Il Rituale

Boschi di merda. Esiste un luogo più suggestivo, sublime e spaventoso di un’enorme e sperduta distesa di alberi? No. E non venite a dirmi che il mare aperto o il deserto hanno lo stesso inquietante fascino perchè non è vero. Una prova è il fatto che ogni anno escono mediamente 75mila film horror ambientati in case isolate in montagna o che raccontano le disavventure boschive di escursionisti particolarmente sfortunati. La Casa è stato un film che mi ha segnato, così come mi ha segnato The Blair Witch Project, motivo per il quale continuerò a preferire sempre un comodo chalet con sauna e minibar ad una tenda canadese piantata in mezzo al nulla. Ad infilare il coltello nella piaga delle mie paure il 9 febbraio è uscito su Netflix The Ritual, il nuovo film di David Bruckner (Southbound, V/H/S). A differenza degli horror usciti sulla piattaforma streaming negli ultimi tempi, qui siamo di fronte ad una discreta bombetta.

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Inizia tutto con cinque amici inglesi che si sbronzano al pub cercando di decidere la meta della loro prossima vacanza. Usciti dal locale, due di loro entrano in un negozio per comprare una boccia di vodka ma si trovano nel bel mezzo di una rapina. Uno dei ragazzi viene ucciso dal rapinatore.

Sei mesi dopo ritroviamo il gruppo di amici in Svezia, sui colli sperduti del Parco Sarek (gugolatelo e fatevi un’idea). Questo l’itinerario che i ragazzi hanno scelto per il loro viaggio dopo la tragedia, un modo per tenere vivo il ricordo dell’amico scomparso e per cementare la loro amicizia. L’escursione zaino in spalla di Luke, Phil, Dom e Hutch procede alla grande, finchè Dom non inciampa come un idiota e si fa male ad una gamba. Per rientrare più velocemente alla base i ragazzi decidono di tagliare per il bosco, evitando all’amico ferito ore di camminate sui colli. Ma entrare nel bosco sarà un pessimo errore.

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The Ritual è un film che non inventa nulla di nuovo, ma prende ciò che un certo tipo di immaginario horror ha messo a disposizione nel corso degli anni e lo usa al meglio per i suoi scopi. Se anziché in Svezia ci fossimo trovati in Maryland, avremmo quasi potuto parlare di un sequel di The Blair Witch Project. Per buona parte il film di Bruckner ricalca ciò che è già stato fatto nel film di Sanchez e Myrick del 2000 (i pupazzetti fatti coi rami, i simboli incisi sugli alberi, i rumori nella notte), ma a differenza di altri (tipo l’inutile film di Adam Wingard) riesce a creare un racconto avvincente e spaventoso che fa passare in secondo piano il punto di partenza poco originale. E quando il refrain del bosco maledetto inizia un po’ ad annoiare, Bruckner sterza con decisione allontanandosi da quel sentiero e aprendo uno scenario del tutto nuovo. E se ne vedono delle belle, in un mix di horror e fantasy vikingo, tra Shyamalan e The Wicker Man.

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Ciò che sorprende in positivo di The Ritual è il modo in cui riesce ad infilare all’interno della storia gli elementi più diversi senza mai incappare in scivoloni, cosa piuttosto facile quando decidi di percorrere strade già tracciate con fortuna da altri in passato. Certo, c’è il costante riferimento alla morte dell’amico ad inizio film che tormenta i ragazzi (in particolare Luke, che si sente in colpa per non aver impedito l’omicidio) e che cerca di trasformare il tutto in metafora, però il resto è puro terrore e azione, con il bosco che diventa protagonista assoluto, luogo fuori dal tempo dominato da una forza superiore, dal quale è impossibile fuggire.

The Ritual non è un film che vi cambierà la vita, ma è un film che sbaglia poche mosse e che riesce a regalarci molti brividi e, cosa sempre più rara negli horror contemporanei, qualche bella sorpresa. E’ anche la conferma di David Bruckner, che dopo due storie brevi molto fighe (l’episodio dell’incidente di Southbound e quello della sirena stronza maledetta di V/H/S, dal quale è stato tratto poi SiREN) riesce a convincere con un lungo, dando probabilmente una svolta alla sua carriera. Guardate The Ritual perchè è una figata e perchè con semplicità è riuscito dove negli ultimi anni in molti, troppi, hanno fallito. A volte non serve avere idee brillanti, basta saperle mettere bene in pratica.

VOTO: 6,5


  1. Wal

    20 febbraio

    Ci avevo quasi creduto, eravamo oltre i 3/4, ma il finale…
    Peccato. Comunque sono d’accordo con 6.5.

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