film che ne è stato tratto non lo è. Paco Plaza dimostra di avere un certo talento nel muoversi in luoghi chiusi, sfoggiando un’innegabile capacità di utilizzare gli spazi in modo intelligente e, soprattutto, nel tirare fuori un film decente di quasi due ore da un soggetto che definire mediocre è un eufemismo. Verónica riesce a non svaccare, rimane in piedi – anche grazie ad ambizioni minuscole – e centra un paio di sequenze quasi bleah che ci stanno: parlo della polpetta e dei bambini “cannibali”. Ecco, però, a parte questo, con tutto il rispetto per la sensibilità del giornalista di cui sopra, Veronica non fa paura neanche un po’. La cosa che ho trovato più incomprensibile è la scelta di pompare della musica sinfonica da sci-fi anni ’50 – tipo Guerra dei mondi – nelle scene di massima tensione, creando un effetto vintage decisamente fuori fuoco (per non parlare del “mostro” à la Shape of Water). Pollice verso anche per il subplot abbandonato su un binario morto di Suor Morte (o come si chiama) e per la sprecata ambientazione nineties spagnola.

Insomma, come micro-horror da guardare cucinando, ci può anche stare. Come rivale latino della saga americana sulle tavolette maledette (Ouija, Ouija – l’origine del male), meno. Un guardabile horror ouija e getta.

VOTO: 6 – – –


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