Woodshock

L’Outsider di questa settimana arriva dritto dal mondo della moda: il film che vi andiamo a presentare è infatti scritto e diretto da Kate e Laura Mulleavy, sorelle stiliste fondatrici del noto brand Rodarte. Woodshock è un film che ha attirato la nostra attenzione a scatola chiusa per tre motivi principali: Kirsten Dunst è l’attrice protagonista (nonché produttrice esecutiva), la distribuzione è A24 e la locandina è una figata pazzesca.
Kirsten è una delle nostre attrici preferite, talentuosa, bellissima e capace di buttarsi anche in produzioni indipendenti e controverse come questa. La A24 negli ultimi tempi ci ha regalato cose come Good Time, Swiss Army Man, The Witch, American Honey, Moonlight e chi più ne ha più ne metta. Non diciamo che è garanzia di cose fighe, ma poco ci manca.

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Woodshock è uno psyco-drama che ci racconta la storia di Theresa, giovane donna sposata con Nick, marito modello tutto casa e lavoro. Vivono nell’abitazione appartenuta alla madre di Lei, che sorge all’interno di un grande bosco di sequoie, in un non precisato paesino rurale degli Stati Uniti. Theresa ha uno smart shop insieme al suo socio e amico Keith, negozio che offre ai loro clienti “servizi aggiuntivi” alla sola vendita di cannabis. Dopo la morte della madre, lutto reso ancora più insopportabile da circostanze che ci vengono svelate durante il corso del film, Theresa comincia ad assumere una potente sostanza psicotropa (che crea lei stessa mischiando una specie di veleno all’erba), cadendo in un vortice ipnotico senza fine.

Cominciamo quindi a seguire la protagonista nelle sue uscite notturne, mentre vaga nei boschi dove è cresciuta e con i quali ha un legame quasi ancestrale, tanto profondo da riuscire a dormire solo sulla nuda terra, in un ritmo sonno-veglia completamente sballato. Le visioni oniriche di Theresa, che comprendono suggestive levitazioni tra le sequoie, vengono alternate a scene di vita reale, confondendosi fino a a far svanire il confine tra fantasia e realtà. Theresa viene trascinata in una spirale di follia crescente, che avrà il suo doloroso epilogo in un finale inaspettato, che ci colpisce come uno schiaffo e ci risveglia dal sogno.

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Woodshock è un film dal forte impatto visivo, con una messa in scena curatissima da due registe che fanno sentire tutto il peso della loro provenienza dalla moda, giocando con tinte color pastello alternate a scene psichedeliche molto 60’s. La Dunst poi ci regala un’interpretazione che a tratti ricorda quella di Melancholia, concedendosi totalmente al pubblico, sia emotivamente che fisicamente, con un personaggio che, vagando tra le stanze di casa e i maestosi alberi di sequoia, si ritrova sempre più sola e sempre più in balia di un mondo alternativo che lei stessa si è creata.

Non è un’opera perfetta quella delle Mulleavy Sisters: la parte centrale è un po’ troppo lenta e a volte si ha l’impressione che l’aspetto visivo prevalga sulla storia che le autrici hanno voluto raccontare. E’ comunque un film curioso e coraggioso, che parla di lutto, di solitudine, del farsi vincere dai propri demoni fino all’autodistruzione, usando un linguaggio poco convenzionale. Ottima la colonna sonora di Peter Raeborn (uno di che di certe cose se ne intendo essendo il curatore delle OST dei film di Jonathan Glazer), che incanta fino a diventare una compagna in questo viaggio visionario. Probabilmente Woodshock non è un film per tutti, è un film che chiede di lasciarsi completamente andare alle suggestioni visive e sonore, per accompagnare Theresa nel baratro senza porsi troppe domande. In ogni caso, siamo convinti che non vi lascerà indifferenti.

Woodshock, 2017, Laura Mulleavy e Kate Mulleavy


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